opinioni

Per non fare la fine del vaso di coccio e farsi ricordare come un’Amministrazione "senza sostanza"

mercoledì 23 maggio 2012
di Carlo Perali

Ormai tutti hanno capito che la politica delle razionalizzazioni ci porterà sempre più verso un duro e deprimente isolamento e che, alla fine della storia, queste soluzioni potrebbero esserci fatali. 

Ha ragione Germani quando sostiene che il centro studi va difeso perché rappresenta la sola realtà capace di guardare avanti e di guidarci verso il futuro, sebbene questa struttura sia nata per tutt'altri scopi e non abbia niente a che vedere con una città universitaria; tuttavia l'argomento merita attenzione e va esaminato con grande lucidità politica.

Ma cosa pensa invece l'attuale maggioranza se la scelta è quella di confinare il centro studi nell'ex museo della ceramica e destinare il più centrale e prestigioso palazzo dei signori sette ad attività private e centri di animazione culturali ma di nessuna utilità per un centro storico che muore?

Si vede che l'Amministrazione non sa come utilizzare i suoi immobili migliori e ancora non ha capito che la città è mantenuta in vita artificialmente da una flebo. Infatti il rischio vero è quello di perdere, uno dopo l'altro, tutti i pezzi importanti della città e ritrovarsi con una città fantasma o peggio di entrare in una fase irreversibile in cui gli effetti negativi si sommano e si rafforzano tra loro. Ne consegue che o si accetta la strada del declino o si punta alla ripresa, ma se la scelta dovesse andare nella giusta direzione ,il rilancio del centro studi dovrebbe essere la scelta politica obbligata per poi trasformarsi in un centro di ricerca e dare inizio ad uno studio approfondito sui modelli locali di sviluppo. Il territorio diventa così il tema centrale del rilancio e non solo come recupero delle nostre radici storiche ma anche come elemento di raccordo e opportunità di crescita basato sulla valorizzazione delle sue innumerevoli risorse e una fitta rete di piccole città. 
È questo il nuovo modello di sviluppo; questa la riflessione che si deve elaborare.

Ma quale è invece la politica dell'Amministrazione Concina? Ancora insiste con la farsa del rinnovamento o si è assoggettata alle regole del gioco? Ciò che emerge è la mancanza totale di idee, di programmi e di coraggio , proprio gli ingredienti del rinnovamento; ma allora dov'è finito quello spirito riformista tanto sentito? Dov'è l'ascolto? Dove quel sentimento di antipolitica che si concretizzava nella lotta ai privilegi e all'arroganza? Dove quel senso di orgogliosa appartenenza?

Tre anni di governo hanno cambiato molte cose, inclusa la nuova classe dirigente che oggi sembra più incline alla conservazione del potere piuttosto che alla sua modernizzazione, anche perché per cambiare Orvieto servono le idee degli Orvietani e questa rivoluzione, che di fatto non c'è mai stata, sebbene sia riuscita a scardinare sessant'anni di potere e di storia comunista ora, per uno strano scherzo del destino, è guidata da chi non ha mai vissuto quella storia, non ha radici di appartenenza, non ha contribuito alla riuscita dell'operazione o militava dall'altra parte della barricata, e i risultati sono visibili.

Caro Sindaco, io non so chi ti ha dettato le linee di programma ma un campo da golf non può essere il futuro. Inoltre non mi sembra che il trasloco del centro studi nel più piccolo e insufficiente palazzo Simoncelli rappresenti una scelta politica adeguata, come un centro studi improntato alla sola formazione non potrà garantire ampie prospettive di futuro.

A noi, invece, serve un progetto unitario di città e di territorio in cui le risorse della terra e le bellezze artistiche, e quindi una nuova strategia politica con una rivitalizzazione del commercio e del turismo, siano parte integrante di un medesimo programma.
A noi serve uno strumento che ci faccia uscire dal nostro isolamento e non un progetto qualunque di città estraneo a processi di sviluppo e di rinnovamento che non guarda ai bisogni della gente, alle esigenze delle imprese e del mercato e che non tiene conto dell'emergenza del lavoro.
Inoltre questo progetto deve avere la capacità di ridare la speranza e trasformare questo disagio in una grande opportunità di crescita per ripensare insieme la città, le prospettive future, la nostra identità e il rilancio di questo suggestivo territorio.

Ed è seguendo questa logica che il centro studi sarà costretto a rivedere il proprio ruolo e la propria impostazione, mettendo insieme tradizione e innovazione, conciliando lo sviluppo con la tutela dell'ambiente , creando una collaborazione con le aziende, dando vita a strategie di marketing e progetti di valorizzazione culturali, passando insomma dalla formazione all'occupazione e facendo di questo centro uno strumento di sviluppo. Per cui necessita un organismo in grado di monitorare un territorio e creare conoscenze molto specifiche, con un piano di ricerca e una raccolta dati, con una strategia di valorizzazione delle risorse e dell'ambiente e una particolare attenzione ai modelli locali di sviluppo, mettendo così anche le aziende in condizioni di incrementare le proprie economie e nuovi posti di lavoro.

Infatti, con l'approvazione del Distretto Culturale della Tuscia, ci saremmo aspettati che questo centro ce l'avrebbe fatta a decollare per diventare uno strumento di guida e intraprendenza, capace di apportare soluzioni e creare i presupposti di una nuova politica economica tenendo sempre ben presente che l'economia del territorio si riflette e si rafforza nell'economia del posto e quindi incrementando settori come il turismo, il commercio, l'agricoltura e l'artigianato.

La formazione quindi non potrà essere troppo generica (come ad esempio i corsi per librai) ma al contrario dovrà essere specifica e comunque orientata alla vocazione della Tuscia: così si potrebbero organizzare Corsi di alimentazione, di agricoltura, di veterinaria, tutela dell'ambiente, gestione dei rifiuti e del territorio, beni culturali, salute, energia, oltre a percorsi formativi per la comunicazione e promozione del turismo, ma la parte innovativa sarà sicuramente l'apertura alla ricerca con una analisi delle medie e piccole imprese e servizi finalizzate allo sviluppo delle imprese e delle economie locali.

Così anche la sede andrebbe collocata in una zona centrale della città (palazzo dei sette con il supporto dell'ex museo della ceramica) riunendo così in due strutture molto vicine più funzioni, e rafforzando quell'integrazione tra servizi e sistema distributivo essenziale per ridare più vigore alla città e rispondendo a quelle esigenze di ammodernamento del commercio. 
Teniamo ben presente che il commercio non è un ambito economico qualsiasi ma caratterizza la vita sociale e l'organizzazione economica della città specialmente in un contesto storico importante come il nostro.
Solo riequilibrando certi rapporti sarà possibile eliminare certi scompensi. 
E il piano di rilancio della città va fatto con un intreccio di piani e di progetti che andranno da un rinnovato piano del traffico, alla mobilità delle strutture direzionali, all'insediamento di nuove punte d'eccellenza, all'introduzione di una politica territoriale cercando di rimettere in funzione le varie strutture abbandonate o sottoutilizzate.

Per cui un centro studi impegnato nella ricerca e nell'innovazione con strategie di sviluppo finalizzate al territorio e un palazzo dei sette rivolto all'accoglienza del turista, alla promozione e valorizzazione delle innumerevoli risorse inclusa la modernizzazione del commercio, costituirà un ottimo volano per il rilancio del centro storico. 
Solo investendo nella ricerca si potrà guadagnare in competizione e solo promuovendo un vasto territorio potremo incrementare il settore del turismo, solo fissando la formazione al territorio potremo incrementare nuove occasioni di lavoro ma solo mettendo tutte queste funzioni in un unico palazzo e facendo di questo un modello di sviluppo da esportare nel resto della Tuscia potremo guadagnare in considerazione e rilanciare, insieme al turismo, l'ambiente, la cultura, il commercio, l'artigianato, il lavoro, il centro storico e recuperare una politica senza idee ridotta ormai allo sbando.

Per cui non capisco cosa vuol dire il Sindaco quando afferma che il centro studi deve camminare con le proprie gambe, se il riferimento è l'aspetto finanziario, anche l'Amministrazione deve capire che la politica non può limitarsi solo al bilancio: solo il rigore, come sta dimostrando anche l'attuale governo tecnico, non può bastare; bisogna capire che esistono anche altre necessità, come il rilancio dell'economia e del lavoro, le prospettive di un futuro, il rilancio della città e del commercio tenendo sempre ben presente che cento euro spesi in ricerca e formazione portano alla comunità duemila euro e probabilmente anche nuove occasioni di lavoro!

Finora non abbiamo ricevuto grandi soddisfazioni in tema di rinnovamento e non vedo neanche una grossa disponibilità a cambiare certe posizioni, perciò questa proposta di cambiare passo alla politica con un progetto di trasformazione della città e del territorio, oltre a rappresentare una prospettiva di sviluppo è anche un modo per dimostrare la disponibilità al confronto. 

Se però la ricetta non dovesse essere presa nemmeno in considerazione seguitando con una politica senza pretese coerente solo con il conservatorismo della politica di prima, sarà inevitabile che Ranchino stacchi la spina all'Amministrazione Concina e si ritorni a parlare di commissariamento.

Perciò cari politici sveglia! è meglio far pagare al privato altri servizi, come il teatro, piuttosto che segare le gambe al centro studi. Un'ultima raccomandazione cerchiamo di non rompere quel vaso e di non farci ricordare come un'Amministrazione "senza sostanza".

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