opinioni

Orientamento: scelta, scelta consapevole, scelta condizionata, scelta per esclusione o imposizione?

sabato 10 dicembre 2011
di Donato Catamo

Il professor Donato Catamo, scrive una lettera aperta indirizzata a tutti i cittadini, a tutti i genitori degli alunni delle Scuole Medie:

"Ernest von Wolzogen letterato, filosofo, redattore e storico, nonché conoscitore di storia dell'arte, a cavallo tra ‘800 e ‘900, diceva che la pratica senza la teoria è cieca e che la teoria senza la riforma è monca (da Riforma della Scuola).

Giorgio (Valentino) Bocca, scrittore e critico politico / letterario, giornalista, studente di Liceo Classico a Torino negli anni quaranta del ‘900, racconta che nella sua classe il compagno di banco disegnava divinamente, la compagna di banco antistante il suo disegnava e modellava altrettanto divinamente, mentre il compagno di banco alla sua destra risolveva problemi tecnici di elettricità e di meccanica, degni di brevetto, nell'arco di tempo di qualche minuto.

Sostiene inoltre che la manualità di questi tre compagni e anche di altri, guidata dalla loro mente, faceva di essi degli artisti, mentre Egli riusciva soltanto a scrivere, forse correttamente, e pensava di poter svolgere nella sua vita al massimo la professione di giornalista. Ma che differenza c'è tra la mano di un disegnatore, di un modellatore, di un tecnico, quella di un giornalista, di un giurista e quelle di un contadino, di un muratore ecc..., se tutte operano e sono direttamente collegate al pensiero di ognuno?

La Riforma Gelmini? Non ha fatto grandi sforzi se non guardare alla riforma pensata da Benedetto Croce nel 1921 e messa in atto nel 1922 / 23 da Giovanni Gentile, salvo aggiungere la tecnologia avanzata che allora non la si immaginava neanche e le lingue straniere non necessarie a quei tempi. L'unica nota positiva è l'introduzione della filosofia in tutti i licei. Comunque non è soltanto questione di norme, ma di messa in atto delle stesse e quindi di interpretazione corretta da parte degli operatori scolastici, i quali hanno anche la possibilità e la responsabilità di sperimentare nell'ambito del progetto ministeriale e, quindi, dei programmi che prescrittivi sono solo sulla carta.

Nel piano educativo d'istituto il collegio dei docenti prima ed i singoli insegnanti poi, hanno il diritto, ma direi anche il dovere di pensare e di proporre progetti da adeguare alla realtà scolastica ambientale, territoriale e locale, ferme restando l'impronta e l'ossatura degli organi superiori competenti. Spesso gli operatori scolastici dimenticano, nel dialogo quotidiano, di far notare agli studenti che il diploma e / o la laurea non debbano significare a tutti i costi scrivania ma possono pensare sviluppo, impresa, nei settori più disparati della realtà quotidiana, che vanno dalla progettazione alla realizzazione di opere che siano frutto dell'ingegno personale e della manualità, innata o acquisita, così come recita Giorgio Bocca.

Indipendentemente dalla scuola superiore scelta e frequentata, dalla maturità e dalla laurea acquisite, l'importanza sta nel mettere insieme pensiero e realtà, mente e mano, conoscenza e produzione, strumenti adoperati e risultati. E' chiaro che la creatività supportata da una forte preparazione culturale generale e da un'altrettanta forte formazione specifica, fa dell'uomo non solo un artista, ma un protagonista di vita, probabilmente soddisfatto delle proprie scelte quando sono consapevoli, cercate e volute.

Oggi dunque per orientarsi nel passaggio dalla scuola media alla scuola secondaria superiore vanno evitate le scuole di moda, non si deve scegliere ciò che il compagno di classe o di banco sceglie, per non perdere l'amico o gli amici del cuore, ma spero che genitori e studenti, opportunamente supportati dalla ricerca nel e sul mondo del lavoro, si orientino sulle qualità più consone alle capacità dei giovani, pensando all'immissione, in un futuro successivo, nella realtà quotidiana della vita. E' comunque la creatività ciò che conta in tutti gli ambiti di lavoro, dipendente ed autonomo in camice ed in cravatta, in cantiere o in studio, in laboratorio, in aperta campagna o in fabbrica, alla luce del fatto che tra lavoro dipendente ed imprenditoria autonoma io sceglierei la seconda. Perché?

La soddisfazione di aver pensato, creato e prodotto un oggetto, un messaggio, una qualsiasi cosa che sia frutto del proprio pensiero e della propria mano, credo superi ogni gratificazione di carattere economico - finanziario e soprattutto materiale: pecunia viro e non vir pecuniae."

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