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San Martino e il tartufo. Quasi una favola dei nostri tempi

lunedì 14 novembre 2011
di Don Domenico Cannizzaro, parroco della Parrocchia di Fabro
San Martino e il tartufo. Quasi una favola dei nostri tempi

C'era una volta l'undici novembre, in un tranquillo paesino sovrastante millenari calanchi argillosi, la festa di San Martino, il generoso cavaliere che avendo donato il proprio mantello a un mendicante fu riscaldato improvvisamente da un rinnovato sole d'estate ch'era tornato ad illuminare l'incipiente inverno.

Era una festa grande quella in onore di San Martino, che fermava ogni occupazione agricola per un giorno, rimandandola, per ringraziare la Provvidenza. Restavano nelle stalle, inoperosi, i buoi, pronti l'indomani a tirare l'aratro; il vino che bolliva nei tini per un giorno non veniva rimboccato; gli olivi appesantiti dai frutti potevano aspettare, anzi maturavano meglio; e riposava la terra dell'orto e dei campi.

Anche gli artigiani, il falegname, il fabbro e il calzolaio, tenevano chiuse, per un giorno, le loro botteguccie. Le autorità civili, il Podestà, il Sindaco, muovevano dai loro palazzi verso la chiesa con lo stendardo del paese. Vestiti di tutto punto, uomini e donne si incamminavano a piedi verso la Pieve, la chiesa parrocchiale che per un giorno risultava tanto piccola da non poterli contenere tutti. Il borgo s'animava al suono delle campane, restava disabitato per tutto il tempo della Messa, per tornare a riempirsi di voci, di saluti, di inviti subito dopo. Ed i tranquilli calanchi rugosi nascondevano, come un tesoro, i loro tartufi, pronti a regalarli a quanti lì si fossero inerpicati nei giorni a venire.

Così per circa quattrocento anni l'estate di San Martino si è ripetuta, ogni anno, sulla collina di Fabro, attorno all'antico maniero, nell'omonima chiesa, all'ombra dello stesso campanile. Perché, diceva la gente, "scherza coi fanti, ma lascia stare i santi". E san Martino era, appunto, il Santo patrono del paese. Ed ancora lo è, anche se sembra spodestato da un santo più recente: san Tartufo. Ora, l'undici novembre, si vede appena il campanile e a malapena la facciata della chiesa. Tutt'attorno sorge d'improvviso un accampamento, un'immensa tendopoli ove si svolgono i riti in onore di san Tartufo. Mai canonizzato dalla Chiesa, egli raduna attorno a sé tanta gente, purtroppo isolando il Santo vero, l'antico Patrono Martino, pronto ancor oggi a donare i suoi favori, che resta solo nella sua chiesa diventata improvvisamente così vuota da apparire troppo grande.

Perché la favola, però, non resti senza una positiva conclusione, ecco una proposta seria: si sono coalizzati due Santi insieme, Basilio e Martino, entrambi Patroni fabresi doc, per reclamare una festa soprattutto religiosa, tutta per loro, che si potrebbe fare il 14 giugno, quando la tradizione locale ricorda san Basilio. Senza nulla togliere ad una manifestazione, in se stessa positiva, quella della Mostra Nazionale del Tartufo, si restituirebbe così a Santi veri, patroni di cui c'è ancora bisogno anche di questi tempi, quel culto e quell'onore che sono loro dovuti. Non se ne avranno a male se questo avverrà sul finir della primavera, mentre l'estate è ancora incerta; non sarà una stagione diversa a sconvolgere la fede dei fabresi.

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