opinioni

"DE Libertate". Atto terzo: l’ultima goccia per riempire il vaso.

giovedì 17 marzo 2011
di Chiara e Mario Tiberi

Percorrendo le vie filosofiche alla ricerca del concetto più genuino e del significato ultimo attribuibili alla dimensione metafisica dell'idea pura di libertà, si può incorrere, anche involontariamente, in una o più fuoriuscite di strada devianti rispetto alla meta che ci si è prefissi di raggiungere.
Abbiamo già disquisito e insistito sulla necessità di considerare la libertà prima come un moto spontaneo e istintivo-naturale dell'animo umano e poi, solo poi, come una sua estrinsecazione conseguenziale incidente sulla sfera dell'autonomia dei singoli e, da questa, proiettarsi fino a stringere rapporti con quella altrui.
Sono, allora, venute a galla le poliedriche sfaccettature in cui si sostanzia, nel divenire delle relazioni intersoggettive, il bene sommo della libertà nelle sue tre più comuni articolazioni: quella civile, quella politica e quella economica.

Non ci sentiamo, però, del tutto soddisfatti del lavoro intellettuale svolto poiché avvertiamo il potenziale sfuggirci di un ulteriore elemento qualificativo come se, senza di esso, ci fossimo adoperati invano.
Nel corso dei secoli, e in Italia pur nello Stato liberale postunitario e perfino in recenti manifestazioni di pensiero, si è in più occasioni assistito al dispiegamento di volontà politiche che hanno tentato in tutti i modi di imbrigliare, o quantomeno di limitare, il diritto-dovere dei precettori all'osservanza dell'unico principio a cui attenersi ed ispirarsi: quello della libera scienza e della libera coscienza, tanto che né l'una né l'altra debbano mai conoscere confini di nazionalità e di fede politica o religiosa, oltre quelli imposti dalla onestà degli intelletti per i quali è vietata la insinuazione del dubbio suspicioso e ai quali non va mai chiesto il conto delle proprie libere idee.

Una qualsiasi comunità, democraticamente costituita, affida il compito della pubblica istruzione a degli insegnanti non perché le siano fedeli politicamente, ma perché insegnino quello che essi, e soltanto essi, ritengono lo studio delle verità e, fatto ancor più grave, porre dei limiti alle verità che è giusto e doveroso diffondere vale come sopprimere la libertà delle scienze.
Nessuno che sia in autentica "buona fede" potrà mai plaudire a simile evenienza e, tantomeno, i veri studiosi e scienziati, i quali sanno perfettamente che l'unica guarentigia a difesa del progresso scientifico risiede nella più ampia libertà; anche nella libertà, nel campo del pensiero concettuale, di pacifica ribellione a tutti i principi universalmente accolti e a tutte le istituzioni esistenti.

Vi domanderete di quale mai libertà stiamo scrivendo. La domanda è legittima e la risposta non può che essere una: al di sopra delle specifiche libertà politiche, sociali, civili ed economiche vi è, sulla sommità della empirea piramide, la libertà della libera cultura che tutte le ingloba e tutte le alimenta. E ciò avviene perché la libertà culturale racchiude in se stessa una dimensione concretamente morale e idealmente etica, dalla quale non si può prescindere se non si vuole che tutte le altre libertà ritornino ad essere barbare e primitive.
Senza l'etica della libera cultura non è possibile potersi sentire compiutamente liberi nella professione del proprio pensiero, nell'affermazione dei diritti di cittadinanza, nel rispetto della conformità alle leggi delle norme che regolano l'economia e la finanza.

Ancora e di più: l'etica della libera cultura significa scoprire o riscoprire che è sempre di attualità la ricerca costante di maggiori e superiori frontiere al "docentismo e al discentismo", al libero insegnamento come anche al libero apprendimento.
Non possiamo sapere se, con quest'ultima goccia, siamo riusciti a riempire il vaso del nostro e vostro ragionare; se però fosse quello di Pandora, non potremmo che augurarci che l'ultima goccia sia somigliante all'usignolo dalle piume cerulee e dalle alette color verde pastello: la speranza di non averVi annoiato.

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