opinioni

Della raccolta differenziata e ben oltre

domenica 12 dicembre 2010
di Ing. Armando Borghi, IEEE Member

Premessa: Nel seguito utilizzerò,a puro titolo esemplificativo,del materiale promozionale di alcune aziende e farò pure riferimento a specifici accordi di settore tra esse ed alcune associazioni di categoria . In nessun modo quanto scritto implica una mia contiguità con le medesime.

Anni or sono, in piena crisi dei rifiuti in Campania, mi ricordo una trasmissione televisiva (forse era Report) che mostrava come parte di essi (indifferenziati) venissero trasportati in Germania, precisamente a Dusseldorf, per essere ivi inceneriti. Questo aneddoto secondo me è altamente emblematico dell'approccio italico, a 360 gradi (cioè sia come classe politica che società civile), al problema.
I nostri alter ego tedeschi ammisero senza troppi infingimenti che in realtà tale monnezza era per loro una risorsa: noi strapagavamo (vedi solo il trasporto a migliaia di chilometri, a parte i costi di smaltimento in senso stretto) e loro ci guadagnavano sopra due volte (i nostri rifiuti servivano anche a generare energia elettrica).
Fatto è che i termovalorizzatori sono una realtà ben consolidata a nord delle Alpi (la Germania è il primo paese in assoluto che smaltisce con questa tecnica i propri rifiuti) ma anche in Italia settentrionale (la Lombardia su tutti), v.Rif[1] (c'è anche l'esempio vicino geograficamente di Terni!).
Quindi: considerata la pressione antropica ed il livello di industrializzazione delle zone dove questi siti sono realizzati buon senso vuole che l'impatto ambientale in un territorio già supersfruttato sia stato ritenuto, come minimo, gestibile. La necessità ha portato a tali decisioni. Anche da noi tale bisogno esiste giacché in un paio d'anni la discarica delle Crete sarà esaurita e, per avere uno scenario sostenibile ALMENO nei prossimi cinquanta anni, la quantità conferita in discarica (terzo calanco o meno) dovrà essere minima.

Questo è un primo punto per aprire una discussione civile, pragmatica, non ideologica. La nostra zona è sostanzialmente incontaminata. Ergo: se si fanno degli impianti a regola d'arte, dimensionati oltretutto su una densità abitativa minima (a titolo esemplificativo ad Allerona ci sono circa 20 persone per Kmq, nel napoletano 8000...), ci potremo permettere qualcosa di simile a quanto è già prassi consolidata in luoghi molto più densamente popolati; in altri termini il livello di complessità da affrontare, a parità di estensione del territorio, è di ordini di grandezza inferiore e quindi i nostri impianti saranno necessariamente PICCOLI. Ovviamente questo è vero se e solo se servono le esigenze locali.

Dopo questa prima provocazione andiamo al nucleo dell'articolo: la raccolta differenziata porta a porta.
In due parole, cos'è? Si tratta di responsabilizzare l'utente cliente del servizio di nettezza urbana, facendogli separare alla fonte i rifiuti che produce, impacchettandoli in opportuni contenitori forniti dall'erogatore del servizio. Questi vengono raccolti dagli operatori, con cadenze infrasettimanali variabili in funzione della tipologia di rifiuto. I vantaggi di tale approccio sono, cosmeticamente, l'eliminazione dei cassonetti dalle strade e, più sostanzialmente, una separazione della parte umida organica dal resto (i.e. carta,vetro e residuo secco). Questo comporta un più efficiente smaltimento e riciclo (carta e vetro finiscono ai Consorzi nazionali di settore, costituendo a tutti gli effetti materia prima, essendo pure una fonte di introito per il gestore che li conferisce) ed una gestione migliore della parte organica (v. Rif[2]), il tutto contribuendo all'affermazione di un modello globale che dovrà essere sempre più eco compatibile. La maggiore difficoltà da superare è quella culturale (va a toccare le abitudini collettive) e la strategia di comunicazione da parte delle municipalità presso i propri amministrati sarà cruciale per raggiungere velocemente (sinergicamente) la condizione di regime; ad es. come si celebra la Festa degli Alberi si potrà celebrare qualcosa di simile in tale ambito. Questo per le generazioni future.

Comunque un punto fondamentale è: la quantità di rifiuti prodotta non è una variabile indipendente, ci si può lavorar sopra per ridurla. La RD costituisce una risposta anche a questo.
Facendo riferimento al ns. Comune facciamo una panoramica quantitativa sullo stato attuale per poi considerare dei possibili scenari futuri, a RD operativa.
Allo stato attuale la produzione annuale di rifiuti (indifferenziati) ammonta a circa 550 Kg pro capite (dato allineato con la media nazionale). Come dato aggregato significa che Allerona produce annualmente circa 1000 tonnellate. Attualmente tale massa finisce in discarica ad un costo di 101 euro/ton . Qualora si procedesse alla RD la parte umida verrebbe conferita ad un costo unitario metà del precedente. Questo di per sé costituirebbe un risparmio capace di finanziare l'incremento di forza lavoro necessario alla raccolta porta a porta. Da qui a giustificare economicamente una implementazione della RD purtroppo ce ne corre, giacché anche da un punto di vista normativo le amministrazioni comunali devono essere confidenti di poter dar luogo a tutte le azioni necessarie a finanziare tale servizio. Si tratta infatti di investire in uomini e mezzi, attingendo a capitali dalla Cassa Depositi e Prestiti, questo ad esempio essendo richiesto per l'avvio. Fatto è che allo stato attuale a termini di legge nazionale (nella migliore tradizione di mischiare politica ed affari) la gestione dei rifiuti è centralizzata a livello provinciale (esattamente sotto la giurisdizione degli ATO) . Per fare un esempio è con questa logica che si è consegnato la risorsa idrica al SII, può darsi con vantaggio a livello di sistema provincia-regione, ma con nessun vantaggio in termini di servizio e di costo per il cittadino utente (in dieci anni la bolletta è aumentata di un fattore sicuramente maggiore di due... abbondantemente), senza parlare del tipo di ragione sociale. Al solito, con logica analoga, il servizio di nettezza urbana finirebbe nelle mani di un solo operatore, pseudoprivato, con l'unica certezza di un costo sicuramente "non ottimizzato" (eufemismo molto garbato).
Valga l'esempio di un comune campano: nel disastro dello scenario di tale regione un sindaco ha implementato, con successo ed economicità quindi, la RD. Hanno commissariato il comune...
Il punto è che gestire direttamente il problema, in realtà minuscole come la nostra, è garanzia di un servizio equo ed economico ed immune dalle infiltrazioni mafiose, dato che anche la nostra regione è nel mirino di mafia, camorra e ‘ndrangheta, come ben testimoniato dall'appena formato Istituto che vigila a livello regionale sul fenomeno!

La crisi economica ed il federalismo stanno cambiando e sovvertiranno il modo di concepire l'amministrazione della cosa pubblica. Le risorse elargite dallo Stato centrale non aumenteranno. Il RD 78,2010 (già operativo) e la Riforma della Carta delle Autonomie Locali (in itinere d'approvazione) produrranno, presto, un accorpamento dei vari comuni dell'Alto Orvietano in un'unica entità amministrativa . Mi sembra un segnale chiaro e forte.
Il dilemma è quindi: come si fa a garantire gli stessi livelli di servizio con meno risorse?
Secondo me si può solo iniettare la giusta dose di economia di mercato, senza rinunciare alla centralità del pubblico, come minimo esso restando comunque vigile garante dotato di poteri (non come le varie authorities del tutto disarmate!), laddove si tratti di servizi essenziali.
Nella fattispecie la parte umida dei rifiuti può essere utilizzata come biomassa per una centrale di cogenerazione (per produrre sia energia elettrica che termica). Se ad esempio si facesse una centrale da 1Mw la parte umida conferita complessivamente da questa futura prossima entità sovracomunale ammonterebbe, grossolanamente, a 10000 (diecimila) tonnellate. La biomassa restante potrebbe essere reperita da coltivazioni intensive a rotazione (colza, girasole, mais, barbabietola) realizzate su terreni marginali o abbandonati, magari recuperabili ad un qualche uso produttivo in questo modo. Sicuramente si tratterebbe di varie centinaia di ettari (superfici non piccole), scenario più probabilmente realizzabile sul territorio complessivo di Allerona, Castelviscardo, Castelgiorgio, Fabro, Ficulle.

Esempi a questo proposito esistono (v. Rif [3a,b,c] ), essendo tali implementazioni in grado di trasformare materia grezza abbastanza eterogenea come tipologia (dall'olio di colza, alla sansa, ai cereali, al legno e alla parte umida di varia origine), come pure costituire un modello per quanto riguarda le forme di finanziamento, di ragione sociale e di sinergie da mettere in campo.
Quindi tale stabilimento potrebbe fornire un impulso all'agricoltura sia in ingresso (per la produzione della materia prima da trasformare, sia come coltivazione che zootecnia) che in uscita (v. compost ed altro).
Ubicando strategicamente tale impianto (cioè abbastanza vicino ad un centro abitato) oltre alla produzione di energia elettrica si può anche fare del teleriscaldamento ad uso residenziale (ma non necessariamente, l'agricoltura in serra potrebbe beneficiarne, ad esempio). Assumendo un modello statistico di consumo la capacità produttiva predetta può soddisfare le esigenze elettriche di un nucleo urbano di 2700 persone.
L'utilizzo di un tale impianto in una ottica ecologicamente compatibile implica tutta una serie di vincoli sia da un punto di vista sanitario che di sostenibilità. Il materiale d'ingresso deve essere certificato (è già successo che frodando sui certificati verdi si sia importata biomassa da paesi extraeuropei, bruciando le peggiori porcherie,v. Rif[4]). Ma cosa ci può essere di meglio di creare una filiera corta, locale, che lo alimenti? Questo assolve al duplice scopo di garanzia della non nocività del materiale in entrata, nonché all'economicità legata allo spostamento di esso su brevi distanze... il bilancio di CO2 deve essere , a consuntivo,"equilibrato".
L'investimento (minore di 5 milioni di euro) può avere un rientro inferiore ai dieci anni, usufruendo anche degli incentivi di prezzo "sostenuto" dei chilowattora da biomasse (v Rif[5x] ) .

Il tutto può essere organicamente parte di un piano energetico locale, costituendo il primo tassello di una smart grid (v.Rif[5]), volto a servire principalmente le utenze locali e da esse direttamente controllabile negli indirizzi e scelte. Stando bene attenti a creare una filiera locale, con capacità produttiva limitata, se si lavora seriamente ci si pone al riparo da interventi violenti/non sostenibili sul paesaggio/ambiente e da attenzioni malavitose La smart grid, nel nostro piccolo, può servire a nutrire l'economia locale, tenendo ben presente che essa costituisce "the next big thing" su cui sta scommettendo l'industria elettrica del mondo, quindi si possono aprire delle opportunità da sfruttare.
Il biogas ed il biocarburante saranno parte integrante dello scenario post petrolio dei prossimi decenni (v. Rif[6] ) (si stima che circa il 30% del carburante liquido proverrà da biomasse). Lo stabilimento di cui sopra può essere un polo anche per la produzione di biocarburante. Esistono già delle macchinette low cost che lo producono (v.Rif[7]). Si tratterà di vedere, al momento di decidere sull'impianto/centrale a biogas, come "industrializzare" al meglio i processi produttivi, magari arricchendoli di funzionalità

Conclusioni :

La RD è intrinsecamente un risparmio per le comunità (una implementazione efficiente di essa può significare anche una componente variabile della bolletta, proporzionale alla quantità effettiva misurata ad ogni conferimento). Ha comunque un costo economico diverso da zero. La mia proposta la trasforma in un produttore di reddito, sia diretto che indiretto per l'effetto indotto in agricoltura dal recupero di terreni marginali e dai sottoprodotti del processo di lavorazione (i.e.compost, biocarburante...) e per la creazione integrata di una filiera locale di produzione d'energia.

Bibliografia:

Rif [1] Stato dei termovalorizzatori in Italia
Rif[2] L'esempio del comune di Capannori
Riff[3x] : Un esempio di centrale a cogenerazione
[3a] Inaugurazione impianto in Valtellina
[3b] Caratteristiche dell'impianto
[3c] Agreement con la Coldiretti
Rif[4] La centrale (chiusa per gravi irregolarità nei combustibili usati) di Bando d' Argenta (FE)
Rif[5x] : I costi per kilowattora delle rinnovabili
Rif[5a] Costi energia rinnovabile
Rif[5b] 28 centesimi/Kwh per la produzione di energia da biomasse
Rif[6] Una proposta di sviluppo sostenibile
Rif[7] The thorny question of biofuels
Rif[8] Biodiesel processor

 

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