opinioni

Sgravi contributivi e O.G.M. per gli agricoltori

domenica 26 settembre 2010
di Flavio Zambelli

Come dirigente e presidente della sezione Cereali di Confagricoltura nel nostro comprensorio, vorrei esprimere delle valutazioni su due temi cruciali per gli imprenditori agricoli. La prima questione riguarda il decreto del Governo Berlusconi che riduce le agevolazioni contributive INPS per le imprese agricole. Avevo gia' anticipato in precedenza questo tema avvertendo che bisognava riaggiornarsi sull'evoluzione della situazione legislativa. Ebbene, a distanza di quasi due mesi, il Governo non ha cambiato assolutamente l'orientamento restrittivo della sua decretazione. Con il provvedimento in questione, le imprese che operano nelle aree ritenute svantaggiate,  come ad esempio l'Umbria e la Toscana, non godranno piu' degli sgravi contributivi pari al 68 % per il pagamento dei contributi INPS dei dipendenti. Gli sgravi vengono decurtati e si riducono, a partire dallo scorso 1 Agosto 2010, di un buon 28 %, portando le agevolazioni al 40%. Ragion per cui, ipotizzando una retribuzione media giornaliera di 45 euro lordi, l'aumento contributivo e' stato quantificato in circa 4,45 euro al giorno nelle aree svantaggiate. Quindi ipotizzando che un'azienda agricola impieghi operai che svolgono, sommati insieme, circa 1000 giornate all'anno, l'aggravio contributivo per le aziende agricole si aggira sui 4450 euro all'anno.

Questo dato, in termini macroeconomici sta a significare che l'intero comparto agricolo subira' un aumento di costi contributivi pari a circa 200 milioni di euro. L'altro tema, sul quale vorrei esprimere una valutazione, riguarda i lavori della conferenza Stato-Regioni in tema di O.G.M. (Organismi geneticamente modificati). A seguito della direttiva Comunitaria dell'UE, (che lascia ad ogni singolo stato dell'Unione Europea una liberta' di scelta se autorizzare o meno l'uso delle colture OGM), questa conferenza, a cui partecipano tutti gli assessori regionali all'agricoltura e il ministro delle politiche agricole, ha adottato fino adesso una visione decisamente restrittiva. Cioe' una tendenza a vietare l'utilizzo delle biotecnologie OGM in Italia. Questo perche' secondo un'impostazione culturale prevalente, gli OGM si pongono in contrasto con il sistema agroalimentare italiano che ha una vocazione basata sulla riconoscibilita' dei prodotti e la biodiversita'. Le altre associazioni di categoria degli agricoltori, CIA e Coldiretti, condividono questa linea restrittiva.

Personalmente ritengo di rappresentare quella che e' la posizione generale della Confagricoltura, che sul tema degli OGM ha un'impostazione meno ideologica e restrittiva, ma cerca di affidarsi ai risultati della ricerca scientifica. Le biotecnologie con gli incroci tra prodotti geneticamente modificati, potrebbero, tra qualche anno, permettere di contrastare le malattie fungine e le piu' dannose erbe infestanti, creando protezione alle colture tradizionali. Ed anche creare nuove forme di concimazione per assimilazione diretta. Questo consentirebbe agli agricoltori di ridurre le fasi di lavoro e i costi per l'acquisto dei diserbanti, fungicidi e concimi. Questa moratoria restrittiva della conferenza Stato-Regioni contro ogni ipotesi di OGM, puo' costare (per esempio) ai coltivatori di mais, un danno economico quantificabile da Confagricoltura in circa 100 milioni di euro all'anno. Sarebbe preferibile adottare una linea di maggiore elasticita' che preveda la coesistenza tra varieta' tradizionali, biologiche e biotech, in continuo aggiornamento con i risultati della Ricerca scientifica e tecnologica.

Pubblicato da frankenstein il 26 settembre 2010 alle ore 22:25
Poveri latifondisti.... Lei dovrebbe informarsi di pi su biotecnologie e ogm. Per esempio degli effetti delle produzioni ogm nelle Americhe o in Asia a poco pi di un decennio dal loro utilizzo.

Ma soprattutto dovrebbe aver sempre presente (IN QUANTO PRODUTTORE DI ALIMENTI) che produce alimenti per le persone e non solo per il suo profitto.

Nel suo intervento tutto puntato sul profitto suo e della categoria che rappresenta. E' il tipico atteggiamento dei medi-grossi produttori, mentre quello dei piccoli abbastanza diverso e pi orientato alla qualit.

La sua impostazione quella dell'agro-business, dell'agricoltura industriale che concepisce la terra (e i suoi prodotti) come occasioni di guadagno analoghe a quelle di qualsiasi altra industria.

Produrre alimenti una cosa ben diversa da produrre manufatti di qualsiasi genere, dove comunque il problema della qualit e della sicurezza presente. In quanto produttori di alimenti, la vostra responsabilit verso i consumatori molto pi grande.

Se volete essere rispettati nelle vostre rivendicazioni dovete porvi innanzitutto l'obiettivo di produrre alimenti indiscutibilmente sani. La responsabilit sociale delle vostre imprese viene prima del vostro profitto. La terra che coltivate (anche se "privata") in questo senso, un bene comune.

Cordiali Saluti.
Pubblicato da FLAVIO ZAMBELLI il 27 settembre 2010 alle ore 09:34
La posizione di Confagricoltura e' improntata all'elasticita', alla prudenza e all'ascolto dei risultati, della scienza e della ricerca. Gia' oggi le nostre colture sono soggette ad attacchi di malattie, che vengono prevenute, o curate con gli strumenti della scienza fitoiatrica,efficaci, ma non sempre. La sicurezza alimentare e' al primo posto ma dobbiamo ricercare gli strumenti migliori per combattere cio' che puo' metterla a rischio. In ogni caso noi pratichiamo agricoltura tradizionale e realizziamo profitti con quella; lasci perdere l'agrobusiness. E comunque siamo in un'economia di mercato e realizzare il profitto non e' un reato; senza profitti le aziende chiudono e a farne le spese sono le famiglie dei braccianti e operai specializzati che lavorano nel settore. Inoltre pensarla in maniera elastica con posizioni diverse fa parte di una democrazia ; abbia piu' rispetto per le pluralita' di opinioni signor.....Frankenstein.

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