opinioni

Una cosa innocente

lunedì 19 luglio 2010
di Nello Riscaldati

Come tutti ricorderanno il 9 Novembre 1989, in diretta TV fu demolito il muro di Berlino. Il botto fu talmente grosso che il mondo si ricoprì di frammenti.
E rispettando la tradizione del non farci mancare mai niente qualcuno di questi frammenti arrivò anche in Italia, e fu poi da qui che, di lì a qualche anno, con la scusa o la speranza di far fuori tutto quello che sapeva di vecchiume, irruppero sulla scena la Lega, il Pool, la Quercia, Rifondazione, il Polo e l'Ulivo, che altro non erano che il vecchiume col nome cambiato che non voleva assolutamente saperne di essere fatto fuori, cosicché la situazione invece di chiarirsi si ingarbugliò a tal punto che i partiti si moltiplicarono, vegetando rigogliosi ma non crebbero più di tanto e per questo furono chiamati cespugli. Inoltre le liste locali fiorirono come le viole a primavera.

E non appena taluni soggetti, per lo più comparsi dal nulla e fino ad allora ignoti, si improvvisarono predicatori moralisti eccoti la moltitudine accorrere pronta ad applaudire i nuovi accusatori e gli autori di invettive contro il sistema e le sue strutture pericolanti. E così dalle paludi della politica si videro venire a galla mazzette, buste, bustarelle, concussi e concussori, corrotti e corruttori in tale quantità da riempire giornali e TV fin negli angoli più minuti.
La conseguenza fu che partiti secolari e semisecolari si dissolsero in un giorno mentre altre sigle ne occuparono il posto generando speranze, ansia, confusione e tormenti specie in chi, sospinto da intime pulsioni o da interessati incoraggiamenti, non aveva consuetudine con i ruoli e i personaggi che ambiva interpretare.

Ora un simile stato di congiuntura, pur se gestito con abile cautela e circospezione, suscitò in taluni, i quali vollero incautamente esibirsi per la prima volta nelle seconde e terze file della scena politica locale, qualche problema, numerosi dubbi, strani tormenti e soprattutto molta sbadataggine.

L'anno 1995, secondo dell'era silviana, esordì in Italia con la geniale idea del lancio dell'Ulivo e con la fissazione delle elezioni amministrative per il 23 Aprile secondo le nuove regole fissate dal sistema maggioritario.
Ora, dato che con tale sistema si può vincere o perdere la poltrona del Sindaco anche per un solo voto, la cosa fece sì che arcani eventi si verificassero tra la conclusione dell'inverno e l'inizio della primavera di quell'anno.

Parlottamenti stradali, occhiate d'intesa, strani cenni con le mani e con il capo, smorfie d'assenso o di dissenso, convegni segreti in siti remoti, interminabili colazioni, pranzi, merende e cene naturalmente tutte di lavoro e conversazioni cellulari a lunga durata il cui scopo era poi nient'altro che il mercanteggiamento delle alleanze, delle candidature e degli appoggi elettorali. La fase finale, quella cioè dell'accattonaggio dei voti, era lasciata, come al solito, alla militanza di bassa forza.

Questo genere di conflitti e di enigmi si verifica allorquando ci si viene a trovare in situazioni mosse da ambizioni personali, da obblighi di obbedienza diventati all'improvviso pesanti e anche per debiti di riconoscenza contratti senza porre mente che prima o poi avrebbero dovuto essere in qualche modo onorati.

La breve storia che segue, pur non potendo dirsi vera fino all'osso non essendo il sottoscritto in condizione di citare nomi e addurre prove concrete, ma verosimile sì, è tuttavia significativa dei turbamenti e dei dubbi dei quali si è detto più sopra.
In fondo si tratta solo di un flash ricostruito faticosamente ricomponendo i minutissimi frammenti, Dio ci perdoni, di un'intercettazione virtuale sicuramente abusiva e che suggerisce solo una piccola, piccolissima e pallidissima idea di quella che era la concitata temperie di quei giorni di fine marzo del 1995 immediatamente precedenti la consultazione elettorale amministrativa.
Ma dopo questo lungo cappello, forse anche un po' ermetico, veniamo ai fatti e al documento promesso nel precedente articolo.

Il reverendo dell'età di mezzo, ancora un po' rampante ed a modo suo intellettuale brillante, non tanto perché lo fosse, perché talvolta i reverendi lo sono, quanto perché credeva di esserlo, e che noi per discrezione chiameremo Don Cacini (sperando che non esista, almeno nei paraggi, un simile cognome di proprietà di un reverendo, nel qual caso comunque ci scuseremmo per la casualità), titolare di una parrocchia importante anche se un po' decaduta come tutte le parrocchie che, obtorto collo, seguono il destino dei flussi e degli spostamenti delle popolazioni e della carenza di vocazioni, il nostro Don Cacini dunque in quella fredda e piovosa notte di fine marzo non riusciva a prendere sonno.

Ora voi che leggete dovete sapere che il nostro eroe era una vera e propria contraddizione vivente. Aborriva Don Abbondio giudicandolo un vile opportunista, ma mentre formulava severi giudizi all'indirizzo del pavido curato manzoniano, lo imitava, forse inconsapevolmente nella ricerca continua di una quieta routine poggiante su compromessi, anche se quella che poi praticava, come vedremo, non era né una routine, né tanto meno quieta. Ed in questo conflitto perpetuo di volere e non volere, di muoversi facendo un passo avanti uno di lato e uno indietro è da ricercare la scaturigine di tutti i suoi tormenti.

Don Cacini era dunque autore dell'affossamento delle sue stesse ambizioni perché vittima di quella paura che rasenta l'angoscia e che, ad esempio si avverte quando si tratta di andare a vedere che cosa si cela dietro il prossimo angolo o nell'atto di aprire una porta rimasta fino ad allora ignota e chiusa, o un baule, un cassetto, o una busta.
E perfino i trilli del telefono o del citofono lo intimorivano, specie quelli fuori orario. Sapeva bene che soltanto la responsabilità delle proprie azioni conferisce ad un individuo la sua importanza, ma avvertiva anche tutta la faticosità di questo modo di gestire la vita. Di qui la pressoché totale dipendenza dal suo prossimo che però, nei limiti del possibile, cercava di scegliersi personalmente.

Ma questo non saper decidere, questo rimandare, questo aver bisogno di continuo del conforto dell'opinione altrui per muovere un passo o vergare una firma, faceva sì che la sua coscienza più che ad un laboratorio di pace somigliasse ad un mare agitato da dubbi, da ripensamenti e da conflitti dove la sua barca altro non faceva che girare in tondo e se talvolta riusciva a mutar sito finiva sempre con l'urtare in qualche scoglio sommerso o con l'arenarsi in qualche basso fondale.

Stava dunque vivendo un periodo complicato, molto complicato il nostro Reverendo, uno di quei momenti nei quali il battagliar di intimi contrasti oltre che la pace dell'anima gli stava facendo perdere anche la consuetudine con il sonno.
Quella notte poi di un fine marzo invernale se la giocò quasi tutta nell'elaborazione di un lungo e tormentoso dubbio dal quale non riusciva a venire a capo in nessun modo.

Pìttola di qua, pìttola di là, con due occhi come due lampàre e dopo abbondanti sbadigli e stiramenti, il reverendo si tirò su, si sedette sul letto, meditò qualcosa al buio per qualche secondo, poi accese la luce, guardò la sveglietta, allungò la mano, prese il cellulare, lo fissò, esitò, formò un numero, indi lo richiuse. Era mezzanotte passata. Tardi,...troppo tardi,...!
Un Cristo dall'aria ammonitrice e un po' accigliata lo fissava dall'alto di una parete.

-Stai attento a quello che fai figliolo,...!- sembrava volesse dire.

Il reverendo Cacini, alzò lo sguardo, fissò il Crocefisso, avvertì l'aura di Don Camillo ma si rese conto di non averne la stoffa, cioè il coraggio.

Intanto il tempo che aveva cominciato a guastarsi nel tardo pomeriggio, era ulteriormente peggiorato in nottata e un temporale maturo stava per scatenarsi sulla città.
Acqua benedetta per la terra secca anche se in un momento poco opportuno. In verità Don Cacini si portava dietro fin da bambino il terrore dei tuoni e specie quando era solo. Si augurò pertanto che il tempo si quietasse ma il Cielo non assecondò i suoi auspici e così il temporale si trasformò nella colonna sonora dei suoi timori e dei suoi turbamenti.

Il baleno di un lampo illuminò il severo Crocefisso, il tuono immediato al lampo fu simile a una bomba sotto casa, la luce se ne andò e il reverendo, cercando a tastoni le ciabatte e una candela, lasciò cadere il cellulare il quale, sotto forma di protesta per la botta subita, reagì sfornando con notturna discrezione le cupe note di un lamentoso canto gregoriano conferendo così alla situazione l'aria fascinosa, anche se un po' lugubre, de "Il nome della rosa"!
Ma il finimondo esterno coprì i lamenti del cellulare cosi ché quando Don Cacini lo avvertì dovette frugare e tastare non poco per localizzarlo e manovrare al buio i punti giusti.


-Pronto,...?! Sì, sì, prima ero io,...anzi scusa per l'ora, e poi qui sono anche al buio,...! Ah! Anche tu,...?! Ma lo senti che tempo,...?! Ma certo che piove anche qui,...siamo a due passi, siamo,...! Anzi dovrebbe essere caduto addirittura un fulmine qua vicino,...! Ah! E' caduto vicino a casa tua,...! E sempre vicino è ,...e tu sai quanta paura ho io dei tuoni e dei fulmini,..! Ma non ti ricordi quante volte te l'ho detto,...! Adesso poi grandina pure,...! No, tu dimmi se ti pare una primavera la stagione che stiamo vivendo in questi giorni,...!

No,...no,...! Non è per discutere del tempo che ti ho chiamato,..! Anzi no,...mi hai chiamato tu,...perché mi hai chiamato,..?! Beh! Va beh! Non importa, anzi,...tanto ti avrei chiamato io,...! No,...ora però fammi parlare,...c'è sempre quel problema del quale ti accennai,...!
Oh! Ma qui stiamo diventando tutti matti,..! Ma non lo so,...ti dico che non lo so,...ma come faccio,...ma qui hanno votato sempre Democrazia Cristiana e tu lo sai,...! Sì, sì, adesso si chiama Partito Popolare,...ma che gli dico: "Votate popolare e poi votate il sindaco comunista?"...! Sì, va beh! PDS,...ma insomma,...ma via,...! Come,...?! Magari,...ma non posso,...ordini superiori, hai capito,...ordini superiori e di che tinta,...e io ho giurato obbedienza! Almeno,...mi pare!

Il fatto è che si dice che siano stati stretti accordi in alto loco,...no di preciso non so niente,...le pecorelle raramente conoscono le caute, meditate e ponderate intenzioni del pastore,...! No,...! Le pecorelle ubbidiscono e basta,...e noi qui siamo tutte pecorelle sorvegliate,...siamo tutti sorvegliati,...capisci,...! Sì, sì lo so da che parte tira il vento e che se vuoi avere un futuro,...e io vorrei avere un futuro di un certo livello, però tranquillo, sicuro, e questo tu lo sai perché ne abbiamo parlato spesso,...ma, e se poi il vento cambiasse,..?! E i segni ci sono tutti,...hai voglia se ci sono,...ci sono,...ci sono,...eccome se ci sono...!

E poi io ho bisogno di parlare e di essere ascoltato,...! E ho bisogno di essere compreso,...sapessi quanto ne ho bisogno,...! Si,.. sì, di te mi fido, anzi sei l'unica persona della quale mi fido,...ma che debbo fare,...no, dimmi tu che cosa debbo fare,...!! Ma ti rendi conto di che cosa mi si chiede,...?!

Ah! Capirai,...! Solamente di far diventare sinistra il centro destra,...! Credimi che durante la vita a volte ti investono delle occasioni di fronte alle quali tu getteresti perfino la tonaca....! Come dici,...?! Magari,...! Io la giocherei subito! Si,...sì,...e come no,...ma anche a scopetta,...a poker,...a rubamazzo,...ma insomma ti dico,...!
No, non farci caso,...sto scherzando,...sono momenti difficili,... spero passino presto,...! Come dici,...?! Che cosa ho intenzione di fare,..?! Ma niente,...proprio niente,...ho intenzione solamente di avere pazienza e obbedire, obbedire e obbedire!
Dio che sonno,...! Certo, certo, prenderò qualcosa,...ho tanto bisogno di dormire,...ma tanto davvero,...!

Ma perché non eleggono un Sindaco a vita dico io,...sì, certo, come fanno con il Papa,...così almeno questi problemi non li avrebbe più nessuno,...!

Come,...?! No, ma che dici,...io non andrò a Roma,...ma figurati,...in Vaticano poi,...!
Però io vorrei sapere chi sono quei cretini che seminano tali frottole,...! E poi mica è cosa facile sai,...per essere ammessi in quei luoghi ci vuole preparazione, preparazione e preparazione e poi spinte, su spinte, su spinte,...! No, è troppo dura per me anche se il luogo ha certamente il suo fascino,...! Un giorno, forse, se il cielo lo volesse,...se fossi chiamato,...allora chissà,...però, no,...guarda io per ora, sto bene dove sto,...qui ho molti amici, ho i miei spazi,...certo ho anche degli avversari, ma è gente più che altro invidiosa e l'opinione della quale non tengo in nessun conto,...!

Come dici,...?! Domani,...?! Dunque vediamo,...domani,...domani,...
domani sì ho qualcosina nel pomeriggio ma penso che per le cinque, cinque e mezza dovrei essere libero,...! Ti va bene,...?! Ma certo, certo,...stai tranquilla,...!
Oh! lo sai che io mi sento già più disteso,...?! Allora pensaci tu come al solito,...sì, organizza tutto tu,...sì,...sì,...d'accordo,...una cosa innocente sì,...a domani,...si, al solito,...dolce notte cara,...sì, anche a te,...bacini, bacini, bacini...!-

 

 

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