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Genitore fuori di testa per il rischio di bocciatura del figlio. Un episodio che spinge a interrogarsi sul rapporto scuola-famiglia

martedì 19 maggio 2009
di monica

Fa pensare l'episodio accaduto lo scorso sabato alla scuola media Ippolito Scalza di Ciconia, dove un genitore, convocato dalla vice dirigente scolastica per essere messo al corrente dello scarso rendimento del figlio e del rischio di bocciatura di quest'ultimo, ha dato in escandescenze, minacciando di aggressione la vice dirigente e scaraventando a terra tutte le carte e gli oggetti che erano sulla scrivania dell'ufficio in cui era stato convocato. Addirittura asserragliata la dirigente, che solo dopo un buon quarto d'ora di invettive e minacce è riuscita a uscire dall'ufficio e a chiamare, da un altro locale, il 112 che ha ristabilito la calma, arrestando l'uomo per minacce, danneggiamento aggravato e interruzione di pubblico servizio.

La riflessione è che è davvero cambiato, oggi, il rapporto scuola-famiglia. In famiglie dove ormai si parla sempre meno, dove il tempo corre e scorre inesorabile verso un'ora di cena che possa in qualche modo riunire ciò che di giorno è costantemente diviso, la scuola è spesso vista come un'ancora di salvezza. Se da un lato la scuola accoglie i nostri ragazzi per molte ore al giorno sostituendosi spesso e di fatto al nostro controllo sui loro principali momenti formativi, dall'altro la famiglia trova sollievo nell'affidare compiti così importanti e pressanti alla scuola, finendo per trasferire alla stessa istituzione scolastica poteri che essa non deve e non può necessariamente avere.
Non sorprende solo che un padre vada fuori di testa tanto da aggredire la preside della scuola del proprio figlio alla notizia della imminente bocciatura del ragazzo. Ma sorprende ancor più il fatto che un padre (e una famiglia) apprendano della precaria situazione scolastica del figlio nel mese di maggio. La scuola oggi, più di un tempo, mette a disposizione delle famiglie un continuo, mensile programma di colloqui, interazione necessaria e indispensabile per seguire l'educazione scolastica di un figlio proprio laddove la famiglia, gravata da mille impegni, arriva faticando a coprire ogni suo ruolo. Questa interazione casa-scuola è determinante,  non si può in alcun modo abbandonare un ragazzo, non si possono gettare colpe o responsabilità solo da una parte. Se è vero che la formazione del giovane passa per la scuola e per la famiglia, allora quando questo è in difficoltà sono proprio questi due "mattoni" su cui si costruisce la "casa della vita" a doversi interrogare, per poter trovare, insieme, le soluzioni e le possibilità per una sana crescita interiore e culturale.

Quando si perdono queste sinergie allora ci si accusa, si arriva a perdere il controllo, attribuendo ad un unico attore il flop della scena. L'episodio accaduto a Ciconia sabato scorso, per deprecabile che sia, deve farci pensare, deve far pensare noi genitori, di come siamo finiti a pretendere dalla scuola un servizio che dovremmo rendere ai nostri figli soprattutto noi, di come abbiamo delegato alla scuola poteri e responsabilità che quantomeno dovremmo condividere e dovrebbe farci capire che l'educazione e l'istruzione non sono cose che si "recuperano", ma che vanno vissute attimo per attimo insieme ai nostri figli, ai loro amici e ai loro insegnanti.

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