opinioni

Dal tavolo al cerchio, un nuovo Progetto Orvieto senza platea silente

giovedì 11 agosto 2005
di Rodolfo Ricci

L’incontro del 29 luglio scorso a Canonica, a cui hanno partecipato una settantina di persone e che era stato convocato dal comitato “strade bianche di Sugano-Canonica”, gli sviluppi della questione della cava di basalto a Benano, hanno consentito di verificare dal vivo alcune questioni:

• in poco tempo, la protesta contro le scelte riguardanti l’altopiano orvietano ha aggregato un numero consistente di persone, pericolosamente competenti, che vi abitano; esse si sono espresse contro decisioni unilaterali e non partecipate che l’amministrazione comunale ha preso all’insaputa non solo di molti cittadini, ma, pare, anche di molti consiglieri o addirittura di qualche assessore; un dato significativo di cui chi governa deve prendere atto è che in un mese la partecipazione contro queste scelte è cresciuta in modo esponenziale; se non si adotterà un metodo di disponibilità e apertura, essa si moltiplicherà, probabilmente, accentuando il suo carattere di aperta contestazione ad un approccio del governo della città che è discutibile per molti aspetti ….
• Gli interventi dei cittadini residenti in quest’area hanno essenzialmente sottolineato l’incoerenza di decisioni, probabilmente affrettate e poco riflettute, con i “grandi” progetti di sviluppo dell’orvietano che puntano sulla sua vocazione ambientale, storico-culturale, ecc.. NOTA BENE: trattasi di idee della stessa amministrazione.
• Alle sollecitazioni venute, alle domande poste sul perché di questa incoerenza, sono pervenute risposte molto parziali; a Canonica, l’assessore Germani riteneva non evidenziarsi alcuna incoerenza, mentre il Sen. Carlo Carpinelli, faceva balenare tra le righe che non di incoerenza si tratta, ma di un marketing territoriale incompreso (ma necessitato), che l’Amministrazione persegue, in una sorta di tensione bilaterale: da una parte si vende un’immagine progressiva della città (che non corrisponde alla realtà) e dall’altra si tenta di fare i conti con le grandi difficoltà presenti le quali impongono la rivisitazione di tutto il noto armamentario fatto di uno sviluppo da fondare concretamente e “realisticamente” su quel poco che c’è: discarica, cave, edilizia, imprese connesse, occupazione scarsamente qualificata annessa.
• Questa tensione (o con-torsione) assomiglia per certi versi a quella che a livello nazionale ha caratterizzato il governo Berlusconi, nei suoi interpreti creativi (Tremonti) e più terrestri (Lunardi). I trend involutivi di competitività, quote di mercato internazionali, ecc. sono noti e incideranno negativamente per i prossimi anni.
• Sia l’Ass. Germani che il Sen. Carpinelli, aggiungevano inoltre che sul piano della partecipazione (altra questione fortemente sottolineata nel dibattito svoltosi a Canonica), non sembrano evidenziarsi debolezze; secondo i loro sondaggi, ad esempio, la maggioranza vuole le strade asfaltate, quindi, l’amministrazione si fa carico di realizzarle; se qualcuno non vuole le strade asfaltate, si deve far carico di raggiungere una maggioranza tra la popolazione; o acquisire sondaggi favorevoli; su come sia stata calcolata questa maggioranza, quando sia stata calcolata, se i sondaggi siano stati fatti su un campione attendibile, ecc. non è cosa nota; neanche tra i consiglieri comunali. (L’esempio di Benano è all’uopo, decisivo: lì, i sondaggisti hanno fatto completamente cilecca). Se poi governare debba significare perseguire e seguire sondaggi è cosa di cui a Canonica non c’è stato tempo di discutere (ma anche in questo caso paiono evidenziarsi similitudini preoccupanti).
• E’ certo, in ogni caso, che chi governa non ha neanche lontanamente pensato di porre alla popolazione un quesito del tipo: “volete quella strada asfaltata o volete un biblioteca per i vostri figli? volete quell’altra strada asfaltata o volete un marciapiede per andare da Sugano a Canonica senza il rischio di essere investiti?” O, nel caso di Benano: “volete la cava o volete un impegno per la riconversione agricola o turistica del territorio?”
• Un’altra simpatica provocazione è stata quella riguardante la carenza di purezza etnica dei contestatori: “voi che siete qui da pochi anni (dai 5 ai venti anni), dovete comprendere che chi in questo luogo è nato, la cultura contadina di cui è portatore (su cui permangono forti dubbi), impongono una sorta di attenzione prioritaria da parte del Comune; ciò che gli autoctoni rivendicano sono cose concrete, materiali, non velleitarie aspirazioni di sognatori”. L’argomento è l’ennesima rivisitazione di una antica discussione nata oltre due millenni or sono. Ciò che invece è una novità (relativa), è l’assunto che gli sta dietro: i diritti di partecipazione democratica non sono più legati alla residenza, ma alla storia etnica o alla genetica della popolazione. Pensate cosa accadrà quando moldavi, albanesi, ucraini alzeranno il ditino e diranno: “ci siamo anche noi !”
• Leninismo: Carlo Carpinelli ci ha confidato che, in gioventù, qualche fascinazione leninista l’ha subita anche lui. Invecchiando, si comprende invece che, l’avanguardia, deve misurarsi con le ragioni degli altri, che sono necessarie le mediazioni, che si deve addivenire a dei compromessi; il messaggio era addirittura cristallino e forse riguardava anche questioni fortemente soggettive. Solo che questa passione di gioventù non pare essersi spenta; lasciando i corpi delle persone fisiche, si è stranamente trasmessa ai corpi amministrativi (in ciò agevolata dalla nuova configurazione dei poteri tra partiti ed amministrazione, tra Consiglio e Giunta): il vizio del comando e una certa ermeneutica del corpo sociale si sono trasferiti, dopo la scomparsa del Nuovo Principe, alla sua corte orfana. In assenza del grande partito di massa, tuttavia, il fastidio istituzionale per i recalcitranti assomiglia sempre più a reazione impacciata verso sollecitazioni che il buon senso interiore dei singoli amministratori riconosce spesso come validi; ma l’imperativo di tener duro rispetto al trascorso è ancora forte; c’ è da riconoscere il beneficio dell’ascolto, che a Canonica gli amministratori hanno esercitato per ben tre ore: certamente le cose vanno fatte maturare…
• Nel frattempo, martedì 9 agosto il Sindaco Stefano Mocio, giocando d’anticipo, ha affermato che la cava di Benano non si farà. I DS avevano programmando un incontro pubblico con la cittadinanza di Benano che si svolgerà giovedì sera per presentare la loro posizione, anch’essa contro la realizzazione della cava. La mobilitazione del Comitato di Benano, del Forum Ambientalista, ARS, ecc., degli altri comitati sorti repentinamente in questa stagione estiva, le importanti adesioni acquisite sia dall’esterno (Segretario DS Umbria Bracco, Presidente WWF Pratesi), che in ambito locale, hanno quindi raggiunto un obiettivo importante.
• Per tutti coloro che hanno reagito criticamente a queste recenti decisioni (e a molte altre più antiche), siano essi militanti o dirigenti di movimenti, o di partiti, o singoli consiglieri comunali, la questione si sposta ad un livello strategico: quale progetto alternativo per lo sviluppo del territorio? Quali saperi e competenze sono disponibili e quali necessarie per attuarlo? Dove reperire le risorse economiche indispensabili? Quali alleanze attivare? Che tipologia di dialogo sociale seguire?
• Sono domande che debbono porsi tutti, compresi i compagni e gli amici rappresentanti delle organizzazioni sindacali, i quali, giustamente pongono domande puntuali all’Amministrazione riguardanti le procedure e le indagini che avevano reso ipotizzabile l’idea della cava a Benano e richiamano l’attenzione alla questione occupazionale; anche le rappresentanze sindacali locali debbono tuttavia rispondere ad alcuni quesiti: sono interessati ad una partecipazione ampia ed effettiva ? la qualità dello sviluppo li interessa ? la qualità dell’occupazione (in termini di qualifiche e contratti attuali e futuribili) è per loro un obiettivo importante o no ?

Due cose sono evidenti:
a)- non si tratta di un processo breve;
b)- gli attori di un tale progetto non possono essere limitati al classico novero di rappresentanza istituzionale, economica e sociale.

La direzione dei Democratici di Sinistra ha reagito, giustamente, attivando un tavolo di consultazione. Seguiranno, immagino, anche le altre forze della maggioranza.
Questo tavolo, comunque ampio, non può prevedere una platea silente. La prima innovazione necessaria è che esso si trasformi da subito in un cerchio: in un mondo fatto di reti interconnesse, di centralità (nodi) che sono in ogni punto e di periferie che sono in ogni luogo, c’è da imparare in ogni direzione.
Se ad Orvieto si inaugurasse questa modalità, il laboratorio rischia di diventare davvero interessante. E il nuovo PROGETTO ORVIETO potrebbe addirittura corrispondere alla sua forma, alla sua metodologia di costruzione.

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