editoriale

Dobbiamo restare uniti per superare la diaspora socialista

sabato 18 ottobre 2003
di Alberto Sganappa Capogruppo SDI Provincia di Terni

Per raggiungere un risultato apprezzabile, condivisibile e capace di attrarre elettori che hanno condiviso nel secolo passato gli ideali socialisti è necessario che chi ha la responsabilità di decidere anche per conto di altri sappia che il lavoro da fare è difficile e richiede pazienza.

Dovrà esserci un confronto politico serio ed un esame critico ampio, senza pregiudiziali alle quali aggrapparsi o ultimatum da dichiarare.

Molte voci si sono levate dalle più diverse realtà territoriali, esprimendo speranza, impegno, volontà di collaborare, perché il processo di ricomposizione dell’unità dei socialisti italiani proceda e dia risultati.

Anche nel sistema dell’informazione comincia timidamente ad essere citato questo desiderio crescente dei socialisti di ritornare insieme, e queste "prove di unità" fanno notizia rispetto alle citazioni tradizionali sul passato socialista o sul confuso ed insoddisfacente presente.

Non si tratta infatti di una operazione tattica di modesto respiro, ma del primo passo su una strada che riguarda profondamente la coscienza e la memoria di milioni di italiani che in anni non lontani hanno vissuto le speranze, i successi, gli errori e le sconfitte del movimento socialista.

Tutto ciò avviene in una fase della vita italiana nella quale la realtà sta entrando con forza nella politica, spazzando via illusioni, sogni, velleità parolaie e soluzioni virtuali.

La prima questione che si porrà sarà quella della realtà e delle prospettive del movimento socialista ed essa dovrà assumere rapidamente la forma concreta del fattore per il quale i socialisti sono stati elemento vitale nella democrazia italiana: ad es. la governabilità delle riforme e la compatibilità del processo riformatore con l’esercizio di una democrazia pluralista ed efficiente.

Si è ritenuto che la governabilità fosse garantita dal modello elettorale maggioritario e dall’esaltazione del premier, non comprendendo che la struttura irriducibilmente pluralista della coscienza civile e della cultura politica del nostro Paese richiedeva un percorso più intelligente e realistico. Come sempre le soluzioni giacobine restano incomplete ed aprono la strada a soluzioni neoconservatrici e di tendenza plebiscitaria. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

A cosa serve oggi la riunificazione, sia pure tendenziale, dei socialisti? La risposta può essere nell’affermazione che essa serve a porre la questione della governabilità delle riforme al centro della elaborazione democratica, togliendo alle fasce estreme della sinistra il primato che esse finiscono con l’esercitare nella determinazione dei tempi e nella qualità dei contenuti di qualsiasi processo riformatore.Altro elemento fondante sarà quello dei "Nuovi diritti" per i cittadini e i lavoratori.

I protagonisti di questo progetto e processo riformista di riunificazione (ripeto, tendenziale) sono tutti coloro che credono in una forza socialista aperta ad altri protagonisti, che sono quella moltitudine di militanti (si diceva così) che hanno vissuto fuori dalla politica attiva la loro passione civile; quei socialisti senza tessera che sentivano di essere parte di un movimento di civiltà, senza riconoscerne i protagonisti partitici; quelle energie intellettuali e civili che riconoscevano nel movimento socialista il portatore di quelle esigenze di libertà e giustizia che sentivano proprie; quegli interessi culturali, economici e sociali che dal riformismo socialista venivano interpretati e valorizzate (area radicale, cattolica, repubblicana)

Il progetto dei riformisti può diventare una grande occasione di riconoscimento di identità e ruoli, di riscoperta di valori civili capaci di dare nuovo impulso alle azioni di riforma della democrazia.
Se questa situazione viene letta nella sua staticità (a bocce ferme, come si dice) è facile affermare che non si va da nessuna parte.

Ma il progetto riformista deve essere costituito sulla base della comune convinzione che siamo entrati in una fase di grande precarietà degli equilibri politici e di importanti trasformazioni nel sistema delle alleanze nazionali. Non certo in Umbria.

Questo impone di misurarsi da un lato con la realtà dei problemi, dall’altro con la transitorietà delle soluzioni. La lista dei riformisti, può essere l’obiettivo strategico, come è importante che il Nuovo Psi abbia una chiara collocazione nell’area dell’internazionale socialista.

Le ultime prese di posizioni di alcuni esponenti del nuovo PSI nella Provincia di Terni non aiutano questo processo. Non è possibile essere amici dei DS a Perugia e nello stesso tempo sferrare attacchi politici nella Provincia di Terni. Di tali socialisti credo che il progetto riformista può facilmente fare a meno. I socialisti dello SDI, che in questi anni si sono impegnati fino alla spasimo per mantenere accesa la "fiammella" socialista, non sono disponibili ad essere succubi politicamente di coloro che hanno fatto altre scelte, che rispetto ma non condivido, e che oggi vorrebbero mettere in discussione alleanze e progetti per il futuro della provincia di Terni.


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