editoriale

Io Carlo Giuliani, Pier Paolo Pasolini e i poliziotti incazzati col Palazzo.

lunedì 18 novembre 2002
di Fausto Cerulli
Gesů, pensavo che da quassů si vedesse anche quello che fanno di notte i poliziotti della Digos, e invece ho dovuto aspettare il quotidiano “ Il Tempo Eterno” per sapere che avevano arrestato mezzo movimento no global. Mamma, ti prego, non ti preoccupare, io non ero un associato a delinquere contro l’ordinamento costituzionale dello Stato. Come dicono che sia Caruso, il Pino Daniele del no global.

Quassů siamo in molti a domandarci come mai i magistrati, sapendo Che avevano a che fare con dei guastafeste, non li hanno arrestati prima. Prima delle manifestazioni di Firenze: aspettavano forse di coglierli in flagranza di reato? O pensavano che ad arrestarli prima avrebbero agitato troppe acque. Una cosa č arrestare la gente mentre sfila in mezzo a migliaia Di altri, e una cosa diversa arrestarli cosě alla chetichella, e dopo la tempesta. Ma queste sono Questioni di avvocati.

E quassů abbiamo solo la Madonna “ advocata nostra” Lo sapevo, che andava a finire cosě. Nella mia lettera avevo cercato di spiegare che mi sentivo in qualche modo fuori dal gioco. E non solo e non tanto perché sono morto, quanto perché non mi piace, dopo lo strazio con cui conclusi la mia giovane vita, che anche la mia morte sia in qualche modo straziata.

Anche quassů, da dove tutto si vede, capita di leggere un giornale on line, di una cittŕ che non conosco, Orvieto, dove invece mi conoscono tutti e tutti parlano di me. Anche mia madre doveva conoscere Orvieto, perché l’ha scelta per presentare un suo libro su di me. Mia madre…capisco il suo dolore, la sua rabbia, un figlio č un figlio, e come dicono a Napoli, nu piezz’ e core.

Gli altri, tutti gli altri li capisco un po’ meno, e faccio eccezione per una signora Laura Ricci, che ha parlato di me con la mia mamma, e le donne, quando parlano tra loro dei figli, non fanno chiacchiere al vento. Leggo di un signore che si lamenta perché mi hanno dedicato un albero, e poi magari vorrebbe una foresta di alberi, un albero per ogni morto ammazzato inutilmente. Roba che se fossimo in Afghanistan o in Serbia, verrebbe fuori una foresta amazzonica. Ma almeno questo signore, che mi dicono sia scrittore e musicista, ha fatto solo una specie di revival di quando si facevano le “feste dell’albero”. E parlando di alberi, di me ha parlato solo di sfuggita.

Sembra che il Sindaco, invece, abbia sottolineato alcuni aspetti della mia persona che non conoscevo. Pare che mi abbia visto e descritto come una specie di Che. Cristo, se mi piaceva, il Che; ma da questo a pensarmi simile a lui, cristo se ce ne corre. Io ero un bravo ragazzo, come tanti che sono ancora vivi e che saranno dei bravi mariti, dei bravi padri, dei bravi sudditi. Tutto qui. Poi un brutto giorno che era cominciato come un bel giorno, č successo quello straccio di casino. Ed io sono stato ammazzato da qualcuno che magari poteva essere ammazzato anche lui.

Qualcuno che non aveva nessun motivo per ammazzarmi, come non ci sarebbero stati motivi per ammazzare lui. Lo so, certe cose le aveva giŕ dette Pier Paolo Pasolini: che oggi nessuno si ricorda che era comunista e che prima di fare anche lui quello straccio di fine, proprio qualche giorno prima, era andato al Congresso dei radicali. E anche lě aveva parlato del Palazzo, ed aveva chiesto che si distinguesse, sempre e comunque, tra uomini del Palazzo ed uomini che dal Palazzo neppure si vedono. Studenti incazzati, meravigliosamente incazzati, e poliziotti e carabinieri che sono incazzati anche loro, magari con lo stesso Palazzo, ma non lo possono dire perché il Palazzo li sfama.

Cristo, non mi direte che questa č retorica…Retorico Pasolini? Con quella crudezza sua di vita e di pensiero, con quel suo comunismo insultante ed insultato, con quella rabbia di chi ha capito quasi tutto, e pochi gli credono? Da quassů posso dire che Pisolini aveva ragione. Capiva che gli studenti, gli operai, i poliziotti e i carabinieri non hanno un segno particolare. Ed anche la divisa conta poco, quando gli studenti si mascherano da guerrieri, e i guerrieri si vestono da studenti, un po’ per infiltrarsi un po’ per vedere cosa si prova.

Pasolini aveva ragione quando diceva che i denti del Palazzo macinano tutto. E forse sbagliava solo su un punto, ché i Palazzi sono tanti, e sono alti alti alti. Cosě alti che dai loro balconi la gente come noi sembra un popolo di formiche, e le nostre piccole battaglie, anche quando costano qualche morto come me, sono battaglie piccole piccole.

Altro che le Guerre grandi grandi che vengono preparate nei Palazzi. Da gente che non si sporca le mani con un povero sangue, di studente o poliziotto che sia. Salvo appropriarsi di quel sangue per interessi di bottega. E in genere il Palazzo del potere di turno si appropria del sangue delle “forze dell’ordine”, e il Palazzo dell’opposizione di turno si appropria del sangue degli studenti e degli operai. In un caso e nell’altro una bassa operazione di appropriazione indebita. Su quel giornale on line i sopravvivi si dividono la mia morte. E dimenticano che la mia morte non č una morte in divisa.

Cristo, ma possibile che sia cosě difficile capire che io sono stato il morto che ci voleva, per qualcuno. Come la morte di un poliziotto sarebbe stata la benvenuta, per qualcun altro. L’avevo scritto anch’io, nella mia prima lettera. Avevo cercato di dire che le morti come le mie servono sempre a nascondere qualcosa. Et voilŕ. In questi giorni in cui si č parlato tanto della mia morte ( e ringrazio tutti del pensiero) succedono in questa Italia cose strane: operai che occupano le stazioni e le fabbriche, e i borghesi che s’incazzano come i francesi di Iannacci, perché debbono fare la fila in autostrada.

Succedono cose strane, per tutti i Palazzi; che fanno finta di non vedere, e si coprono il viso anche con il viso della mia morte. E nel mondo, anche, succedono cose strane: come la storia di Bush che finge di non voler cominciare una guerra che non č mai finita. Da quassů certe cose si vedono chiare. E questa chiarezza mi pesa, perché i miei compagni brancolano in qualche nebbia, mentre i signori dei Palazzi si strofinano le mani e preparano interventi umanitari .

E, in tutto questo, la mia morte rischia di diventare una scommessa perduta, da me e dalla mia mamma. E non solo. Caruso, a quanto pare, l’hanno mandato a Trani: c’č una chiesa bellissima, un gotico ardito che si specchia nel mare. E c’č anche un carcere duro. Della serie la clemenza invocata dal Papa davanti al Parlamento osannante.

A proposito, quassů dicono tutti che č la prima volta che un Parlamento batte 35 volte le mani ad un uomo in sottana. Anche se č, come dicono quassů, un Sant’Uomo. Ma quassů, o quaggiů, ci sono molti Protestanti, che non possono vedere il Santo Padre, sennň che protestanti sarebbero…

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