editoriale

Caro signor Nessuno, ecco come cerco di tutelare Orvieto, la nostra Itaca.

domenica 11 agosto 2002
di Stefano Cimicchi
Gentile Signor Nessuno,
sono Stefano Cimicchi, figlio di Sante ed Eufemia, coltivatori diretti, trasformatisi in commercianti una volta inurbatisi alla Stazione di Allerona provenienti da Castel Viscardo e dalla Palombara di Allerona. Non amo gli anonimi perché non è giusto non assumersi la responsabilità di ciò che si dice, anche se capisco che inserirsi nel dibattito orvietano, nonostante il contributo che stanno dando internet ed Orvieto News, non è facile. Capisco l’entusiasmo scatenato in Laura Ricci che conosco per sensibilità e cultura, tra le poche persone che sono riuscite a rimanere in ed out senza perdere la dimensione dei bisogni reali e dei sentimenti. E’ legittimo che io rivendichi il rispetto per il lavoro che faccio? È possibile che ci siano delle persone che non si rendano conto del fatto che quando si ergono a giudici e tranciano giudizi sul piano morale senza trarne le debite conseguenze, impediscono al dibattito di crescere e non fanno più capire a nessuno di cosa si sta discutendo? Solo Cerulli (caffè pagato a Castelgiorgio dall’amico Manfredo!)che può dire ciò che vuole, esce dalla palude e spara quello che sta sotto il pelo dell’acqua , che tutti sottintendono ma che nessuno dice: “il problema infatti è la conquista del potere, indipendentemente da ciò di cui si discute”.

Vada a vedere le espressioni di voto in Consiglio Comunale sui Piani Attuativi (ricorda la cementificazione??) quasi tutti approvati all’unanimità, tranne qualche astensione. Il suo argomentare è forbito e suggestivo ma anche qui bisogna stare attenti perché se Lei è un sognatore senza necessità di indicare linee di governo quando domanda se si possono fare le piste ciclabili al posto del centro commerciale al massimo passa per un ingenuo, ma se è uno che fa politica diventa un demagogo, perché si tratta di due interventi diversi ed impermeabili tra loro! (tra l’altro, le piste ciclabili, le stiamo già facendo indipendentemente da questo discorso).

Come vede il ragionamento non scorre perché ci si ferma alle apparenze, ai luoghi comuni e alla superficie. Se avesse seguito il dibattito sul Piano Regolatore Generale, avrebbe potuto notare che tutte le Sue domande sono state esaudite in un insieme organico di risposte e adesso non stiamo facendo altro che realizzare i piani attuativi e di dettaglio. Vorrei averLa ospite un giorno per dimostrarLe la mostruosità e la scientificità del nostro lavoro. Non siamo degli arruffoni e le brutture di Orvieto hanno tutte una storia, un nome ed un cognome, ma, mi creda, sono inferiori ad ogni altra città d’Italia del nostro taglio e della nostra importanza.(In ogni caso quelle brutture sono costate carriere politiche, a volta veri e propri tracolli economici e…..qualche vita umana!). Rispondo perciò alle Sue domande con grande piacere anche tenendo conto del tono che comprendo essere sostanzialmente critico nei miei confronti. Basta seguire il processo logico utilizzato da noi e dai nostri esperti per capire la necessità della Porta di Orvieto.

La complanare fa diventare Orvieto Scalo, Ciconia e Sferracavallo quartieri senza più arterie di grande scorrimento e perciò i centri commerciali lì esistenti diventano (come sapevamo tutti da tempo!) semplici attività di prossimità. Noi, carissimo e misterioso interlocutore, dobbiamo pensare anche e soprattutto ai consumatori e perciò dobbiamo eliminare le situazioni di monopolio creando spazi liberi per chi vuole entrare nel mercato senza dover sottostare ad un unico proprietario di immobili e senza un unico proprietario di licenza. Per questo abbiamo previsto un’altra media struttura al Petrurbani! Chi parla di mega centro commerciale non sa di cosa si sta discutendo, ma a Chiusi, Viterbo, Terni e giusto….Collestrada ci siete mai stati? La verità è che noi abbiamo parcellizzato i centri commerciali, quartiere per quartiere, proprio per non fare l’ipermercato. Abbiamo eliminato i quartieri dormitorio, il traffico inutile per comprare una mozzarella e dotato ogni quartiere di strutture che permettono l’autosufficienza.

Non abbiamo permesso la nascita di medie strutture, di fast food, nel centro storico favorendo la riqualificazione del commercio specializzato e di tutte quelle attività che hanno brillantemente superato lo shock post giuramenti. Perché veniamo portati ad esempio in Europa e ad Orvieto fanno tutti finta di non saperlo? Nei parametri di Città Slow , quello del Piano del Commercio, è uno degli argomenti più dibattuti e diversi amministratori di altre città sono venuti a vedere come stiamo riconvertendo alcune periferie degradate con i PUC (Piani Urbani Complessi) a Sferracavallo e Orvieto Scalo. Chi lo dice che non c’era bisogno di un altro Centro per il Commercio ed i servizi? Ma allora nella struttura ex Garbini (FIAT) che è partita praticamente da sola chi ci è andato? Qualche fantasma?.

La verità è che c’è una fortissima spinta dal basso e quelli che rimangono spiazzati tentano di fermarla. Dopo la stagione degli Hard Discount, sta partendo quella delle Stock House e addirittura nell’area industriale di Bardano apriranno (è tutto liberalizzato!) un centro di commercializzazione di prodotti provenienti da fallimenti. Sono, questi, processi inarrestabili che mettono a dura prova la tenuta dei nostri imprenditori ma che nessuno può fermare! E allora noi da che parte dobbiamo stare? tra gli innovatori, oppure tra i conservatori? (cioè quelli ai quali piace il monopolio). Un lavoro così complesso può essere affrontato con le battute o peggio ancora con gli attacchi speculativi che finiscono,come in questo caso, per portare acqua al molino dei monopolisti?

Tra l’altro c’è da aggiungere che quando facemmo il P.R.G. si discusse di questa cosa anche nella direzione di non far perdere troppo terreno ad Orvieto, dal punto di vista della capacità di attrazione dei flussi di consumo, rispetto ad altre zone limitrofe. La polemica di questi giorni sui prezzi non nasce forse dall’equilibrio che si stabilisce tra rete di distribuzione e flussi di consumo (tra l’altro; c’è qualcuno che tiene conto degli interessi dei consumatori?). Chi agisce in regime di monopolio o quasi perché mai dovrebbe livellare i prezzi verso il basso?, tenderà naturalmente a stare ai livelli di prezzo più alti possibile. O almeno quelli che il mercato locale gli permette.

Per il resto bisognerebbe parlarne con le carte alla mano perché quando si parla di “asfittici prati” si evoca una immagine che rende bene l’idea ma qui non siamo a Seveso. Qui abbiamo una programmazione urbanistica che chiude per sempre il discorso tra il “costruito” e l’agricolo. Rimanendo a disposizione per tutti i “nessuno” che non volessero rimanere alle apparenze ma volessero “capire” di che cosa si sta discutendo vorrei ora svolgere qualche altra considerazione sui temi che molto sagacemente sono stati introdotti nella lettera che ha stimolato questa mia. Io, come chiunque eserciti il “potere”, non pretendo di risultare simpatico ai miei interlocutori, devo essere invece preciso ed efficace. Per me devono parlare i fatti e, però mi sono ritagliato, nel tempo, degli spazi di analisi e di riflessione in alcuni movimenti di opinione nazionali ed internazionali.

Nel movimento Slow, per esempio, la questione del “tempo” è cruciale perché è da essa che partono tutti i concetti base per la costruzione del “Mondo Nuovo”. Devo confessare che quando ho visto citare Itaca e letto alcuni spunti sul “tempo” e, aggiungo io sulla “lentezza”, ho pensato allo scherzo di qualche collaboratore che conosce molto bene le mie letture e le mie passioni (tre mesi fa ho soggiornato, per motivi di studio, una settimana nella antica isola dove risiedeva Calipso, sulla strada di Ulisse!) e ho letto da poco il bellissimo saggio di Eva Cantarella su “Itaca; Eroi,donne,potere tra vendetta e diritto” (Lo legga è molto interessante!). In base a queste riflessioni ho sviluppato diverse strategie di approccio ai problemi e qualche idiosincrasia. Sono diventato, andando avanti con l’età, più scorbutico e selettivo nelle mie relazioni.

E’ per questo che non mi arrabbio più di tanto con Turreni (di più con Ercini che gli ha regalato il posto in C.C!) mentre mi manda in bestia Gianni Cardinali che per altri versi stimo molto di più di quanto lui stesso creda ma non gli permetto di mettere in dubbio la mia onorabilità con quei “pastoni” in cui “giudica” e rovescia sui suoi interlocutori “anatemi” e “giudizi universali” che fanno tanto venire la voglia di fare gli scongiuri piuttosto che rispondergli, tanto sono senza appello. E poi al Professore, delle storie orvietane, gli piace conoscere solo quello che gli pare, finendo per non avere mai sufficienti elementi di giudizio, ragione per cui sparacchia le sue bordate ad “alzo zero” con cadenza pluriennale ripartendo da dove era arrivato la volta precedente come se tutto fosse rimasto eguale.

Lei che è così saggio, signor Nessuno, lo vada a spiegare ai miei figli che cosa significa “Homo affaristicus” e altre affermazioni della stessa pesantezza! Non c’è nessuna legge che stabilisce che nel ruolo del Sindaco c’è compresa la sopportazione alle calunnie. Al contraddittorio si, ma alle calunnie no! Domandatelo alle due, inutili, eroiche, UNICHE, vittime della politica orvietana attualmente viventi Maiotti e Santelli (mi permetto di nominarli perché devo rendere onore a loro!) condannati e paganti per delle battute oppure per aver detto che una famosa “Signora” della politica orvietana aveva fatto carriera per merito del CAF ( chi se lo ricorda più che è il caf?). Al confronto le contumelie che ho ricevuto io sono colpi di bazooka, altro che “autocontrollo” caro signor Nessuno!

Ma torniamo alle divagazioni filosofiche alle quali eravamo arrivati poco fa. Se i tanti “nessuno” che fortunatamente popolano la nostra città fossero davvero capaci di tenersi fuori dalle “leggi del branco” e analizzassero le cose per quelle che sono vedrebbe un dibattito più ricco ed interessante e tante “maschere” cadrebbero miseramente ma io non sono così ottimista,sotto i cappotti, tutti diversi, ho visto sempre quelle tre o quattro giacchette, quasi sempre della stessa marca, pochi i vestiti veramente artigianali! E allora vorrei concludere con alcuni spunti che la Sua lettera mi ha stimolato.

Pierre Sansot (P. Editrice) nel suo « Sul buon uso della lentezza; il ritmo giusto della vita” si “ riconosceva nella volontà di non affrettare i tempi, di non lasciarsi mettere fretta, ma anche di aumentare la nostra capacità di accogliere il mondo e di non dimenticarci di noi stessi strada facendo” e in seguito si dichiara “per un’urbanistica ritardataria: cioè un’urbanistica che, senza ostacolare la libera circolazione di persone e merci, possa essere abitabile e ci permetta di rimanere nei luoghi con cui ci sentiamo in sintonia”. Il “tempo” e la “lentezza” sono due concetti base ma che presuppongono rigore e passione, cultura e raziocinio, e allora perché non considerare che il centro commerciale e la complanare sono necessari per allontanare il traffico dai centri abitati? Lei , gentile Nessuno, se pretende di paragonarsi all’intelligente ed astuto figlio di Laerte, converrà con me che si compie una operazione mistificatoria, a tutto danno di chi non ha gli strumenti di conoscenza, quando si parla di centro commerciale dichiarandolo “iper”, quando iper non è, ignorando che nella realtà si tratta di una operazione “ambientalista” (la liberazione dei centri abitati dalle auto).

Insomma, tanta confusione (tra l’altro, uniti con la destra liberista che qui diventa, per la nota lotta di potere, monopolista!) non crede che può fare lo stesso effetto che fece il buon vino nero e dolce a Polifemo e perciò impedire allo stesso di comprendere l’inganno?. Ho scherzato con il Suo P.S. ma Lei non ci è andato mica leggero con questa storia (devo riconoscere, affascinante!) del figlio astuto ed intelligente di Laerte ed è perciò che voglio concludere con una citazione di K.Kavafis che faccio mia e spero Lei vorrà apprezzare. “Se cerchi la tua strada verso Itaca spera in un viaggio lungo, avventuroso e pieno di scoperte:I Lestrigioni e i Ciclopi non temerli, non temere l’ira di Poseidone. Pensa a Itaca, sempre, il tuo destino ti ci porterà. Non hai bisogno di affrettare il corso, fa’ che il tuo viaggio duri anni, bellissimi, e che tu arrivi all’isola ormai vecchio, ricco di insegnamenti appresi in via. Non sperare ti giungano ricchezze: il regalo di Itaca è il bel viaggio, senza di lei non lo avresti intrapreso. Di più non ha da darti. E se ti pare povera all’arrivo, non t’ha ingannato. Carico di saggezza e di esperienza avrai capito un’Itaca cos’è.”

Cordialmente e con tanti auguri per un buon Ferragosto.

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