economia

Mercato del lavoro in Umbria: i dati ISTAT confermano un andamento positivo nel secondo trimestre 2007

domenica 23 settembre 2007
L’Umbria conferma anche nel secondo trimestre del 2007 un andamento positivo del mercato del lavoro: l’occupazione continua a crescere in maniera rilevante, mentre l’incremento della disoccupazione deriva dall’aumento della partecipazione attiva della popolazione residente. Questo il quadro della situazione del mercato del lavoro umbro secondo i dati forniti dall’Istat e relativi al secondo trimestre 2007. Rispetto al corrispondente trimestre del 2006, l’occupazione regionale è aumentata di ben 10mila unità toccando quota 362mila, un livello inferiore di sole 3mila unità al massimo storico toccato nell’ultimo trimestre dello scorso anno. Secondo l’Osservatorio sul mercato del lavoro della Regione Umbria l’incremento percentuale (3%) è risultato ben più elevato di quello medio del paese (+0,5%) e di un punto superiore a quello medio del centro (2%), che a sua volta risulta l’area del paese che ha registrato la miglior “performance”. A livello regionale si tratta della maggior crescita dopo quella del Lazio (4,9%). Ne è derivato un aumento del tasso di occupazione di 1,8 punti (pari a 64,1%), un valore di solo mezzo punto inferiore al massimo storico del quarto trimestre 2006. Il livello attuale assunto da questo indicatore in Umbria risulta di quasi un punto superiore a quello medio del centro (63,2%), sebbene registri ancora un gap importante verso quello del nord (66,7%) e nella graduatoria delle regioni del centro-nord l’Umbria precede solamente il Lazio. Così come nel primo trimestre a beneficiare della congiuntura positiva sono state le donne, il cui livello occupazionale è salito in un anno di 12mila unità raggiungendo quota 157 mila; si è trattato della crescita (+8,3%) percentualmente più rilevante di tutte le regioni italiane. Il tasso di occupazione femminile, quindi, è sensibilmente aumentato passando dal 51,8% al 55,9%. Anche nel secondo trimestre, invece, l’occupazione maschile ha registrato una contrazione (-0,8%) scendendo da 207 mila a 205 mila unità. Ne è seguita una contrazione di 4 decimi del tasso di occupazione (ora al 72,3%), un valore che, come nel primo trimestre, è inferiore alla media del centro (73,7%), sostanzialmente invariata rispetto al 2006. Si evidenzia inoltre – affermano dall’Osservatorio sul mercato del lavoro della Regione Umbria - una sostituzione di notevole rilievo di lavoro dipendente a lavoro autonomo, molto più importante di quelle registrate in altre aree del paese. L’occupazione alle dipendenze è aumentata del 7,6% portandosi al massimo storico di 274 mila (+20 mila); di contro quella autonoma è calata del 9,3% scendendo a quota 88 mila (-9 mila). Ne è seguita una contrazione del peso della componente autonoma dal 27,7% al 24,4%, che ora risulta più contenuto di quello del centro (26,8%) e del paese (26,4%). Si conferma anche che tale sostituzione riguarda entrambi i sessi ed è stata prodotta unicamente nel terziario, settore a cui si deve la maggior parte della crescita occupazionale. Qui operano 234 mila lavoratori (+13 mila), pari al 64,6% dell’occupazione totale; in particolare il maggior contributo è venuto dai settori extracommerciali il cui numero di addetti ha raggiunto quota 182 mila (+8mila), ma importante è stata anche la crescita dell’occupazione nel commercio (5 mila). Il numero degli addetti in agricoltura è invece sceso (-4mila) a quota 11 mila (3% dell’occupazione regionale); l’occupazione industriale, invece, è aumentata di 2 mila unità portandosi a quota 117 mila grazie alla crescita nell’industria in senso stretto che ha più che compensato la flessione dell’occupazione edile (da 35 mila a 30 mila). La crescita del terziario ha interessato soprattutto le donne che hanno beneficiato dei 3/4 dell’importante saldo positivo dei servizi extracommerciali e dei 2/5 di quello del commercio. La flessione registrata nel settore agricolo, infine, ha riguardato per 3/4 gli uomini. La presenza femminile risulta quindi sensibilmente aumentata nell’occupazione terziaria, dove le donne rappresentano il 53,5% degli addetti, e dove lavorano quasi l’80% degli occupati di questo sesso; la presenza di donne è aumentata anche nell’industria dove però sono ancora gli uomini a prevalere nettamente (77% degli addetti) dato il ruolo superiore che questo settore ha nell’occupazione maschile (44,1% dei lavoratori a fronte del 17,2% delle lavoratrici umbre). La crescita delle forze di lavoro in Umbria (+4%) è stata la più rilevante del paese. Rispetto al corrispondente trimestre del 2006 le forze di lavoro sono aumentate di 15 mila unità raggiungendo quota 382 mila. Tale crescita è stata generata principalmente dalla maggiore partecipazione della popolazione autoctona come testimoniato dalla contemporanea contrazione registrata dalle non forze di lavoro in età attiva (da 194 mila a 180 mila). Il tasso di attività è aumentato di 2,7 punti portandosi al 67,7%, un valore che risulta di soli 3 decimi di punto inferiore al massimo storico regionale toccato nel quarto trimestre 2006, intermedio tra quello del centro (66,4%) e quello del nord (68,9%) e che pone l’Umbria al pari della Toscana al settimo posto della graduatoria nazionale. La crescita delle forze di lavoro è stata determinata quasi unicamente dalla componente femminile che ha raggiunto quota 170 mila (+14 mila), con un tasso di attività femminile salito al 60,6% (+4,6 punti) e risulta di 4,1 punti superiore alla media del centro e 1,2 in di quella del nord. Il tasso maschile si è portato al 74,8% (+0,7 punti), un livello superiore di soli 3 decimi alla media del paese ma inferiore sia a quello del nord (78,3%) sia a quello del centro (76,6%). Si noti che per entrambi i sessi alla crescita delle forze di lavoro è corrisposta una flessione delle non forze di lavoro in età attiva (quelle femminili sono calate di 12 mila unità e quelle maschili di 2 mila). Poiché l’incremento delle forze di lavoro è stato superiore a quello dell’occupazione, il numero delle persone in cerca di lavoro è aumentato, passando dal minimo storico di 16 mila unità toccato nel secondo trimestre 2006 alle attuali 20 mila: il tasso di disoccupazione è così risalito al 5,2% (+9 decimi) e risulta ora leggermente superiore alla media del centro (4,8%). Data la dinamica di occupazione e forze di lavoro il numero dei disoccupati è aumentato di 3 mila unità per gli uomini e mille per le donne. Per i primi il numero dei disoccupati è quindi salito a quota 7 mila, per le seconde si è attestato a quota 13 mila; per entrambi i sessi tale crescita ha riguardato principalmente la componente con esperienze pregresse. Il tasso di disoccupazione maschile è così passato dal 1,9% al 3,2%, un valore che si mantiene, comunque, inferiore alla media del centro (3,7%) pur risultando ora più elevato di quella del nord (2,3%); più contenuta la crescita del tasso femminile (+3 decimi) che però ora risulta superiore alla media del centro (7,7% a fronte del 6,3%) dato che nello stesso periodo quest’ultima è sensibilmente diminuita (-1,3 punti). All’aumento della disoccupazione Eurostat – sottolineano dall’Osservatorio sul mercato del lavoro della Regione Umbria - ne è corrisposto uno meno pronunciato della disoccupazione allargata a seguito del sopra ricordato passaggio da non forze a forze di lavoro della popolazione residente. Ovviamente – concludono - anche questa volta si ricordano le cautele richieste da una lettura dei dati trimestrali. Non si può non sottolineare comunque la positività del quadro che ne emerge, confermata anche dalle medie mobili dei dati trimestrali, che ovviamente forniscono stime più “robuste”.

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