economia

Tendenza inflattiva più fredda e maggiore prudenza dei consumatori

mercoledì 12 ottobre 2005
Un incremento dei prezzi al consumo leggermente più basso di quello nazionale e quindi una tendenza inflattiva “più fredda”, ed un atteggiamento più “prudente” dei consumatori che acquistano prodotti scegliendoli tra quelli compresi nel livello medio del prezzo di vendita. Sono questi i principali elementi che emergono nel 2005, in Umbria, dal secondo monitoraggio compiuto dall’“Osservatorio regionale dei prezzi”, promosso dalla Regione Umbria, in collaborazione con l’Istat regionale e l’Università di Perugia. I risultati dell’indagine, che analizza il periodo gennaio-luglio 2005, sono stati illustrati stamani a Palazzo Donini nel corso di una conferenza stampa cui hanno partecipato il preside della Facoltà di economia dell’Università di Perugia, Pierluigi Daddi e la responsabile dell’Istat regionale Rita Bartoloni.

Lo studio elaborato dall’Osservatorio analizza due elementi: l’andamento dell’indice dei prezzi al consumo, e quello relativo alle quotazioni dei prodotti e ai relativi comportamenti di acquisto dei consumatori. L’andamento dell’indice dei prezzi al consumo viene effettuato su otto Comuni (Perugia, Terni, Spoleto Foligno, Città di Castello, Narni, Orvieto e Todi); il “paniere” di prodotti di riferimento è “analogo a quello nazionale” ed è composto da circa 500 prodotti suddivisi in dodici capitoli merceologici. L’elemento di novità, rispetto a quello adottato dall’Istat nazionale, del metodo di rilevazione dell’Osservatorio regionale sta nel fatto che vengono inseriti nella rilevazione anche i dati di sei comuni non capoluogo, permettendo una più ampia valutazione della dimensione regionale. Il secondo campo di indagine è effettuato sulla base di rilevazioni, compiute sempre negli otto Comuni, e riferite ad un “minipaniere” di 38 prodotti di largo consumo, individuati dai promotori dell’Osservatorio in collaborazione con le associazioni dei consumatori, le organizzazioni sindacali, la Consulta regionale dei consumatori e utenti e con l’Anci.

“La rilevazione dei prezzi al consumo nel periodo gennaio-luglio 2005 – ha detto il professor Daddi – fa registrare rispetto al 2004 (base dicembre) un incremento complessivo dell’1,5 per cento, dato leggermente inferiore a quello nazionale che è dell’1,7, e questo ci può far prudentemente affermare che in Umbria la dinamica dell’inflazione è più fredda e ‘sotto controllo’”.” Fra gli elementi che concorrono a determinare questa tendenza – ha spiegato Daddi – possiamo ipotizzare la forte propensione degli umbri a rivolgersi al piccolo dettaglio, che è un settore meno reattivo della grande distribuzione alle variazioni dei prezzi, la riduzione della domanda che frena l’aumento dei prezzi ed anche quel circuito di distribuzione legato alla produzione di prodotti tipici”. “Nel 64 per cento dei prodotti – ha spiegato ancora Daddi - si registrano variazioni più basse o uguali al livello nazionale, mentre solo nel 23 per cento dei casi l’aumento è superiore. Gli incrementi più alti si sono registrati nel settore abitazioni ed energie (+5,3), nei trasporti (+2,8) e nei servizi ricettivi e di ristorazione (+2,1). Mentre i comuni capoluogo sono allineati sostanzialmente con la tendenza nazionale, gli altri sei contribuiscono, con discrete variazioni, a rendere più basso l’indice regionale.

I consumatori umbri – come spiega Bartoloni dell’Istat regionale – secondo i risultati dell’indagine condotta sul “minipaniere” regionale 2005, manifestano una tendenza più ‘prudente’ rispetto allo scorso anno: scelgono prodotti con un prezzo che si avvicina a quello medio, con una particolare attenzione al rapporto qualità-prezzo. Si tende a spendere di più solo per la carne, per i prodotti ‘fior di latte’ e per il parmigiano. Per quanto riguarda le oscillazioni dei prezzi tra il minimo ed il massimo rilevato, si va, ad esempio, per la carne bovina da 3,36 euro (gennaio) a 16,50, per caffè e cornetto da 0,60 euro a 1 euro, per la carne suina da 2,95 euro (febbraio) a 15,90. Per i prodotti ‘fior di latte’ da 3,09 euro (gennaio-giugno) a 11,84, il latte a lunga conservazione oscilla tra 0,39 euro a 1,94, il costo del pasto in pizzeria (margherita, birra e coperto) è variato da un minimo di 5,30 euro a 11,50, mentre il prezzo dell’olio extravergine di oliva è variato da 2,3 euro a 9,50. Discrete le differenziazioni tra diversi comuni, che sono determinate dalle differenti caratteristiche della rete distributiva e dai mesi presi in considerazione.

Commenta su Facebook

Accadeva il 15 ottobre