cultura

Da Orvieto esposizione del Sacro Corporale per il grave momento dell'umanità

lunedì 23 marzo 2020
di Silvio Manglaviti (Associazione Orvieto Città del Corpus Domini)
Da Orvieto esposizione del Sacro Corporale per il grave momento dell'umanità

Da Roma, venerdì 27 marzo, alle 18, in Piazza San Pietro, vuota, Sua Santità Papa Francesco esporrà il Santissimo Sacramento ed impartirà, "Urbi et Orbi", l’indulgenza plenaria. Un atto antico, quando i pontefici imploravano perdono e protezione per l’umanità intera in situazioni estreme di rischio e pericolo, ora richiamato dall’attuale infestante situazione sanitaria che coinvolge ed accomuna le sorti di tutte le genti del Pianeta; non essendo possibile per gran parte dei fedeli confessarsi e ricevere assoluzione né comunicarsi, così come i numerosi decessi non consentono di porgere l’estremo saluto ai propri cari.

L’esposizione del SS. Sacramento è affidarsi non solo in spirito ma materialmente a Dio nell’Ostia Sacratissima, vero e reale Corpo di Cristo. È l’eredità materiale che Gesù ci ha donata con l’istituzione dell’Eucarestia nel Cenacolo il Giovedì Santo, a Gerusalemme e che nel 1246, a Liegi, per le visioni di Santa Giuliana de Cornillons, portò all’istituzione della Festa di Dio, nel SS. Sacramento (Liegi è la Ville du Saint-Sacrament). Successivamente Papa Urbano IV, che era stato arcidiacono a Liegi, l’11 agosto 1264, con Bolla Transiturus istituì e promulgò universalmente la solennità del Corpus et Sanguis Domini, da Orvieto, Sede Apostolica; poiché il pontefice, in contrasto con Manfredi, non si insediò mai a Roma.

San Paolo VI Papa, nel pellegrinaggio ad Orvieto, Città del Corpus Domini – definita dallo stesso pontefice Urbisveteris Civitas eucharistica supra montem posita – per i 700 anni della Transiturus nel 1964 (primo volo in elicottero di un papa), evidenziò il Messaggio di Orvieto, centro e santuario mondiale dell’Eucarestia, che si venera nel Santissimo Sacramento. E il Duomo di Orvieto, sede del Santuario Eucaristico che custodisce le reliquie del Miracolo di Bolsena (la messa miracolosa è rappresentata nelle Stanze di Raffaello e nella Galleria delle Carte Geografiche nei palazzi Vaticani), è evocato nel rosone a 22 raggi della basilica dalle cui logge papa Leone IV benedice L’incendio di borgo; affresco sempre di Raffaello.

Domenica 22 marzo il Vescovo di Orvieto Todi, Benedetto Tuzia, reggente fino all’insediamento del nuovo Vescovo Gualtiero Sigismondi, appena nominato da papa Francesco, ha celebrato l’Eucarestia ed esposto il Sacro Corporale, in via straordinaria. In apprezzamento dell’evento l’associazione Orvieto Città del Corpus Domini ha inviato il seguente messaggio via WhatsApp al Vescovo e, per conoscenza, al Presidente dell’Opera del Duomo e alla Sindaco di Orvieto:

«Eccellenza Reverendissima, Padre Amatissimo, Grazie per aver voluto concedere al mondo la possibilità di venerare, anche se solo con la Vista, dalle nostre case, le reliquie prodigiose del Miracolo di Bolsena, nel Santuario Eucaristico del SS. Corporale che la basilica cattedrale, il meraviglioso Duomo di Orvieto, Giglio d'Oro delle cattedrali, custodisce da tanti secoli. Orvieto Città del Corpus Domini si fa voce dei fedeli per chiedere alla S. E. R. di esporre all'adorazione perpetua il Santissimo e di mantenere aperto, ovviamente negli orari previsti, non soltanto oggi ma per tutto il durare dell'emergenza, il tabernacolo con il reliquiario.

L'impossibilità per tanti Cristiani di tutta la terra di potersi comunicare potrebbe essere in parte alleviata adorando anche da casa il SS. Sacramento e venerando il Sacro Corporale. Il Messaggio di Orvieto di S.S. San Paolo VI ce lo impone come ruolo compito e responsabilità verso la Chiesa e verso il Creato. Eccellenza Reverendissima, nella speranza che questo nostro appello accorato possa trovare accoglienza, chiediamo altresì che l'eventuale esposizione perpetua sopra richiesta del Santissimo e del Sacro Corporale nella Cappella stessa, sia ripresa da una videocam fissa e diffusa in diretta ogni giorno via streaming. Chiediamo anche che di questa opportunità sia data notizia ufficiale attraverso tutti i possibili canali ed organi mediatici di tutto il mondo. Grazie Eccellenza, il Signore ci benedica e protegga».

 

Associazione Orvieto Città del Corpus Domini.
Progetto "Transiturus: ponte culturale tra Europa e Mediterraneo"

L’Associazione Orvieto Città del Corpus Domini, senza fini di lucro, ha lo scopo di rinsaldare e promuovere il ruolo e la missione culturali di Orvieto, quale sede istitutiva storica della massima solennità eucaristica cristiana, il Corpus Domini (promulgata da Orvieto con bolla Transiturus di papa Urbano IV, 11 agosto 1264), quale elemento culturale popolare della storia civica europea, mediorientale e mediterranea.

Come Gerusalemme (dove Gesù Cristo istituì l’eucarestia nel cenacolo pasquale) e Liegi (dove Santa Giuliana si fece promotrice nella diocesi della festa per il Santissimo Sacramento), Orvieto ha ricevuto in dote il compito, che deriva dalla Storia, di istituire un tavolo di incontro che si fondi anche sul processo istitutivo della solennità del Corpus Domini; legando e collegando tra di loro le comunità civiche e religiose dei luoghi in cui tale processo si è manifestato popolarmente.

Ma nono solo. Tavolo di incontro anche di proposte e progetti culturali, come gli aspetti dell’arte popolare e le sacre rappresentazioni (attivi già nel Medio Evo ad Orvieto e in tutta Europa): storia della rappresentazione del sacro e del soprannaturale nelle culture e nelle civiltà umane, manifestatisi nel corso del tempo e provenienti da ogni spazio fisico e geografico.

Orvieto è da sempre luogo di incontro di culture e civiltà e Orvieto Città del Corpus Domini ne rappresenta il segno culturale indelebile che viene dalla storia di una comunità e del luogo in cui è nata e vive da millenni.

Papa Paolo VI nel 1964, in occasione delle celebrazioni per il VII centenario della bolla Transiturus esaltò il Messaggio di Orvieto, che sanciva definitivamente ruolo e missione culturale di una comunità tutta, civica, laica e religiosa. Di Orvieto, città del Corpus Domini ne hanno parlato da sempre gli storici e nel secondo Dopoguerra fu recuperato l’appellativo dal vescovo Pieri e da Andrea Lazzarini, studioso e corrispondente dell’Osservatore Romano.

Il 24 maggio 1337, con atto pubblico, Riformagione Super festo et offitio festi Corporis Cristi, Ermanno Monaldeschi della Cervara, signore di Orvieto, definì le regole organizzative della solennità e della processione del Corpus et Sanguis Domini. Suffragava l’atto comunale di Ermanno la stessa esigenza civica sentita a Napoli da Roberto D’Angiò (che aveva una sua residenza in Orvieto), il quale ottenne un breve pontificio già nel 1328 per far transitare la processione del Corpo di Cristo presso il monastero di S. Chiara dove stava facendo edificare la chiesa del Corpus Domini. Ermanno Monaldeschi ad Orvieto gestiva l’eredità culturale affidatale da papa Urbano IV innestandola sulla venerazione popolare delle reliquie del miracolo eucaristico che si manifestò a Bolsena, custodite nel Duomo, la basilica cattedrale che il Popolo Orvietano riuscì ad edificare sin dal 1290.

Orvieto è primordiale crocevia di culture e civiltà, ancestrale Luogo del Sacro, tra il continente europeo e il Mar Mediterraneo, al centro della penisola italica sulle principali direttrici mercantili e vie di pellegrinaggio antiche e Romee. Risalgono all’età del ferro le sepolture villanoviane dentro la rupe venute alla luce durante lo scavo, su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane, del pozzo della Rocca, che sarà detto del papa – da Clemente VII che lo commissionò – e poi, di S. Patrizio. Gli Etruschi qui fonderanno Velzna, in latino Volsinii (denominazione che migrerà a Bolsena dopo la distruzione di Velzna da parte di Roma nel 264 a.C.), presso cui sorgeva il santuario della confederazione, Luogo Celeste, Fanum Voltumnae originario le vestigia del quale emergono al Campo della Fiera.

Ad attirare l’attenzione e l’ammirazione del luogo, la stessa conformazione geomorfologica rupestre di Orvieto, a gradoni, come uno ziqqurat naturale; slanciata verso il cielo dalla piana in cui vi scorrono due fiumi, il Chiani (dalla Valdichiana) e il Paglia (dall’Amiata), confluenti alle pendici della rupe, ricevendo fossi e ruscelli che cadono dalle balze laviche dei vulcani volsiniesi. Goti, Bizantini, Longobardi, movimenti ereticali, imperatori e pontefici furono attratti dalle caratteristiche tattiche e strategiche del sito rupestre orvietano, Urbs Vetus, luogo antico, naturalmente munito e difendibile, come Masada. Molti papi vi soggiornarono e tanti ordini monastici vi si insediarono.

Urbano IV, patriarca di Gerusalemme eletto al soglio petrino nel 1261, decidendo di non recarsi a Roma per non cadere prigioniero di Manfredi, stabilì in Orvieto la Sede Apostolica e la Curia. Al secolo Jacques Pantaleon de Troyes, era stato arcidiacono a Liegi quando, su proposta di Santa Giuliana de Cornillons, fu istituita in quella diocesi una festa in onore del Santissimo Sacramento nel 1246.

Fatto vescovo di Verdun, fu poi nominato patriarca gerosolimitano. Pantaleon, che già risiedeva a S. Giovanni d’Acri perché Gerusalemme era stata presa dal Mamelucco, si trovò al centro di una grave crisi geopolitica ante litteram tra Genovesi e Veneziani per il controllo di un monastero sulla principale via verso Oriente. Il patriarca, una volta eletto papa, accrebbe il legame con Venezia ed i loro alleati Tartari (che stavano calando dalla regione caucasica verso il territorio musulmano mediorientale e in Terra Santa) per contrastare Manfredi, prosecutore dell’alleanza sveva federiciana con il mondo islamico già penetrato in Sicilia, in Puglia e nel meridione.

Urbano IV, da Orvieto promulgherà alcune bolle legate a questa situazione “geopolitica” tra cui quella che sanciva la regola dell’Ordine delle Clarisse (Santa Chiara aveva operato un miracolo eucaristico cacciando da Assisi un’orda saracena con la sola imposizione dell’ostia consacrata, il Santissimo Sacramento) e la bolla Transiturus con cui fu istituita per tutto l’universo cristiano la solennità del Corpus et Sanguis Domini: 11 agosto 1264; comunicandola al patriarcato di Gerusalemme (dove Gesù Cristo aveva istituito l’eucarestia nel cenacolo) prima e poi, 8 settembre, alla beata Eva, erede a Liegi della mozione di S. Giuliana.

 

 

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