cultura

"Visioni dalla Tuscia. Volti e immagini attraverso lo sguardo di una famiglia di artisti

sabato 28 dicembre 2019
di Davide Pompei
"Visioni dalla Tuscia. Volti e immagini attraverso lo sguardo di una famiglia di artisti

La purezza e la bellezza originale delle necropoli etrusche, delle chiese romaniche, dei borghi medievali, dei palazzi rinascimentali. L’atmosfera surreale di Civita di Bagnoregio, delle pianure fertili dell’Alta Tuscia, della Vallata del Tevere. Ma anche gli "inquietanti mostri" del Sacro Bosco di Bomarzo, le ambrate terre di Vulci, gli uliveti, i noccioleti e i vigneti alternati alle fasce boscose e ai boschi più estesi. È una fisionomia del paesaggio che si riconosce e persiste proprio nei luoghi dove la natura e la storia umana, come provenienti da una stessa matrice, si sono reciprocamente modellati alle diverse forme del suolo, quella documentata nella mostra "Visioni dalla Tuscia".

Un'esposizione di volti e immagini del territorio viterbese attraverso lo sguardo della Famiglia Funari che grazie a “Soriano Terzo Millennio” e in collaborazione con "Il Camaleonte", trova posto nella Sala dei Pilastri delle Scuderie di Palazzo Chigi Albani, a Soriano nel Cimino, che lascia aperte le sue porte da sabato 28 dicembre – alle 16.30, l'inaugurazione alla presenza delle autorità e di Francesca Ceci dei Musei Capitolini – a domenica 26 gennaio. Nei suggestivi ambienti seicenteschi saranno esposte le opere di Luciano Funari, artista capostipite della famiglia di pittori, di Giovanni, suo fratello, dei figli di Luciano, Fernando, Francesca e Fabio Massimo.

Negli anni, padre, fratello e figli hanno voluto tracciare con le loro creazioni una serie di quadri dipinti e stampe per testimoniare la bellezza e le emozioni che questo territorio regala. "Luciano e Giovanni Funari – spiega Francesca Pandimiglio, docente di Storia dell’Arte, archeologa medievista, conservatrice dei beni culturali e critica d’arte – sono anche i maestri scalpellini eredi delle famiglie Anselmi e Funari ed è loro l’opera della copia del sarcofago, detto 'della Bella Galiana', murato sulla facciata della Chiesa di Sant’Angelo in Spatha nel 1998. L’originale, scolpito su tre lati con scene di caccia al leone nel 270 - 280 d.C. è stato rimosso nel 1988 ed è conservato al Museo Civico di Viterbo.

Si tratta di un’imponente cassa marmorea, riutilizzata nel Medioevo, che fu oggetto di venerazione da parte dei viterbesi, in quanto, fin dalla seconda metà del '500, si credeva vi fosse sepolto il corpo della Bella Galiana. Nella mostra, la pittura di paesaggio ha come genere gli ambienti all'aperto, i ritratti dal vero, idealmente ricostruiti. Questo genere pittorico, già dal Medioevo veniva riproposto nei testi letterari più importanti, quali la Bibbia e i Vangeli, che erano abilmente decorati con miniature di personaggi e luoghi con scene ambientate in spazi aperti". D'altronde "il tema del paesaggio rivela uno stato della nostra anima".

Queste, almeno, le parole del filosofo francese Henri-Frédéric Amiel riportate sul Journal Intime in un articolo redatto negli anni '83-'84 del XIX secolo. Nel '900 la vera definizione di "paesaggio" sarà, per Karl Ludwig Fernow, pura musica, per Carlo Ludovico Ragghianti, "uno scenario o uno spettacolo come un film o un’opera teatrale" all’interno del quale "far danzare le forme e i colori", per Giulio Carlo Argan, sfocerà nel concetto di "natura architettonica", di richiamo al paesaggismo dell’architettura organica di Frank Lloyd Wright. In verità – come anche il percorso della mostra ben presenta – non esiste un solo paesaggio e una sola pittura di paesaggio.

Piuttosto tanti paesaggi quanti sono i soggetti della visione, sospesi tra immagine e realtà, in un contesto inter-prospettivo. Ecco allora che la vasta galleria dei quadri che tracciano un viaggio nell’Etruria Viterbese, "un luogo di una bellezza magica come in nessun altro posto si può ammirare", in uno scenario così pittoresco dove il naturale e l’artificiale si sono mescolati con il passare dei secoli. Così come è avvenuto all'interno del complesso monumentale di indubbio valore artistico che ospita la mostra. Tra l’edificio principale e le scuderie, la Fonte di Papacqua e numerosi mascheroncini con zampilli, che circondano il piazzale.

Per ulteriori informazioni:
www.sorianoterzomillennio.org

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