cultura

Pellegrini alleronesi a Siena sui luoghi ansaniani

giovedì 14 novembre 2019
di A.R.
Pellegrini alleronesi a Siena sui luoghi ansaniani

In prossimità della festa di Sant’Ansano, patrono di Allerona, che il Martirologio Romano colloca nel primo giorno di dicembre, sabato 9 novembre un gruppo di alleronesi, accompagnati da don Eugenio Campini, parroco di Allerona Scalo, si è recato in devoto pellegrinaggio a Siena nei luoghi dove il giovane romano, battezzatore della città, ha trovato il martirio nel 303 durante la persecuzione di Diocleziano.

Sotto la guida di Fabio Fantozzi, presidente della Confraternita laicale di Sant’Ansano, a Dofana, in provincia di Siena, i pellegrini si sono portati nel centro cittadino per ammirare le statue dei santi protettori sopra la Loggia della Mercanzia e quindi alla cappella delle Carceri dove, secondo la tradizione, il giovane Ansano venne imprigionato nella contigua torre in pietra.

Nella facciata, sopra il portale, hanno potuto ammirare l’affresco quattrocentesco di Francesco Rustici, detto il "Rustichino" raffigurante la Madonna col Bambino tra i santi Ansano e Caterina mentre all’interno sono apprezzabili altre testimonianze artistiche risalenti al Settecento. Successivamente il gruppo è entrato nella cattedrale dove sono esposte le reliquie del Santo. Il pellegrinaggio si è concluso a sera nella località di Dofana, vicino al fiume Arbia, presso la chiesa costruita sul luogo del martirio, nella quale il corpo del Santo fu custodito fino al 1107, anno del suo trasferimento nella cattedrale da dove si è poi irradiata la devozione, tuttora viva in molti luoghi delle regioni Toscana, Lazio e Umbria.

Culmine del pellegrinaggio è stata la messa celebrata dall’arcivescovo metropolita di Siena monsignor Paolo Lojudice che nell’omelia ha ricordato come i cristiani non debbano sentirsi “altro” rispetto alla Chiesa, dove non contano gli edifici, ma le persone, “pietre vive”, che danno testimonianza della propria fede. Da qui l’invito a fare la verifica su che tipo di Chiesa si è oggi capaci di rappresentare, indicando che la via della missione ecclesiale più adatta al tempo presente e più comprensibile per i nostri contemporanei è la testimonianza, personale e comunitaria, radicata in una spiritualità profonda e culturalmente attrezzata, e in un servizio generoso e gratuito volto a far vivere meglio tutti quelli che incontriamo.

Al ritorno, i partecipanti erano tutti contenti di aver cantato le lodi di un santo, seppur lontanissimo nel tempo, “modello e portento di virtù per i giovani”, e dell’auspicio dell’Arcivescovo che possano maturare presto le condizioni per una sua visita ad Allerona. Tutti sono stati però invitati a ricercare quell’aspettativa di fondo che, anche se variamente motivata in ciascuno, implica una nostalgia di infinito, di trascendenza, che prima o poi fa capolino, anche se in modi diversi.

 

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