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VISIONI
cultura

Il Pozzo delle Meraviglie

venerdì 8 marzo 2019
di Mirabilia-Orvieto
Il Pozzo delle Meraviglie

Pozzo di San Patrizio, Orvieto

L'acqua è una risorsa fondamentale per la vita. Nel caso dei pozzi poi, frutto dell’ingegno e della fatica umana, il prezioso elemento si carica di valenze simboliche così forti da oscurare, a volte, la più modesta concretezza della funzione pratica. Forse proprio per la straordinaria importanza che aveva nelle civiltà più antiche, al pozzo è stato attribuito da tempi immemorabili un significato sacrale e, quindi, religioso. Del resto la discesa nella profondità della terra è stata da sempre associata ai mitici viaggi nell’oltretomba, da quelli che hanno per protagonisti gli eroi del mondo classico, come per esempio Enea e Ulisse, a quelli narrati nelle celebri leggende o poemi del Medioevo. Non è allora un caso che la visita di ogni pozzo susciti inevitabilmente, anche nell’animo del visitatore più distratto o distaccato, un senso di inquietudine al punto da avere la percezione di uscire gradualmente dall’esperienza ordinaria della vita per entrare in una realtà fuori dal tempo.


Pozzo iniziatico di Santa Cristina, Sardegna

Entrare in un pozzo profondo è quindi un’esperienza che si può vivere più a livello intuitivo che razionale, una sorta di inconscia consapevolezza di uno stato che è al tempo stesso fisico e sovrannaturale. Molte civiltà e religioni hanno dato alla discesa nel pozzo il significato di una discesa nel ventre della Madre Terra per avere con Lei un contatto divino dal potere catartico. Nei pozzi avvenivano infatti gli antichi riti iniziatici dove ci si immergeva nelle profonde acque sorgive della terra per una “purificazione” dell’anima e una rinascita interiore. A questo significato esistenziale non poteva di certo sfuggire il Pozzo di Orvieto, il pozzo dei pozzi, che nel ‘700 fu ufficialmente associato alla leggenda irlandese di San Patrizio, passando dalla originaria denominazione di Pozzo della Rocca a quella del Purgatorio di San Patrizio.


Cappella del Pozzo di San Patrizio in Irlanda

La leggenda racconta di una profonda cavità apertasi miracolosamente nell’isola di Derg sotto i piedi di San Patrizio, dove il Vescovo, evangelizzatore dell’Irlanda, ebbe la visione del Purgatorio; in quella straordinaria esperienza dell’Oltretomba, il Santo sperimentò in anticipo il destino toccato in sorte ai peccatori dopo la morte affinché chiunque, visitando quella grotta, potesse espiare le sue colpe e cambiar vita. Per tutto il Medioevo, l’isola fu meta di numerosi pellegrinaggi, alcuni dimenticati altri invece diventati famosi come quello del cavaliere di Owein.
Ma l’identificazione del Pozzo orvietano con l’immaginario religioso medioevale non finisce qui. Infatti quelle scale elicoidali che discendono vertiginosamente per poi risalire in superficie, non rievocano forse la “voragine” dell’Inferno dantesco, con i suoi gironi che si spingono inesorabilmente fino al centro della Terra, o la ripida montagna del Purgatorio sulla cui cima splende la bellezza del Paradiso terrestre? Per questo il Pozzo di Orvieto è chiamato di San Patrizio, perché oltrepassare la sua porta richiama alla coscienza sia la dimensione angosciante di un “baratro”, cioè la visione degli Inferi, sia la dimensione liberante di un cammino verso la luce, verso la vita, verso la salvezza, cioè la visione celeste.


Inferno dantesco

Così il collegamento del mitico Pozzo orvietano con quello irlandese non è solo commemorativo, nel senso del ricordo della “leggenda” di san Patrizio, ma è piuttosto un richiamo esistenziale a rivivere in una qualche misura la stessa esperienza del Purgatorio di san Patrizio!
E questo è talmente vero, talmente reale, talmente esistenziale, che lo stesso scrittore contemporaneo Tommaso Landolfi così ne parlò nel racconto scritto dopo il suo viaggio a Orvieto: “Il Pozzo di San Patrizio, per adottare subito il linguaggio appropriato, è l’unica e verace gola del verace inferno. Non basta: esso è addirittura una dimensione del mondo fisico, sicché gli uomini potrebbero benissimo dividersi in coloro che non lo hanno veduto e in coloro che, avendolo invece veduto, sono in più ricchi di insostituibile seppure disperata esperienza…Da cui viene che questo pozzo vinca di gran lunga in orrore la caverna d’Irlanda che gli ha prestato il nome” (tratto dal racconto “Il Pozzo di san Patrizio”, Ed. Rizzoli, 1992).
Nonostante il rapporto con il mondo del medioevo, la mirabile opera del Sangallo è però, e soprattutto, la testimonianza della creatività del genio rinascimentale che non esitò a rompere con le categorie del vecchio mondo, creando capolavori nuovi, anche se incredibilmente ispirati a modelli e simboli antichissimi che risalgono addirittura alle origini della civiltà: gli archetipi.


La Torre Eiffel

Il Pozzo di Orvieto è un’opera “meravigliosa”, un’opera universale, senza tempo e senza confini, un’opera che va ammirata e goduta con occhi nuovi...occhi rinascimentali! E’ un po’ quello che accadde nel 1889 con la Torre Eiffel, un’opera definita a suo tempo “mostruosa”, totalmente fuori dal contesto storico e artistico della città, ma che poi è diventata il monumento più rappresentativo, il simbolo di Parigi e della Francia.
Un filo nascosto attraversa i diversi strati storici, culturali, antropologici, psicologici e religiosi del Pozzo, determinandone via via l’identità, una identità in continua “metamorfosi”. Così dalla connotazione geografica (il Pozzo della Rocca) a quella religiosa (il Pozzo di San Patrizio), il celebre monumento sembra riservare ancora altre sorprese, come se dovesse finire di raccontarsi, e magari svelare la sua stessa anima (il Pozzo della Vita).


Il Pozzo della Vita, Pier Augusto Breccia

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