cultura

Finché c'è vita c'è speranza?

venerdì 8 febbraio 2019
di Mirabilia-Orvieto
Finché c'è vita c'è speranza?

Lo scultore Emilio Greco

Scatta anche ad Orvieto l’operazione elezioni. Si sciolgono le vele. Incominciano i primi movimenti, i primi incontri. La città della “conservazione”, fissa a guardare il suo passato remoto, per la prima volta deve decidere se affrontare seriamente la grande sfida attesa da almeno vent’anni: un “cambiamento”. In questo fine settimana, al Museo Emilio Greco, la società Mirabilia, piccola casa editrice, è stata invitata per raccontare la sua storia. Un intervento di appena cinque minuti, quanto basta per dire cosa non va e su cosa lavorare.

Mirabilia-Orvieto nasce nel 1999, dopo il corso LUMSA per “Operatori/esperti nel turismo culturale e religioso”, e ottiene subito dalla Diocesi l’autorizzazione di guide ai beni culturali ecclesiastici, con la quale svolge un servizio di accoglienza ai pellegrini nel Giubileo del 2000.
Nell’anno 2002 organizziamo il primo convegno “Beni culturali ecclesiastici e turismo” dove, alla presenza della CEI, si fa l’esperienza della speciale visita guidata alla Cappella di san Brizio, definita nel XII Rapporto del Turismo Italiano come “un modo nuovo di illustrare le opere d’arte a carattere religioso”.


Speciale visita guidata presentata alla CEI

Il 2005 è l’anno della pubblicazione-guida “Mirabilia: I luoghi dell’apocalisse”. Corredata dal nuovo servizio fotografico di Sandro Vannini, il prodotto editoriale illustra con linguaggio divulgativo una lettura degli affreschi del Signorelli alla luce della Tradizione biblica e dell’Umanesimo cristiano.


Inaugurazione della pubblicazione

Nel 2009, con il patrocinio di tutte le istituzioni, Mirabilia inaugura nella cripta del Duomo la “Mostra multimediale sul Giudizio Universale di Luca Signorelli”.


La mostra Mirabilia

L’allestimento era una coinvolgente anteprima alla Cappella di san Brizio dove, attraverso la spettacolarità delle immagini in alta definizione, veniva illustrato il significato filosofico e teologico dell’opera: la visione ravvicinata degli affreschi consentiva ai visitatori si osservare i suggestivi particolari dell’apocalisse, anche quelli non visibili ad occhio nudo, avendo modo così di soffermarsi comodamente ad ammirare tutta la genialità pittorica e tecnica dell’artista.


Particolare della mostra

Nonostante la nostra proposta di renderla “permanente”, la mostra chiuse purtroppo i battenti senza poter essere più utilizzata (in pratica 80 metri quadrati di pannelli fotografici su stampa EPSON chiusi in un magazzino!).
Peccato, perché forse è stata persa un’occasione:

- per la città, visto che la mostra stava offrendo una nuova attività turistica;
- per l’Ente, che avrebbe avuto a disposizione uno strumento in più per valorizzare e promuovere il bene più importante della città a costo zero (la mostra era infatti auto-sostenibile);
- per la cripta, che rimanendo aperta al pubblico si manteneva ben asciutta;
- per Mirabilia, visto che la permanenza della mostra avrebbe aiutato la società non solo a sostenersi, ma ad avere le risorse per elaborare nuove e interessanti progettuali.


Rassegna stampa

Concludendo alcune bervi considerazioni, risultato della nostra piccola esperienza:

1. L’identità di una città d’arte risiede nel suo patrimonio storico-artistico. In una incisione del 1616, il Carrarini definisce il binomio Duomo+Pozzo le “Meraviglie della città di Orvieto”, e cioè come i “simboli” della città. C’è urgente bisogno di “scongelare” i nostri beni culturali, liberandoli dall’accademismo degli “addetti ai lavori”: la sfida che ci aspetta è quella di saper trasformare dei capolavori praticamente “muti” in opere “parlanti”, ricche di contenuti e di messaggi in grado di raggiungere l’uomo di oggi;

2. La promozione di un bene culturale non passa per il marketing. Prima di ogni pubblicità, è necessario che il bene da promuovere diventi un “prodotto turistico” fortemente attrattivo, dove l’aspetto storico, artistico e leggendario, si integri in modo creativo con quello simbolico-esistenziale. In sintesi fare marketing significa arricchire i nostri monumenti di quelle peculiarità e di quei vissuti capaci di imprimere nei visitatori caratteri emozionali veramente unici (turismo esistenziale);

3. La valorizzazione di un bene richiede una perfetta collaborazione tra publico e privato. Un bene culturale non è una proprietà privata dell’Ente che lo gestisce, ma è un bene dell’intera comunità e, come tale, deve essere aperto a tutte quelle progettualità che abbiano come obiettivo una fruizione innovativa dei beni culturali, sia nei contenuti, sia nelle modalità di comunicazione;

4. Un’impresa che sceglie di occuparsi di cultura e turismo, come la nostra, non è una forma di volontariato, o un hobby, o un’associazione no profit, ma è una realtà che nasce con l’obiettivo di creare in una città sviluppo e benessere. Orvieto non va ridotta alla “città dei convegni”, ma deve trasformarsi in un “laboratorio” dove le idee prendono forma e si realizzano;

5. I capolavori d’arte sono un patrimonio universale. In questo senso vanno pensati progetti organici, fortemente attrattivi e, soprattutto, a respiro internazionale in grado di collegare i nostri capolavori ai grandi temi culturali, sociali e d’attualità.

Per concludere un’ultima riflessione. Quando un’impresa chiude non riapre più. Un breve dato statistico. Dall’inizio della nostra avventura si sono avvicendati tre Sindaci, tre Presidenti dell’Opera del Duomo, tre Vescovi, tre Presidenti della Fondazione CRO...ma purtroppo la storia non cambia!
Crediamo che, se non avviene un’inversione o conversione della politica, sarà molto difficile arrestare questo continuo, lento e inevitabile declino.
Finché c’è vita...c’è speranza?

Grande è il bisogno di ricominciare.
Una pesante cappa di apatia grava infatti nei cuori,
colmandoci di amarezza, di impotenza, e di disperazione.

Ma per ricominciare, per ridare slancio ai nostri progetti,
abbiamo bisogno di pensieri nuovi, di parole vive,
abbiamo bisogno di ridare vita alla storia e alla politica,
e rianimarle.

(Marco Guzzi)

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