cultura

San Gimignano e le sue torri, il FAI presenta mille anni di storia in una casa di famiglia

giovedì 10 gennaio 2019
di Livia Di Schino
San Gimignano e le sue torri, il FAI presenta mille anni di storia in una casa di famiglia

Essere o apparire? L’eterno dilemma, ma a San Gimignano tra il 1100 e la metà del Duecento non c’erano dubbi. Al bando ogni tipo di modestia e austerità: la potenza si doveva mostrare e doveva sovrastare quella degli altri, anche a costo di un ulteriore intervento edilizio. Costi quel che costi. In quel periodo, infatti, furono costruite la maggior parte delle torri. Massicci edifici che, seppur in numero minore, ancora oggi sorprendono da lontano il visitatore e rimangono caratterizzanti del borgo.

Una fra tutte, quella aperta al pubblico dal FAI - Fondo Ambiente Italiano, a seguito della donazione di Lydia Campatelli (1925-2005), che ha permesso al visitatore di dare completezza ad un viaggio che si annida nelle suggestioni del passato. Un lascito che manifesta la consapevolezza dell’importanza di chi viaggiando vuole fare esperienza di ciò che conosce (e quindi offrire questa possibilità agli altri), soffermandosi sul sospiro delle pietre e guardando con occhi nuovi ciò che incontra.

La storia della professoressa Campatelli si è nutrita della sua grande passione per i viaggi, che probabilmente alimentò anche la sua innata indipendenza, facendole sperimentare l’emozione del ritorno nelle sicure braccia della terra toscana. In quel territorio, San Gimignano, che conobbe come luogo di vacanze estive dai connotati di residenza settecentesca, che ingloba una delle caratteristiche torri medievali, che oggi racconta al visitatore lo stile di vita e i gusti della borghesia toscana tra Ottocento e Novecento.

I Campatelli danno il proprio immaginario benvenuto nel salone del primo piano, dove tra l’eleganza dell’arredamento non può sfuggire un dettaglio: lo stemma di famiglia sul camino (non un sigillo nobiliare, ma un “marchio” di cui si fregia già dal XVIII secolo) e che si ripete su alcuni stendardi che vengono esibiti ancora oggi in occasione delle processioni.

La padrona di casa si presenta a poco a poco e offre all’ospite dettagli essenziali di quel passato che palesa con soddisfazione e orgoglio. L’ospitalità riservata ai parenti ed amici si trova nella raffinatezza e nella cura dei salotti ed in un elegante tavolo apparecchiato in occasione delle festività natalizie. Ma non solo, perdendosi tra i ricami incorniciati, monete e francobolli gelosamente custoditi e immaginandosi di farsi cullare dal suono delle note di un troppo silenzioso pianoforte, si può scoprire la passione dell’ultima padrona di casa per il collezionismo e la memoria storica, luogo sicuro nel quale è facile immaginare che si rifugiasse.

Come forse avrà fatto da bambina nello studio del padre, in quella stessa stanza che esibisce aspetti importanti della biografia di Vincenzo Campatelli. Alle spalle della scrivania, tra libri ben conservati ma non troppo nuovi per non essere stati consultati più e più volte, c’è la medaglia per la partecipazione alla Prima Guerra Mondiale, il diploma di perfezionamento in stomatologia e la nomina a Cavaliere della Corona d’Italia.

Ma la visita proposta dal FAI non finisce con una passeggiata nell’agiatezza e nella ricerca di armonia di una casa di famiglia, ma trova compimento nel racconto di mille lunghi anni. Salendo un altro piano di scale infatti, il passato si intreccia con il presente grazie all’ausilio della tecnologia. Una voce narrante, diffusa con auricolari, porterà alla base della torre mentre immagini proiettate in un ambiente ben più essenziale saranno parte integrante della storia della stessa struttura e della città di San Gimignano: della sua epoca d’oro che fu colpita prima dalle carestie, poi dalla peste nera e quindi dal dominio fiorentino.

La mezzadria con le sue colture rimodellerà il paesaggio della vallata che troverà nell’affusolato e verde cipresso un elemento di continuità. In questo contesto le famiglie proprietarie terriere, come i Campatelli, avranno una crescente responsabilità nell’influenzare valori e abitudini. Un tentativo di protezione per la città delle torri - ormai non più di moda - dall’incombente modernità, dal mondo esterno.   

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