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cultura

Ai tempi delle torture, a San Gimignano per ricordare e riflettere

martedì 8 gennaio 2019
di Livia Di Schino
Ai tempi delle torture, a San Gimignano per ricordare e riflettere

C'è poco spazio per la fantasia, ma molto per riflessione nel Museo delle Torture di San Gimignano. Raggiunta la città delle Torri, in Toscana, si varca la porta del centro storico e si risale l'abitato fino alla piazza del pozzo e, lasciando alle spalle l'allegria dei giorni di festa del periodo natalizio, si fa ingresso nella storia, in quella che non si rallegra della musica delle feste e non si muove nella bellezza degli abiti lussuosi dei palazzi dei potenti. Un potere che comunque anche in questo contesto è dominante, tangibile nell'assenza di quei diritti per i quali nei secoli si è combattuto e che non devono essere mai dati per scontati e immanenti.

Chi decide di varcare la porta di ingresso del museo, in via del Castello, si trova di fronte alla pesante lama della Ghigliottina, che richiama inevitabilmente alla memoria la Rivoluzione Francese e gli ultimi istanti di vita di Luigi XVI e Maria Antonietta. Accanto a questa macchina di morte, che fu concepita per i nobili, sono esposte altre lame che seppur meno macchinose si abbattevano sul condannato al quale veniva imposta la morte su un freddo e scuro ceppo. 

Strumenti, immagini e dettagli raccontano, nel predisposto percorso, come dai tempi dei romani sia esistita la tortura per reprimere o condannare a morte, per intimorire o marchiare a fuoco, per ammonire o umiliare, per far confessare o mettere a tacere. Il racconto si sviluppa anche per contesti geografici diversi e va oltre l'aspetto storico quando -in cima alle scale della prigione- il visitatore si trova a scorgere in una nicchia illuminata una sedia elettrica. Accanto ad essa, ad angolo, l'oscurità di una fessura che lascia intravedere la fine di chi era condannato ad essere murato vivo. Nei sotterranei, a confermare come già la vista di tali strumenti fosse tragicamente inquietante, un silenzioso sarcofago con aculei dalle sembianze di Vergine di Norimberga, rinchiuso da possenti sbarre.

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