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cultura

"Il mondo nella mia penna. La Serpara immaginata" - 1

lunedì 21 maggio 2018
"Il mondo nella mia penna. La Serpara immaginata" - 1

Ci piace pensare che scrivere non sia un'azione strumentale come tante altre. Ci piace pensare che scrivere sia invece dare direzione ai propri pensieri, sia tendere un filo all’interno del caos che ci attraversa e attraversiamo, sia un modo per dare senso al reale, per carotarlo in profondità.

Ci piace sperare che anche i nostri alunni (le classi I C e I D della Scuola Media "Luca Signorelli" di Orvieto) vivano in questo modo la scrittura, e per questo, come atto conclusivo della consueta Unità Didattica rivolta al Testo Descrittivo, abbiamo pensato di portarli in un luogo straordinario, nel senso etimologico del termine.

“La Serpara”, giardino d’arte fondato da Paul Wiedmer a Civitella d’Agliano, con le sue opere di arte contemporanea (sculture, istallazioni, opere concettuali...) che dialogano con la natura circostante, innestate in essa, era proprio il luogo perfetto per l’esercizio di stupore che avevamo in mente per i nostri alunni: una volta divisi in coppie, dovevano infatti rintracciare l’opera che la sorte, tramite foglietto, gli aveva riservato, e poi, taccuino alla mano, porsi all’ascolto attento dell’opera stessa, provare a penetrarla, e infine costringerla a raccontare la sua storia.

I nostri ragazzi ci hanno davvero stupito: hanno vissuto con serietà e abbandono (le due attitudini non sembrino in contrasto) questa esperienza fuori dal comune riuscendo a sondare il mistero allusivo che molte di queste opere emanano, e poi, lavorando con passione, osservazione e capacità immaginativa, hanno tirato fuori delle “descrizioni narrative” (così per comodità ci è piaciuto chiamarle) che ci sono sembrate talmente belle, originali e soprendenti, che ci è parso un peccato ridurle a sterili voti su registro, per poi relegarle in polverosi fascicoli scolastici.

Ecco quindi il motivo di questa serie in 23 puntate (più o meno due a settimana) per la quale ringraziamo di cuore Davide Pompei e tutta la redazione di Orvietonews.it che hanno accolto con entusiasmo la nostra proposta, nonchè, ovviamente, Paul Wiedmer e Jacqueline Dolder che hanno creato questo luogo di meraviglia e ci hanno accolto con calorosità e gentilezza uniche. I nostri giovani scrittori aspettano i vostri commenti. Buona lettura!

proff. Andrea Caponeri e Annalisa Pierini,
Scuola Media "Luca Signorelli" di Orvieto

PULPOPUGNO, opera in roccia peperino di Jérémie Crettol

Lorenzo Giordano, Classe I D "Luca Signorelli", Orvieto

Oggi alla Serpara sto vedendo una statua che rappresenta una grande mano chiusa a formare un pugno. Questa mano all’inizio ha suscitato una strana sensazione: la mano doveva appartenere ad un uomo potente che nella vita ha avuto fama e gloria. Costantemente mi viene da pensare: Perché è li? Come ci è arrivata? Per rispondere a queste domande ho fatto diverse ipotesi, ma c’è una che più di tutte mi convince.
Penso che questa mano nell’antichità appartenesse ad una grande statua di un sovrano o di un re.

Ho immaginato che quella statua fosse molto grande per poter avere una mano così grande e che fosse stata distrutta in seguito ad una sanguinosa battaglia per la conquista e supremazia del territorio dove è stata ritrovata. In questa battaglia si vide una strage di uomini appartenenti ai due eserciti che combatterono uno contro l’altro. La violenza della battaglia fu tale che uno dei due eserciti rase al suolo la statua del sovrano avversario in segno di conquista. Della statua abbattuta rimase intera solo una mano.

Un gruppo di soldati si sentì in colpa per aver distrutto una statua così bella, tanto che tutti insieme decisero di portare la mano in un posto segreto e sicuro al riparo da ulteriori danni. Nascosero la mano in una grotta che si trovava in un bosco vicino al luogo della battaglia, e questa fu ritrovata molto tempo dopo da un scout finito li per sbaglio. Da questo mano si possono dedurre diverse cose del sovrano, ovvero che era un uomo potente e ricco.

Secondo me, il sovrano che la possedeva l’ha fatta costruire per far vedere agli altri il suo coraggio, il suo potere e la sua grandezza.
Se il suo popolo l’aveva mantenuta intatta, secondo me il motivo era perché anche loro rispettavano questo re. A me la mano è piaciuta perché rispecchia tutta la misteriosità che una statua deve avere per attrarre le persone e farle pensare a cosa ci sia dietro.

Lavinia Petrangeli, Classe I C Scuola Media "Luca Signorelli", Orvieto

Sono arrivata davanti ad un pugno, grande ed imponente, che schiaccia i papaveri. Si può vedere da due angolazioni diverse; da lontano sembra una signora con in mano una ciotola, mentre da vicino un pugno che schiaccia dei papaveri con forza, con qualcosa che trapassa la mano da parte a parte. Ha le dita strette, come se volesse sfondare il terreno da un momento all’altro per la troppa rabbia.

Come quando mio padre tirò un pugno fortissimo al muro perchè la televisione nuova non funzionava. È grigia come il cielo in questi giorni, ed imponente come il più grande dei grattacieli, ma la domanda che mi faccio è: perchè con così grande furore cerca di sprofondare nel terreno?

Circa 30 anni fa sul pianeta Pillola ci fu una grande festa. C'era un matrimonio, ma non era un matrimonio normale: si sposavano il re Pill e la regina Ola. La notizia giunse a tutti i pianeti, tra cui il pianeta Caramella, che decise di fare un regalo ai sovrani. Ma, trattandosi del pianeta Caramella, il regalo era ovviamente fatto di caramelle. I Caramellesi fecero una statua il cui nome era Jeremie Crettol.

Quando quest’ultima arrivò sul pianeta Pillola, in un primo momento i sovrani erano felici, ma quando si accorsero che era fatta di caramelle e che queste, durante il viaggio, si erano sciolte, decisero che era meglio portarla via: uno dei contadini del pianeta Pillola propose di portarla sulla Terra ed i Pillolesi accettarono.

Mentre posavano la statua, il contadino che aveva proposto il nostro pianeta, aveva in tasca dei semi di papavero, inciampò e fece cadere questi semi proprio sotto la statua. Sono ormai 30 anni che la statua cerca di sprofondare, perchè è arrabbiata con i Pillolesi che non l’hanno accettata.

 

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