cultura

Donna, perché piangi?

sabato 31 marzo 2018
di Mirabilia-Orvieto
Donna, perché piangi?

"Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto". (Gv 20,13)

E’ passato il sabato.
Tutti, i discepoli e le donne che erano state sotto la croce, avevano rispettato il giorno del riposo. Maria di Magdala è talmente tesa interiormente per i fatti di cui è stata testimone, che non riesce a dormire. E chi potrebbe farlo se a mancare fosse la persona che si ama di più, quella su cui si era riposta ogni speranza. "Nessun altro potrà mai più fare o dire ciò che lui ha detto e fatto", questo pensavano coloro che avevano visto e conosciuto Gesù.

(La disperazione della Maddalena, Ciseri Antonio)

C’è chi aveva lasciato case e figli e mogli per seguirlo, per abbracciare la promessa di una vita nuova, di un mondo nuovo. Ecco che ora, con questa accelerazione della storia di Cristo verso la sua passione, tutto si arresta di colpo; prove, speranze e lotte che Gesù aveva suscitato sono finite, in nome di un destino avverso che inesorabilmente dissolve ogni cosa.
Tuttavia non sono ancora apparse le prime luci dell’alba e tutti corrono al sepolcro. Corre la Maddalena, corre Pietro e, insieme a lui, corre Giovanni, il discepolo amato. La pietra davanti al sepolcro è rovesciata. Il corpo di Cristo è scomparso. Maria è ancora sconvolta da ciò che ha visto nei giorni della passione e ora non capisce, come non capiscono i discepoli che sopraggiungeranno dopo.
Nessuno capisce perché tutti sono fermi ad una lettura orizzontale della storia, una storia che, potremmo dire, andava compresa in senso verticale, cioè nella sua profondità. Quella corsa verso il sepolcro è stata in realtà preceduta da un’altra corsa: qualcun altro prima di loro ha corso...e questo qualcuno è proprio Gesù che è corso fuori da quel sepolcro lasciandolo inaspettatamente vuoto!

(Pietro e Giovanni che corrono al sepolcro)

Maria rimane fuori e piange. Chinandosi verso il sepolcro vede due angeli “seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù”, le chiedono: “Donna, perché piangi?”. Ed ella risponde: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto”. L’espressione “mio Signore” è quella con cui in Palestina le donne di quel tempo si rivolgevano al proprio marito. Dunque è come se Maria avesse identificato il Signore con il suo stesso sposo, tanto era grande l’amore verso Cristo. E’ come se avesse detto: “Hanno portato via mio marito e non so dove l’hanno posto”.
In quel momento, alle sue spalle, appare un uomo. Ancora accecata dallo sconcerto, si gira verso di lui ma non riconosce Gesù. E quell’uomo misterioso si unisce all’interrogativo dei due angeli, ripetendole: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”. Pensando di trovarsi al cospetto del custode del giardino, incalza “Se l’hai portato via tu dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo” (Gv 20,15).
La domanda mette in luce la cecità della donna la cui tristezza le impedisce di vedere la novità ineffabile che invece ha di fronte. Però al suono di quelle parole l’atteggiamento di Maria comincia a cambiare. Il suo corpo prima ripiegato sotto il peso dell’afflizione, ora è risollevato in piedi e rivolto verso quell’interlocutore. Gesù allora la chiama per nome: “Maria!”...e il cuore della donna si apre: "Rabbunì!", che significa: "Maestro!”.
E’ attraverso la parola che Gesù le si rivela, e attraverso la parola che Maria lo riconosce.

(Maria di Magdala al Sepolcro, Giovanni Battista Carlone)

Non la vista ma una voce penetra nel suo cuore e ne squarcia i veli, facendo vibrare le corde più profonde. Solo la parola ha il potere di riaprire tutto, di rimettere tutto in gioco. La fede nasce dalla parola, gli occhi non bastano!
E la Maddalena ha potuto ascoltare quella parola proprio perché non ha mai smesso di cercare, di correre, di sperare, di amare. Per questo in quel sepolcro non potevano esserci per primi i discepoli, fuggiti per il terrore del fallimento e della morte, ma lei, una donna, una semplice donna, la cui vita era stata un giorno trasformata proprio da quella stessa parola che ora le ha dato la forza, l’energia, di non fermarsi, neanche davanti alla parola fine.
E’ Pasqua per me - sembra dire Gesù a Maria - affinché sia Pasqua anche per te.
Il Risorto appare “nuovo” agli occhi di chi lo vede e occorrono occhi “nuovi” per riconoscerlo. Risorgere non è un ripristinare la vita precedente, un ritorno del passato. Al tentativo della donna di “trattenerlo” per sé, Cristo infatti risponde: “Non lo fare, perché devo salire al Padre”, cioè devo passare ad un’altra condizione di vita, a un altro stato. Risorgere vuol dire entrare in un’esistenza completamente nuova. Quel sepolcro si trasforma allora nel giardino di un nuovo Eden: proprio lì, nel luogo della Morte, il primo uomo (Gesù) e la prima donna (Maria di Magdala) si ritrovano per realizzare una nuova creazione, per generare un nuovo futuro.

(L’incontro tra Gesù e la Maddalena)

Finalmente la Maddalena capisce ciò che è accaduto, capisce che questo maestro l’ha sempre preceduta: l’ha preceduta nel nascere, l’ha preceduta nel vivere, l’ha preceduta nel morire e l’ha preceduta nel risorgere. Il cristianesimo non è la religione di un libro (la Bibbia), una religione esigente e faticosa, ma è un’esperienza che spinge l’uomo a girarsi, a guardare oltre, a orientare la propria vita, o meglio, la propria anima, verso un’altra direzione e cioè verso la profondità dell’esistenza. Così canta un inno monastico benedettino nel giorno di Pasqua: “Uomini stanchi, timorosi e vinti corrono in fretta al sepolcro vuoto, vedono e crede solo chi l’aveva amato. Ascolta dunque, l’inferno è divenuto vuoto: alzati amica mia, mia bella, e vieni, corrimi dietro alle nozze eterne. Alleluia!”.

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