cultura

Santo Patrizio e il pozzo delle anime

domenica 11 marzo 2018
di Mirabilia-Orvieto
Santo Patrizio e il pozzo delle anime

San Patrizio indica al cavaliere Ivano l’ingresso al Purgatorio, particolare affresco XIII sec. Todi

Il Pozzo di San Patrizio. Perché? Quando fu costruito, il fantastico pozzo di Orvieto fu subito battezzato col nome di Pozzo della Rocca, ma col passare degli anni, nacquero intorno ad esso, fatalmente, le leggende. Bastava affacciarsi sull’orlo di quel cilindro misterioso perché l’immaginazione prendesse a volare. Quelle finestrelle impilate, aperte come vuote occhiaie sull’oscurità delle viscere terrestri, qual vortice abissale, che sembrava affondare alle radici del mondo, nell’ignoto, o forse in un altro mondo...negl’inferi, nell’aldilà? Ed ecco rivivere nella fantasia del popolo le antiche leggende delle “discese nell’Ade”: le imprese di Ulisse e di Enea, il regno ipogeo visitato da Cristo, l’inferno di Dante, le visioni di Bonvesin della Riva e di Giacomino da Verona, e poi Alberico, e Tundalo e San Brandano.

Irlanda, Isola di Lon-Derg

Sopra tutte quelle reminiscenze ve ne una che s’impose e pian piano finì per coniugarsi col fascino del Pozzo orvietano: fu la leggenda, ancor vivissima nel Cinquecento, del cosiddetto “Purgatorio di San Patrizio”, nata in Irlanda molto prima dell’anno Mille, fissata letterariamente in Inghilterra nel secolo XII per opera del benedettino Enrico di Saltrey e diffusa nell’Europa medievale in numerose versioni francesi, provenzali e italiane. La leggenda, ch’era stata fra l’altro una delle fonti ispiratrici della “Divina Commedia” dantesca, fu ripresa dopo il medioevo da Calderon de la Barca, che la commedia drammatica “El Purgatorio de San Patricio” contribuì non poco a rilanciarla nell’Europa del Seicento.

Resti del monastero costruito accanto alla caverna di San Patrizio sull'Isola di Lon-Derg, Irlanda

Narra dunque la leggenda che, verso la fine del IV secolo dopo Cristo, un giovinetto catturato in mare dai pirati fu venduto a un pastore Irlandese. Il fanciullo si chiamava Patrizio ed era destinato da Dio a diffondere in Irlanda il vangelo di Cristo. Così avvenne; ma per facilitare Patrizio nel compito di convertire i pagani, la voce del Signore gl’ indicò una caverna simile a un pozzo, situata in un isolotto del lago Derg, nella parte nord-occidentale dell’isola, e gli assicurò che chiunque vi fosse trattenuto un giorno e una notte avrebbe ottenuto la remissione dei peccati (da qui il nome “purgatorio” attribuito a quel pozzo naturale).

Particolare di affresco in Santa Maria Ad Cryptas, Fossa (Aquila)

Passarono i secoli e la leggenda fiorì, arricchendosi e complicandosi. Si cominciò a dire che la caverna, profondissima, era in realtà l’imboccatura dell’inferno e si immaginò la figura di una cavaliere, Ivano, che, persuaso dal consiglio di una santo monaco, un bel giorno decide di avventurarsi nella misteriosa grotta per visitare i regni d’oltretomba e far penitenza delle proprie colpe.

Un penitente entra nel Purgatorio di San Patrizio, raffigurazione dal trattato “Leggenda Aurea”, Morgan Library, New York

Le torture infernali, Miniature tratte dal livre de la Vigne nostre Seigneur, Francia, 1450-70

Ed ecco subito l’inferno: i diavoli gli si parano innanzi, cercando di respingerlo, ma lui resiste e avanza. Vede le pene orrende dei dannati, tormentati da belve, straziati dal ghiaccio e dal fuoco, appesi con uncini a un’immensa ruota di fiamma che gira vorticosamente. E poi, superato un ponte stretto e scivoloso, ecco il paradiso terrestre che collega il mondo umano a quello divino, la terra al cielo.
Ivano, come Dante, ascese di grado in grado le tappe della perfezione celeste, fino ad accecarsi davanti alla luce sovrannaturale del creatore. Infine, redento, esce dalla caverna e torna tra gli umani.

Particolare del Pozzo di San Patrizio a Orvieto

Quante meraviglie in fondo a quel pozzo senza fondo. Clemente VII e il Sangallo credevano di poterne attingere solo acqua. Non sapevano che a Orvieto, così, sarebbe risorta una delle leggende più suggestive della tradizione esoterica cristiana. Non sapevano che il Pozzo della Rocca sarebbe diventato per sempre l’immagine più famosa del Pozzo di san Patrizio.

E per saperne di più?....

Maestro del Purgatorio: Il Purgatorio di san Patrizio, affresco del sec XII, monastero di San Francesco, Todi

Per il pozzo di Orvieto il nome di "San Patrizio" è quasi sicuramente legato, oltre che alla leggenda di purificazione dell'antro irlandese, a un affresco del sec. XIII presente a Todi, nel Monastero di San Francesco a Borgo Nuovo, chiamato appunto Il Purgatorio di san Patrizio, in cui l'ingresso della caverna del santo è raffigurato come la bocca di un pozzo. Nell'affresco, oltre a San Patrizio che addita l'ingresso del pozzo catartico, è effigiato il beato Filippo Benizi, che accoglie le anime purificate e le avvia verso il Paradiso. Non è da trascurare che Filippo Benizi (1233-1285) appartenne all'ordine dei Servi di Maria, di cui fu prestigioso padre generale dal 1267 fino alla morte, e che i Serviti avevano consolidato proprio grazie al suo operato la loro presenza a Orvieto, dove diventeranno particolarmente influenti nel XVIII secolo. Non è improbabile che la denominazione di Pozzo del Purgatorio di san Patrizio, che appare a fine Settecento, sia stata suggerita proprio dal potente ordine, per avvalorare la funzione di mediatore per il Paradiso del beato Filippo Benizi, canonizzato nel 1671. Questa definizione più dotta non ebbe tuttavia fortuna, così che da tutti i viaggiatori e dai testi ottocenteschi e novecenteschi il pozzo è semplicemente denominato Pozzo di san Patrizio, calcando l'attenzione sulla più ovvia somiglianza con la caverna irlandese.


Schema della montagna del Purgatorio nella Divina Commedia

Rimane evidente nel dipinto di Todi, la concezione tipicamente duecentesca del Purgatorio ipogeo come un luogo in cui la pena si differenzia da quella dell’Inferno solo per la durata: temporanea nell’uno ed eterna nell’altro. Dante Alighieri, invece, fedele alla grande tradizione dei teologi del secolo XII, che avevano ancorato il Purgatorio alla penitenza, giunge ad una concezione ben distinta dei tre regni ultraterreni, non collocando più il Purgatorio sotterra , come appare ancora nel dipinto, ma facendone una specie di scala al Paradiso. Dante distingue in maniera decisa il Purgatorio, definendolo come una regione intermedia dell’aldilà, che propende verso il Paradiso, momento della speranza e dell’inizio della gioia, luogo della progressiva entrata della luce. Rappresentato come una montagna che si erge nell’oceano dell’emisfero australe non abitato, il Purgatorio è in posizione diametralmente opposta alla cavità infernale che si apre sotto la città di Gerusalemme. Qui le anime espiano i loro peccati scaglionate in sette cornici che corrispondono ai sette vizi capitali. Il poeta stesso nel proemio alla cantica, all’ingresso del Purgatorio, segnala, rendendola perfettamente evidente, la differenza fondamentale che esiste tra l’Inferno e il Purgatorio:

«Ahi quanto son diverse quelle foci
da l’infernali! che quivi per canti
s’entra, e là giù per lamenti feroci.»
(Purgatorio, XII, 112-114)

Nonostante l’angusto ingresso, il Purgatorio non è sotterraneo e il suo livello è quello della terra, sotto il cielo stellato. Questo aldilà intermedio è veramente “quel secondo regno” orientato dalla terra al cielo e rappresentato come una montagna altissima e scoscesa, molto dura da scalare, coronata però dal Paradiso terrestre, già sicuro preannuncio della futura eterna salvezza.

 

Liberamente tratto dalla pubblicazione "Il Pozzo di San Patrizio a Orvieto" (edizioni Mirabilia Orvieto)

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