cultura

Storia e segreti di Palazzo Franciosoni nel volume "Anatomia di un palazzo"

lunedì 18 dicembre 2017
di Davide Pompei
Storia e segreti di Palazzo Franciosoni nel volume "Anatomia di un palazzo"

Con la sua mole, domina e delimita la piazza con la quale condivide il nome. Di scuola vignolesca – costruito tra il XV e il XVI secolo – al suo interno, Palazzo Franciosoni è finemente decorato con pregevoli affreschi attribuiti ai fratelli Zuccari, attivi in quel periodo anche a Palazzo Farnese, celebrato gioiello della vicina Caprarola, e fino alla costruzione del Duomo cittadino e del Palazzo Comunale, dopo la Rocca dei Di Vico era considerato l'edificio più importante di Vetralla.

È qui, nella Sala San Giacomo, che domenica 17 dicembre è stato presentato il volume "Anatomia di un palazzo. La famiglia, la fabbrica, gli affreschi, il restauro" dedicato ad uno dei monumenti meno conosciuti della cittadina della Tuscia, che raccoglie gli inediti studi sull'immobile e la sua storia, nel corso di un convegno promosso in collaborazione con l'Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Viterbo e Provincia che ha riconosciuto due crediti formativi professionali agli iscritti che hanno partecipato.

"I Franciosoni: origini nobiliari, splendore e decadenza di un'importante famiglia all'interno dello Stato Pontificio della metà del XVI secolo", il tema del contributo della professoressa Anna Cecchini, seguito da "Palazzo Franciosoni: contestualizzazione storica, evoluzioni e fasi costruttive di un'architettura minore in epoca manierista" a cura dell'architetto Vincenzo Guerra. E ancora "Gli affreschi: comparazioni, ipotesi di datazione ed attribuzione; analisi dell'aspetto storico, formale, iconografico e iconologico degli affreschi di Palazzo Franciosoni" nell'intervento di Simone Lupattelli, docente di Storia dell'Arte, fino a "L'incompiuto restauro del ciclo pittorico del Salone della Caccia, qualità nascoste del bene e innovazione metodologica e tecnica in un intervento specialistico nei primi anni '80" eseguito da Giuseppe Maria Costantini.

Quattro voci per approfondire aspetti storici e artistici e proporre una sorprendente chiave di lettura di quello che, come annota nella prefazione del volume, il giornalista Marco Mele costituisce "una delle testimonianze architettoniche e culturali che gli uomini, o meglio, le famiglie di questa terra hanno voluto lasciare ai posteri". Palazzo Francisoni "porta con sé, negli anni, i suoi materiali, come il peperino, e ha coinvolto nella sua costruzione, insieme a progettisti e artisti di altri territori, i mastri muratori vetrallesi insieme alle maestranze provenienti da Caprarola".

Tuscia, dunque, come "terra da valorizzare e da riscoprire, come lo sono stati i dipinti del palazzo, aumentandone la superficie del 33 per cento, durante l'appassionante storia di un restauro interrotto dalla proprietà e rivisto oggi con amore, rabbia e commozione da Giuseppe Maria Costantini. Tuscia, terra di misteri – magari svelati – visto che il cognome Franciosoni compare solo nel '500, e gli archivi rilevano come fosse il soprannome di Giovanni Francesco Mariotti". In conclusione, "il merito di questo libro, e della passione con la quale hanno lavorato i suoi diversi autori, compreso chi ha corretto le bozze, è quello di voler ritrovare la memoria collettiva del luogo dove si vive, di ricostruire le proprie radici, di rifondare e rafforzare la propria identità in quanto comunità, vetrallese in questo caso".

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