cultura

"Restituite a Orvieto il primato della bellezza". Insieme, per il futuro della città

domenica 22 ottobre 2017
di Davide Pompei
"Restituite a Orvieto il primato della bellezza". Insieme, per il futuro della città

Lontani da facili populismi e strumentalizzazioni politiche. Vicini all'improcrastinabile necessità di ripresa. All'urgenza di rinascita, individuale ma soprattutto collettiva. Al recupero della centralità per un centro storico che deve ancora "fare pace con i suoi fuori scala", su tutti il Duomo. Parte da Riccardo Campino, Simonetta Michelangeli e Nazzareno Montanucci – estensori di una lettera a sei mani, inviata all'Amministrazione Comunale a fine agosto e resa pubblica ora, come titolari, rispettivamente, di una libreria, una bottega artigiana e un caffè – l'invito a salvarsi.

A salvare, cioè, dalla crisi non tanto se stessi o le rispettive attività commerciali – accomunate "dall'amore per la città che le ospita, manifestato nell'esercizio del lavoro quotidiano attraverso una visione sociale, la più ampia possibile che include l'organizzazione e l'ospitalità di un gran numero di iniziative culturali" – la cui lunga storia coincide con quella della città. Ma la città stessa. Da se stessa. Da chi non la ama. Da chi non la difende. Da chi non fa nulla e da chi fa fin troppo.

Credono "nei valori dell'accoglienza e della professionalità oltre che come fattori di stile, anche come strumenti di promozione del territorio". All'idea – tutt'altro che scontata – che sia la qualità a fare la differenza, ad invitare, e trattenere, sulla Rupe non solo turisti, ma anche residenti, agevolandone con le scelte – queste sì, politiche – le scelte. E gli spostamenti, le soste, i servizi. L'assortimento merceologico, per quanto riguarda i negozi. Una segnaletica chiara, intuitiva, magari artisticamente ben fatta.

Credono che, se da un lato le scelte dell'attuale Amministrazione Comunale siano "lodevoli, per aver finalmente smosso il pantano che Orvieto viveva da troppi anni, dall'altro mancano ancora di alcuni fondamentali dettagli per evitare che il centro storico si trasformi in qualcosa visto fin troppe volte nelle città italiane: un luogo senza anima, completamente asservito allo sciame turistico del mordi e fuggi, colmo di negozi di souvenir prodotti altrove e di locali di ristorazione mediocri che puntano al guadagno immediato senza investire sulla qualità".

È in corso un vero e proprio mutamento genetico che, senza scomodare urbanisti e sociologi, va analizzato, capito, fermato. "Orvieto sta progressivamente, ma anche molto velocemente, perdendo le sue peculiarità che ne fanno un luogo dal fascino unico". Una città meno ingessata di quella attuale, una mobilità alternativa più efficiente e una comunicazione incisiva appaiono ai tre titolari fondamentali per arrestare lo svuotamento in atto del centro storico, con la chiusura di attività e la perdita di identità di una città sempre più divisa.

Si dicono convinti che Orvieto abbia tutte le carte in regola per rappresentare un Paradiso in miniatura e disponibili a fornire il loro contributo di idee per far rifiorire la città. Raccolgono con favore la disponibilità già manifestata da alcuni membri dell'Amministrazione Comunale e auspicano un confronto anche periodico in quell'Atrio del Palazzo dei Sette, con la struttura liberty in ferro che sorregge l'ampia vetrata a copertura della galleria, candidato come spazio per recuperare lo smarrito ruolo cittadino di agorà civica.

In gioco non c'è solo il futuro di un presidio culturale al servizio della comunità che vi risiede – fino a quando c'è l'una, sopravvive l'altro, anche senza i sostegni di cui in altri Paesi d'Europa gode il settore, equiparato (o quasi) a scuole, biblioteche, teatri e musei – come la Libreria dei Sette, che sabato 21 ottobre ha brindato con la città al traguardo delle 95 primavere trascorse dall'apertura avvenuta nel 1922 ad opera di Adelio Michelangeli, passando poi nel 1958 sotto la gestione di Enzo Fusari e dal 1994 dei sette fratelli Campino, che l'hanno lasciata aperta 52 domeniche, 364 giorni all'anno.

Ai fattori macroeconomici – crisi generale dell'economia (– 18% dal 2011 ad oggi, nel settore librario), sviluppo del commercio online (dal +5% a quasi il 20%, dal 2010 ad oggi), spostamento della lettura sui dispositivi elettronici (su tutti lo smartphone, eretto a prolungamento degli arti) – si aggiungono contingenze tutte locali. Se la richiesta riduzione dei 31.000 euro di canone di fitto al locatore, ovvero il Comune, non pare destinata a trovare riscontro, sono allo studio altre soluzioni, diventate realtà su scala nazionale grazie al ruolo attivo dei cittadini.

Come quelli di Empoli, soci della libreria da cui è nata una cooperativa. E poi formule, architettonicamente semplici da attuare come il caffè letterario, passando per l'azionariato diffuso. La proposta, intanto, è quella di rivedersi nel pomeriggio di domenica 5 novembre nell'Atrio del Palazzo dei Sette per portare avanti la discussione, che nel frattempo si è già alimentata su Internet, aprendola anche agli interventi di quanti finora hanno manifestato interesse. Con la presenza, fisica o virtuale. O con una firma.

Annunciata, inoltre, per sabato 4 novembre alle 17.30 a Palazzo dei Sette nell'ambito della 22esima edizione della rassegna "Il Libro Parlante" la presentazione di "La leadership comunicativa. Come aumentare la performance personale e aziendale" curato da Emilio e Clementina Galli Zugaro per Giunti Organizzazioni Speciali, "un libro che sfrutta l'esperienza di un manager navigato e di una giovane psicologa della generazione dei millennial per affrontare le sfide dell'economia digitale, con uno sguardo maschile e uno femminile sulla leadership del domani".

"Dipende da tutti noi, se questo luogo continuerà ad esistere o se, al contrario, scomparirà". È questione di resilienza.

Per ulteriori informazioni:
Libreria dei Sette
0763.344436

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