cultura

Giovani ceramisti...all'opera!

martedì 16 maggio 2017
Giovani ceramisti...all'opera!

Durante l'anno scolastico 2016-2017 presso la Scuola secondaria di primo grado di Baschi (sede distaccata dell'Istituto comprensivo Orvieto-Baschi) è in corso un laboratorio a classi aperte sulla ceramica. L'obiettivo proposto ai ragazzi è quello di creare e decorare oggetti in argilla, acquisendo prima una conoscenza delle varie tecniche artigiane. Per questo i giovani allievi sono stati accompagnati in alcune botteghe orvietane, dove i maestri ceramisti li hanno accolti con grande disponibilità ed entusiasmo. Si coglie qui l'occasione per ringraziare sentitamente gli artigiani-maestri: Barbara Fusari, Alberto Bellini e Marco Sciarra, che con tanta generosità e disponibilità hanno guidato i ragazzi in un entusiasmante percorso di riscoperta delle radici dell'arte orvietana. Di seguito si riportano le osservazioni dirette di alcuni degli allievi partecipanti al laboratorio.

F. Sabatini
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“Alla riscoperta del Medioevo...in chiave moderna!”

Moniti di macchina fotografica, taccuino e tanto entusiasmo, durante il corrente anno scolastico abbiamo effettuato alcune uscite didattiche allo scopo di osservare ed ammirare le produzioni in terracotta, prendendo spunto dai professionisti in vista del nostro percorso di "principianti ceramisti". La prima uscita è stata effettuata nel laboratorio-bottega Fusari. La signora Barbara ci ha accolto nel migliore dei modi, conducendoci nel fantastico mondo della ceramica. Le abbiamo posto varie domande e lei ci ha risposto con gentilezza e cortesia, spiegandoci le varie fasi della lavorazione della ceramica (modellamento della terracotta, prima cottura, smaltatura per immersione, raschiatura del piede, decorazione, seconda cottura in forno). L'artista si è specializzata nello stile di ceramica medievale orvietana, ad engobbio bianco con vernice verde ramina e blu manganese. Oggi, arricchita dalla lunga esperienza di famiglia, Barbara si occupa della produzione di ceramiche e della gestione del laboratorio. Offre ai propri clienti pezzi unici e un design artistico elegante, adatto per ogni ambiente, a partire da uno stile classico, fino ai più moderni e contemporanei. La sua bottega con annesso laboratorio si trova nel centro storico di Orvieto in corso Cavour, a pochi passi da piazza Cahen vicino alla splendida fortezza Albornoz, il Tempio etrusco del Belvedere ed il pozzo di San Patrizio, opera architettonica unica al mondo e ammirata ogni anno da decine di migliaia di visitatori da ogni paese. Il negozio ben allestito è visitato anche da clienti americani e giapponesi. Grazie all'artista Fusari per averci ospitato!

E. Menichetti (III E)
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“Un viaggio nel tempo e nello spazio ... all'interno della rupe!”

Recentemente siamo andati a visitare con il nostro gruppo laboratoriale il Pozzo della Cava della famiglia Sciarra. Appena arrivati siamo stati accolti dal titolare: Marco Sciarra, che con il padre ha valorizzato un gioiello della nostra storia orvietana. Nella loro bottega c'è davvero un mondo: da un antico pozzo, ritrovato nel 1984 a tracce di diverse fornace attive per secoli, dai “butti” medievali a cantine con cisterne.
Accanto ad una piccola fornace si trova un pozzetto, nel quale venivano gettati tutti i manufatti di argilla con difetti di cottura, reperti preziosi per la loro storia, ora contenuti in varie vetrine, con ricostruzioni degli oggetti in dimensioni reali.
Lungo l'articolato percorso abbiamo potuto ammirare anche altri reperti ceramici, dipinti con colori usati dal Medioevo al Rinascimento: dal bruno manganese al verde ramina, dal blu zaffiro al blu cobalto. Scendendo poi alcuni gradini tagliati nella roccia tufacea, man mano che scoprivamo un mondo a noi sconosciuto, siamo arrivati ad un antichissimo pozzo, che come il più celebre pozzo orvietano di San Patrizio è scavato nel tufo, con una profondità di ben 36 metri. Meravigliati, affacciandoci, abbiamo notato che in fondo si trova ancora l'acqua. Il pozzo è stato scavato fruttando un precedente pozzetto “a pedarole” etrusco. La presenza di acqua ed argilla ha poi alimentato una fiorente produzione di ceramiche. Percorrendo un altro cunicolo abbiamo notato un vecchio torchio e in basso a destra una cantina, in origine una tomba etrusca. Infine siamo arrivati nell'ultima sala, dove abbiamo potuto ammirare i resti di un'altra fornace. Durante la fase di cottura dei vasi si poteva raggiungere all'interno un calore elevato tra i 750° e 930°.
Alla fine, riemergendo da un “lungo viaggio nel tempo” abbiamo potuto ammirare le tantissime opere che oggi Marco Sciarra realizza lavorando l'argilla e decorandola con varie tecniche diverse, da quella etrusca a quella greca a figure nere e rosse, da quella medievale, alle rivisitazioni dei primi del Novecento.
Questa esperienza al Pozzo della Cava ha alimentato il nostro entusiasmo per la ceramica, perché siamo riusciti davvero a compiere un viaggio nei secoli passati alla scoperta di un mondo incredibile. Grazie all'artista Marco Sciarra!”

G. Paolantoni - F. Fiorito (II E)
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“Come divertirsi...riscoprendo il passato”

Per noi alunni di Baschi visitare il Pozzo della Cava è stata un'esperienza incredibile! Ad accoglierci è stato Marco Sciarra insieme al padre, che aveva scoperto le antiche rovine di fornaci inserite un ambienti rupestri con anche un pozzo nel 1984. Gli scavi eseguiti hanno dimostrando l’esistenza della produzione di maiolica anche nel XV secolo, ritenuto fino ad allora periodo buio della ceramica orvietana. Il primo locale, presente nelle grotte del Pozzo, veniva utilizzato come laboratorio di lavorazione della ceramica tra il 1300 ed il 1400. Qui ora sono esposti molti ritrovamenti dei scarti delle lavorazioni. Venivano prodotte in questi locali:
- la ceramica invetriata (XIII secolo): gli oggetti venivano dipinti e poi immersi nella cristallina prima dell'ultima cottura.
- la maiolica arcaica (XIV secolo): manufatti che erano cotti una prima volta, poi immersi nello smalto, decorati di verde ramina e bruno manganese e cotti nuovamente.
- La maiolica quattrocentesca: produzione in cui veniva utilizzata la stessa tecnica del secolo precedente, ma in più si aggiungevano anche altri colori: il blu, il giallo e l’arancio.
- Lustri ( XVI secolo): gli oggetti, dopo una seconda cottura, venivano nuovamente decorati con vernici e riverberi d’oro e rosso rubino e infornati un’altra volta.
Tra i reperti è stato ritrovato un frammento attribuito a Mastro Giorgio da Gubbio, molto famoso per il suo rosso rubino (tutt’oggi gli artigiani non sono ancora riusciti a ricrearne la stessa decorazione).
Marco, anche lui ceramista, dopo aver spiegato queste lavorazioni, ha mostrano a noi allievi anche alcune delle sue creazioni, con decorazioni che si ispirano a simboli tipici orvietani.

A. Spera (III E)
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“Una bottega moderna....ma con il gusto dell'antico!”

Durante il laboratorio sulla ceramica siamo andati a visitare la Corte dei Miracoli dell’artigiano Alberto Bellini ad Orvieto. Con lui abbiamo ripercorso le tecniche di lavorazione della ceramica orvietana e abbiamo ammirato anche i vari simboli nelle decorazioni. Per realizzare oggetti in terracotta il maestro ci ha fatto spiegato che si possono utilizzare anche gli oggetti di uso quotidiano ma in un altro modo, per esempio il retro di un tappo della bottiglia di vino può diventare un sole, con una seghetta possiamo incidere i capelli di una donna ecc… . Ci ha mostrato alcune delle creazioni: castelli, piastrelle, piatti da collezione, delle statuine dei simboli fantastici. Sono incredibili e bellissimi! I materiali che utilizza maggiormente sono l’argilla come base, con anche alcune tinte di colori naturali che assomigliano al bronzo. Poi ci ha fatto vedere il luogo in cui cuoce le ceramiche, ossia il forno. È una sorta di contenitore quadrato in materiale refrattario, che può contenere molti oggetti, disposti uno sopra l’altro, separati da distanziatori. Noi al laboratorio abbiamo provato a prendere spunto dalle sue tecniche nel fare i castelli, piastrelle per un mosaico, foglie ma, ovviamente non sono venuti come i suoi! È stato divertentissimo lavorare l’argilla, che abbiamo comprato a Deruta. Speriamo di continuare anche il prossimo anno!

C. Merli - E. Nuccioni (II E)

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