cultura

A colloquio con Maurizio Galimberti, dalle più grandi gallerie d'arte a "Mutamenti 2016"

mercoledì 17 febbraio 2016
A colloquio con Maurizio Galimberti, dalle più grandi gallerie d'arte a "Mutamenti 2016"

Tema e titolo della Convention è Mutamenti, ovvero come è cambiata e come cambierà la cultura dell'immagine. Ti senti di fare una previsione sul futuro della fotografia d'autore?
I fotografi sono autori solo se guardano alla storia dell'arte, come ho fatto e continuo a fare io stesso. E con storia dell'arte intendo pittori e scultori, si, ma anche registi. Seguire questi professionisti significa intraprendere una strada che nulla ha a che fare con il mercato della fotografia, che oggi è il dictat: la fotografia d'autore è prima di tutto mercato dell'arte e per alimentarlo, i fotografi, non devono limitarsi a scattare ma impegnarsi anche a studiare, confrontarsi e imparare...a mutare!

A parlare in questi termini è uno fra i più attesi ospiti della dodicesima Convention internazionale FIOF di fotografia. Maurizio Galimberti delizierà la platea di Sala dei Quattrocento, Palazzo del Popolo di Orvieto, sabato 27 febbraio.
Lui è a tutti gli effetti un artista. Un fotografo capace di osare; un fotografo perennemente proteso verso il miglioramento, uno di quelli che non ha paura della pittura anzi, attinge ad essa a piene mani convinto che sia il solo modo per fare la vera fotografia d'autore.

Il suo intervento racconterà di Fotografia e progettualità, di contaminazioni e arte. La sua personale rivoluzione artistica attinge a piene mani ad un altro modo di intendere la fotografia.
Decisamente vintage data la sua fedeltà e dedizione per le Polaroid. Il suo, però, è un vintage d’avanguardia, se così si può definire:

La tua personale rivoluzione artistica, mi riferisco ai mosaici di Polaroid, come ti è venuta in mente?C'è un aneddoto da cui ricordi di essere stato, come dire, 'illuminato'?
Tutto è iniziato per gioco; un giorno ho iniziato a smanettare con una Polaroid che altro non era che una scatola con un obiettivo al suo interno, indispensabile per riprodurre la realtà. Poi, gradualmente, ho incominciato prediligere i dettagli del corpo umano: un occhio, le labbra, la fronte...e li ho assemblati tra loro. A dirla tutta Alan Fidler e la Polaroid hanno creduto in me e nel progetto a cui stavo lavorando, era il 1989. Nello stesso anno a Pisa la più grande critica d'arte contemporanea ha colto la novità e l'unicità dei miei ritratti destrutturati. Poi arrivarono le realizzazioni dei mosaici di e per Carlo Ludovico Bragaglia e Mario Giacomelli...insomma, come dire, avevo perfezionato il mio stile.

Perchè continui a scattare solo in Polaroid?
Diciamo che il primo amore non si scorda mai! Oggi come oggi sono aperto alle sperimentazioni digitali, specialmente con l'Iphone. Però resta il fatto che anche in questi esperimenti cerco il risultato che ottengo con la Polaroid, la sua poesia è impossibile da ottenere con le tecniche in digitale. Il bianco-nero, ad esempio, di cui sono un fan sfegatato è originale, per me, solo se è il risultato di uno scatto in Polaroid, con il digitale è tutto troppo artefatto. Però apprezzo i risultati della stampa digitale, scansiono sempre le mie Polaroid.
La Polaroid è capace sempre di darmi l'imperfezione che cerco. Mi ridà l'immagine onirica di ciò che vado ad immortalare, un'atmosfera comunicativa, capace di emozionare l'osservatore, di trasmettere empatia!

Con la stessa tecnica diviene conosciuto per i suoi ritratti, sempre a mosaico. Arriva poi la nomina al primo posto nella classifica dei foto-ritrattisti italiani redatta dalla rivista Class. La popolarità e il successo con cui vengono accolte queste inusuali rappresentazioni di volti lo portano a partecipare nel ruolo di ritrattista a numerose edizioni del Festival del Cinema di Venezia. In particolare, nell’edizione del festival del 2003, il suo ritratto di Johnny Depp sarà la copertina del Times Magazine inglese del 27 settembre dello stesso anno. Oggi le sue opere fanno parte delle più importanti collezioni di fotografia del mondo.

 

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