cultura

Dal cuore dell'Alfina riaffiora un drago etrusco, lo straordinario destino delle origini di Castel Giorgio

domenica 22 febbraio 2015
Dal cuore dell'Alfina riaffiora un drago etrusco, lo straordinario destino delle origini di Castel Giorgio

La data certa per la fondazione di Castel Giorgio segna le cronache del 1477 e porta il nome dell’allora Vescovo di Orvieto, Giorgio Della Rovere giunto sulle alture dell’Alfina per costruirvi la sua dimora estiva e offrire terre da coltivare alla colonia di agricoltori Parmensi.

Una comunità che scelse la protezione di San Pancrazio, patrono di Parma, e di San Giorgio, in onore del nome del Vescovo che contribuì alla fondazione del paese. San Giorgio è il cavaliere che sconfisse il drago e salvò la principessa Silene dalle sue fauci.”Iddio mi ha mandato a voi per liberarvi dal drago: se abbraccerete la fede in Cristo, riceverete il battesimo e io ucciderò il mostro”, recitano i testi sacri riportando ai nostri giorni le parole di San Giorgio.

Ma sull’Alfina - è ormai certo - prima del 1477 molte comunità avevano goduto della fertilità dell’altopiano tanto che la presenza “umana” è testimoniata dal ritrovamento della Grotta Preistorica della Cava Bianca, degli insediamenti Etruschi e Romani, di Vallochi, fino agli studi sulle comunità del Piviere di San Donato, le vicende del Castello di Montalfina e tante altre notizie storiche che spostano molto indietro la lancetta del tempo.

Un contributo storico di valore inestimabile, frutto di una passione che da oltre un quarto di secolo porta il nome del Gruppo Archeologico dell’Alfina. Ritrovamenti, scoperte e studi che hanno fatto riacquistare la giusta identità storica al paese e contribuito ad arricchire il patrimonio artistico e archeologico dell’Umbria e dell’Italia.

Ma ad un certo punto del percorso umano ogni storia di passione, lavoro, sudore e amore per la propria terra regala una storia straordinaria. Una storia fatta di destini che si intrecciano e che, in un certo senso, - anche se “le carte” non ti permettono di valutarne la certezza - ti rapiscono nel fascino dell’immaginazione. Ed ecco la storia che diventa straordinaria.

L’estate scorsa il Gruppo Archeologico dell’Alfina ha portato avanti una campagna di scavi presso la Necropoli del Lauscello diretta dal professor Claudio Bizzarri, con la collaborazione del Saint Anselm college nel New Hampshire e la gestione della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria. La necropoli Etrusca del Lauscello si trova nella zona di confine tra Umbria e Lazio a ridosso della collina che guarda verso il Lago di Bolsena, poco distante dalla Frazione di Casa Perazza. Un luogo denso di valore archeologico e storico, dove negli anni sono stati rinvenuti degli oggetti di elevato valore.

In attesa che riprendano le attività per una seconda campagna di scavi i volontari del Gruppo Archeologico dell’Alfina tengono sotto controllo l’area e proprio da un sopralluogo avvenuto qualche settimana fa, dalla terra dell’Alfina è emerso uno straordinario reperto. Un piccolo oggetto che all’inestimabile valore storico si aggiunge quello “passionale”.

“Si tratta di un Ippocampo (o Pistrice) in bronzo - spiegano dal Gruppo Archeologico - ottimamente conservato e di eccezionale fattura. L'Ippocampo, (che vediamo appena rinvenuto e dopo una sommaria pulizia) è uno dei mostri che popolano l'oltretomba etrusco, ed è in genere simbolo del mondo marino come metafora di passaggio ovvero di transizione tra il mondo terreno e quello ultraterreno”.

Tentando un attimo di navigare con la fantasia nel mare della storia quel “Drago etrusco” e quel “Santo che uccise il drago” rappresentano uno straordinario destino, quello che riporta alle origini di Castel Giorgio. Una pagina che non ti aspetti di leggere e di scrivere. Una scoperta che fa riflettere su un fatto: come Alfina sia legata ad un filo che a distanza di millenni prova a sovrapporsi in un piccolo oggetto di bronzo.

Un motivo in più per aggiungere gioia alla soddisfazione di tutto il Gruppo Archeologico dell’Alfina che ancora una volta ha dimostrato intuizione archeologica e grande professionalità. Un motivo in più per fare i complimenti al direttore del Gruppo Archeologico, Giovanni Banella, rieletto con unanime consenso a svolgere un ruolo che in questi anni ha portato l’associazione a diventare un punto di riferimento per l’archeologia regionale e nazionale.

Insieme al “Drago” è stato ritrovato anche un “Manico di Specchio” sempre in bronzo che la settimana scorsa sono stati affidati all’Ispettrice di zona della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria, Clarita Natalini. La dottoressa Natalini, apprezzando la qualità della scoperta e ringraziando il Gruppo Archeologico dell’Alfina per il lavoro svolto, ha confermato l’impegno ad accordare una seconda campagna di scavi per l’estate 2015 presso la Necropoli Etrusca del Lauscello.

Per il momento, dunque, il “Drago” resterà nelle mani della Soprintendenza ma a questo punto, visto anche lo straordinario valore dell’oggetto per la storia del paese, sarebbe almeno il caso di fargli trovare posto a fianco della statua di San Giorgio che si trova all’interno della sala Consiliare del Comune. Per cominiciare a sperare in un'esposizione più ampia. 

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