cultura

Nuova luce sulla Chiesa di S.Maria della Stella. Presentato il restauro a Rocca Ripesena

domenica 14 dicembre 2014
di Davide Pompei
Nuova luce sulla Chiesa di S.Maria della Stella. Presentato il restauro a Rocca Ripesena

Stelle di Natale, bianche e rosse, sull'altare. E l'invadente odore di nuovo che sigilla l'inizio di una nuova pagina di storia per la comunità locale. Lo respira sabato 13 dicembre la chiesa intitolata a Santa Maria della Stella, in località Rocca Ripesena – sette chilometri, appena, da Orvieto con vista mozzafiato sulla Rupe – dove, dopo oltre un anno di lavori, si sono riaperte le porte ai fedeli.

"Alla vigilia della domenica – sottolinea don Marco Nunzi, alla guida della parrocchia di Santa Maria della Stella e San Pietro Parenzo – che più delle altre ci richiama alla gioia dell’attesa della nascita del Salvatore. Partiamo dalle piccole gioie della vita quotidiana, per dare e ricevere gioia. Oltre al mattone, recuperiamo la chiesa intesa come comunità".

Dal sindaco Giuseppe Germani e dall'assessore all'urbanistica e all'edilizia Floriano Custolino sono arrivate parole di vicinanza alle esigenze delle realtà frazionali ma anche la soddisfazione per un altro tassello apposto nel segno della valorizzazione dell'esistente e della coesione tra pubblico e privato. "Orvieto – dicono – non può più pensare a un turismo concentrato solo verso il centro storico. È opportuno inserire un territorio come quello di Rocca Ripesena in un progetto pilota più ampio".

All'architetto Luca Mordini e al geometra Marco Ciarlora, autori del progetto di restauro, è spettato il compito di illustrare i lavori. Ripercorrendo la storia dell'attuale chiesa progettata da Carlo Zampi con le forme architettoniche ispirate a quella originaria andata distrutta – presente con certezza nel 1396 – inaugurata il 21 settembre 1902 da don Carlo Carletti, parroco di San Domenico.

I lavori iniziano il 4 febbraio 1900 sul luogo dove sorge l'antica cappella dedicata a S.Maria delle Grazie, l'attuale sacrestia incorpora parte della cappella. Dalla chiesa precedente sono recuperate le campane, l'immagine di S.Giuseppe, un confessionale, due mobili in legno e gli arredi sacri. Il preventivo di costo, notevole per l'epoca, di 5.440,58 lire è supportato per 2.725 lire dalle offerte spontanee di molti parroci e nobili dell'Orvietano. Non mancano quelle della Regina Margherita, né quelle della Regina Elena. Oltre al regio fondo per il culto.

"Agli inizi del secolo – spiegano – era presente solo la navata centrale, leggermente più corta di quella attuale. Per volontà di don Bernardino Caponeri, l'ingegner Zampi decide di ampliare costruendo due navate laterali e innalzare l'edificio, sopraelevandolo con un soppalco raggiungibile da una scala. Dai documenti antichi emerge come l'intera comunità – il vescovo insieme ai padri di famiglia – prende la decisione di far costruire questa chiesa, più adatta e interessante dal punto di vista architettonico di quella presente nel vecchio nucleo abitativo, valorizzando la posizione che si affaccia sulla vallata e la rupe di Orvieto.

Al posto delle attuali arcate, c'era un muro. La facciata, invece, è pressoché identica. Le tre tavole del progetto del 1897 illustrano la presenza del trittico composto da S.Maria della Stella, S.Lorenzo e S.Antonio Abate. La tinteggiatura interna richiama l'elegante alternanza di basalto e travertino del Duomo. I capitelli sono realizzati in cotto, anziché in pietra. Sono state sostituite alcune porzioni di solaio, completamente demolito l'intonaco presente.

Un restauro che ci piace definire sartoriale, nel recupero di elementi cuciti su questa chiesa per risolvere i grandi problemi strutturali. Su tutti, le infiltrazioni di acqua piovana. Ogni elemento è stato studiato prima di essere riproposto, avvicinandosi il più possibile all'originale. Il restauro ha permesso di ravvivare i colori, la semplice pulitura del trittico di far brillare le stelle scure. Lo stemma è stato sabbiato, anche le porte hanno subito un ritorno all'origine. E poi le due campane, recuperate dalla chiesa demolita nel 1930. Sulla più grande è fusa la scritta "Hic Populus Arics Repesena F.F. MDCXXX", su quella piccola: "Venit. Gentes Et Adorates Dominus. Ave Regina Coeli A.D. MDCLII". Speriamo di aver contributo a restituire un piccolo gioiello non solo alla comunità di Rocca Ripesena ma all'intera città".

"Il nostro compito oggi – conviene il vescovo Benedetto Tuziaè quello di preservare la bellezza, frutto di persone che hanno avuto capacità e ingegno di costruire piccoli grandi gioielli, grazie alla fede e all'amore per la propria terra. Noi siamo il tempio. Noi stessi, come le strutture, portiamo i segni di quel disfacimento che altera la bellezza originaria. Per questo oltre alle chiese dobbiamo restaurare la Chiesa, la comunità. Farci templi viventi, riportare alla bellezza le nostre comunità, è un compito delicato e per questo va fatto insieme.

Questo spirito si sente qui grazie alla sensibilità della Ceprini Costruzioni che ha stanziato 87.000 euro per il recupero e altrettanti arrivati in forma anonima dalla sottoscrizione di persone che hanno voluto contribuire, destinando offerte per il recupero e la custodia di questo patrimonio. Linee e geometrie hanno ritrovato smalto, lo stesso che occorre sul versante civile ed ecclesiale per essere non solo monumenti ma pietre vive".

"Il nostro – chiosa l'imprenditore Franco Ceprinivuole essere un ulteriore contributo alla valorizzazione di questo borgo, unico nella sua natura, che oggi vive una festa. Qualcosa si sta muovendo grazie anche al progetto portato avanti dai volontari dell'AgE". Pronti a fare di Rocca Ripesena, il "Paese delle Rose". L'appuntamento di metà maggio, farà fiorire eventi culturali e sensoriali, mostre di libri sulla rosa, visite guidate ai roseti.

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