cultura

Le poesie dall'inconscio di Niccolò Stopponi prendono doppia forma in "Zero"

lunedì 24 novembre 2014
di Davide Pompei
Le poesie dall'inconscio di Niccolò Stopponi prendono doppia forma in "Zero"

Né sfogo, né liberazione. Per Niccolò Stopponi, la scrittura è e resta esigenza che viene di getto. "Quella di trasmettere – spiega – un messaggio in grado di far riflettere gli altri". Lui, da solo, lo fa già molto. Guidato dalla musica, anche mentre dorme o quando, nel dormiveglia, vede una luce. Abituato com'è a indagare, vivisezionando come un entomologo visibile e non. Quando riemerge dal nero, quello che porta in superficie mozza il fiato. Da pena solitaria ad apnea collettiva, il passo così si rivela assai breve.

Spalanca al pubblico il microcosmo che gli brulica dentro, sabato 22 novembre, al Caffè Montanucci di Orvieto, in occasione della presentazione di "Zero", pubblicato per Librosì Edizioni. Completata nel 2013, la raccolta di poesie arriva dopo un paio di concorsi e "Vetro in gola", edito – per sua stessa ammissione "con poca fortuna" – a maggio dell'anno precedente. Classe 1989, a dispetto della giovane età che lo vorrebbe forse un po' più leggero, la poesia che distilla e condensa in una cinquantina di pagine è intrisa di musicalità e disagio di fronte a un tempo, come quello moderno, che affama e consuma.

"Potrebbe essere rappresentato – dice, a colloquio con Tiziana Fedele e Valeria Cioccoloda una generica ansia per il futuro. Ma anche per il presente. E da una mia incapacità a relazionarmi con il mondo reale. Sì, mi sento un po' fuori dal mondo. Questa incapacità deriva in parte dal contesto, dalla società ma la imputo anche a dubbi esistenziali che mi attanagliano e ad esperienze di vita che mi hanno portato a questa visione".

Nessuno struggimento romantico, né vacue nostalgie post-adolescenziali. Raschiando la patina dell'apparente catastrofismo da artista incompreso, affiorano sincerità umana e lucidità spiazzante, in grado di mutare il pessimismo in consapevolezza. La tristezza, in forza. La rabbia, in rinascita. Al bastone di un moderno Leopoardi, Niccolò preferisce le giacche maledette di Rimbaud.

"Mi accompagna – rivela – da quando avevo 14 anni. Solo verso i 20, però, ho iniziato a capire cosa volesse dire veramente ne 'Il Battello Ebbro' o nell'illuminante 'Illuminazioni'. Leggo anche Ungaretti, Blake. In prosa, scrittori americani che hanno raggiunto il senso della vita. Anche se poi è la musica che fa da sottofondo alla mia di vita. E se devo sfogarmi, imbraccio uno strumento".

L'ermetismo esauriente delle sue risposte, lo completano le letture evocative di Maria Cecilia Stopponi. "Non ho la presunzione di cambiare i pensieri degli altri – torna poi a dire, lui – si scrive per trasmettere qualcosa, molte delle mie intime paure le ho trasferite in questo libro, diviso in due anime. Così come avevo fatto per il precedente, uno sfogo non compreso sul senso dell'esistenza. Mi piace dividere le cose in due. Sono convinto che ci sia un principio di dualismo, dietro ogni cosa. Nel pensiero di una persona, in un amore perduto. Assenza, presenza. Reale, irreale. Rabbia, odio ma anche sentimenti positivi. Non siamo liberi fino a che non rimuoviamo certi valori".

Le poesie di "Zero" - anche la O spaccata del titolo esprime il doppio, oltre che perfezione estetica nella sua circolarità – sono organizzate così in "Materia", perché l'inconscio è pieno di malattie. E "Antimateria", perché le amnesie sono grandi panacee. "Non credo esista una verità assoluta – ammette – nemmeno come somma di tante piccole, parziali o bugiarde, verità soggettive. Parlo spesso della morte perché mi affascina l'idea di fare un viaggio dopo, di reincarnarmi. Ma ho sviluppato anche tanta paura di perdere le persone a cui tengo, in maniera drastica".

Salvifica, in questo senso, la brezza di speranza che soffiano i versi con cui si chiude il libro. Profetico il titolo, "Ma sono ancora vivo". Ne firmano le immagini a corredo, Giovanna Cimignolo e Bianca Maria Vincenti. In ballo, ci sono già altri progetti, da un romanzo fantasy, al momento fermo, a un dialogo realistico con un amico e un'altra raccolta di poesie cripticamente basata sul numero 108. "Ho tante idee e poco ordine mentale" chiosa Niccolò. E mentre lo dice, finalmente un sorriso si schiude.

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