cultura

"As you like it" al Teatro Mancinelli: così Shakespeare parla con grande attualità alla nostra sensibilità moderna

martedì 10 dicembre 2013
di Laura Ricci
"As you like it" al Teatro Mancinelli: così Shakespeare parla con grande attualità alla nostra sensibilità moderna

Il "Come vi piace" - o "Come vi pare" - che deve sicuramente al teatro, da Shakespeare a Pirandello, il suo più consistente affermarsi nell'immaginario collettivo - è molto antico nel dispiegarsi dell'umana riflessione, basti pensare al relativismo dei sofisti dell'antica Grecia che già nel V e nel IV secolo a.C. dissertavano su come la verità e i valori morali non siano certezze ma possano mutare a seconda dei luoghi e dei tempi, o sulla contrapposizione tra natura e legge, o ancora sulla consapevolezza che la realtà è filtrata e interpretata da ogni persona in modo diverso. Ma è certo che nel testo shakesperiano di "As you like it", rappresentato lo scorso weekend a Orvieto per la bella occasione dei venti anni dal restauro e dalla riapertura del Teatro Mancinelli, il concetto del "come vi piace" raggiunge, pur nel serio e per molti versi melanconico impianto di pensiero, una levità giocosa che trascina e rende attivo nella finzione scenica lo spettatore, chiamato a interrogarsi sul gioco delle parti e delle identità, e su quel bizzarro palcoscenico che da sempre è la vita.

La commedia, appena attualizzata nella versione di Maurizio Panici e Ambrogio Sparagna prodotta da Ar.Tè Stabile d'Innovazione - che tanto i temi sono eterni e non necessitano di particolari trasposizioni - è la rappresentazione, attraverso i modi di agire e di sentire dei personaggi, del contrasto tra la vita di corte, convulsa, complicata, insidiosa (oggi i tranelli della politica e le cosche di malaffare) e la vita di campagna, all'aperto, nella natura della foresta di Arden (oggi utopia peraltro perseguibile di un mondo e di uno sviluppo solidali ed ecosostenibili). Rappresentazione che è condotta dal poeta come un gioco dialettico tra aristocratici e contadini, e che si muove intorno a una trama piuttosto evanescente che costituisce un semplice pretesto letterario perché il dispiegarsi della commedia e la riflessione relativista accadano. All'epoca il genere bucolico è di moda, ma in Shakespeare non viene particolarmente idealizzato, perché nei bruschi possibili cambiamenti del "Come vi pace" i crudeli possono diventare buoni, addirittura eremiti, e i buoni esiliati possono tornare dalla foresta al governo con una qualche impassibilità, cosa che fa sospettare che, pur di giocare bene il proprio ruolo, quale sia il ruolo non conta poi troppo.

"Tutto il mondo è un palcoscenico", afferma quello spettatore filosofo che è Jacques, e se per lui i ruoli, legati alle età, sono almeno sette, per noi, nella realtà complessa e temporalmente forzata e amplificata di oggi, sono ben più articolati e numerosi. E lo stesso Jacques, al termine dei giochi e dei travestimenti dei personaggi che tra colpi di scena e aggiustamenti conducono, al termine della commedia, a un possibile lieto fine collettivo, si sottrae alla festa conclusiva e prosegue il suo cammino, attratto dall'andare a indagare sulla conversione del cattivo piuttosto che dalla partecipazione alla festa dei buoni. Quasi a suggerire che la vita continua e non ha fine, che la festa non è che una parentesi e che, se pare o se piace, da un momento all'altro l'approccio alla vita, e le parti, possono cambiare.

Quel che stupisce nell'aerea rappresentazione di Shakespeare, ripresa in modo altrettanto lieve e divertito ma al tempo stesso pensoso in questa versione Panici-Sparagna, è in ogni caso la densità e la modernità del pensiero, la capacità di sbriciolare - e seriamente sotto il pretesto del gioco - modelli e stereotipi secolari. Il testo permette addirittura una lettura di valorizzazione del femminile, perché se è Jacques che imbastisce l'ordito della riflessione intellettuale, è indubbiamente Rosalinda il personaggio più trascinante, vitale e propositivo, capace di coniugare corpo e pensiero, ragione e cuore, e di tirare, o meglio di "ordinare" fino a un possibile lieto fine, le fila dell'azione. Lei, figlia del duca scacciato e nipote del duca buono esiliato, è talmente autorevole da essere amata dal popolo più di chi detiene il potere, talmente valida e vera da essere amata da sua cugina Celia più di quanto Celia possa amare il padre, a cui, per statuto sociale e familiare, dovrebbe obbedienza e rispetto. Quando Rosalinda, pericolosa per l'amore e la fedeltà che suscita viene scacciata, Celia non esita a lasciare il padre e la corte e a seguirla nella foresta. Bella e di grande significato l'alleanza amicale delle due giovani, la loro convinta sorellanza: "Andiamo, non verso l'esilio ma verso la libertà!" E se Rosalinda sa suscitare amore a prima vista - Orlando subito la ama, e travestita da giovane uomo immediatamente la ama la pastora Febe che spregia l'innamorato Silvio - l'amore stesso, la più folle di tutte le passioni anche nel mondo shakespeariano - ella sa metterlo alla prova con un fine gioco di erotismo e intelligenza.

"As you like it", come Maurizio Panici e Ambrogio Sparagna lo hanno ideato, è un lavoro che non solo non tradisce il testo shakespeariano ma ne esalta l'attualità, sottraendosi a facili e abusate tentazioni fiabesche a base di elfi e fate e valorizzando invece, anche nella scelta delle musiche folk e dell'asciutta scenografia tutta giocata sulla luce e sul colore, il minimalismo e la modernità. Ormai collaudata, con un cast di interpreti che sa farsi apprezzare, la commedia è pronta a camminare sulle sue gambe e a conquistare altri palcoscenici, primo fra tutti quello romano del Teatro Argentina dove sarà in scena tra la fine del vecchio e l'inizio del nuovo anno.

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