cultura

A Guido Rampoldi, inviato di politica estera per Repubblica, il Premio Barzini all’Inviato Speciale

sabato 19 maggio 2007
E' Guido Rampoldi, editorialista e inviato di politica estera del quotidiano “La Repubblica”, il vincitore della 18^ edizione del Premio Luigi Barzini all’Inviato Speciale, istituito a Orvieto per onorarere le inimitabili figure dei due Barzini, padre e figlio, e com'è noto uno dei più qualificati premi giornalistici in Italia. Il Premio è stato consegnato nel pomeriggio di oggi, sabato 19 maggio, nella consueta e prestigiosa cornice della Sala dei Quattrocento di Palazzo del Popolo. Questa la motivazione del Premio Luigi Barzini a Guido Rampoldi:
Guido Rampoldi coniuga esemplarmente il rigore dell’osservazione sul campo alla lucidità di un’analisi, la forza di una testimonianza diretta all’esercizio di una riflessione. Non si limita a registrare e descrivere, ma esprime per conto del lettore il bisogno di capire e di orientarsi tra gli elementi, spesso contraddittori, che si mescolano nella complessità di un evento, di una crisi o di un passaggio politico. E, quasi a riprendere il filo strutturalista dei suoi studi filosofici, sottopone a un continuo lavoro di scomposizione la realtà estrema che si trova di fronte, nella speranza mai dismessa di individuare il filo di un’interpretazione e un punto da cui leggere nel caos di una guerra o nella deriva di un integralismo. Nel solco della tradizione dell’inviato speciale e con la coscienza della complessità problematica del mondo, Guido Rampoldi varca la linea d’ombra e non cessa di esercitare un’intelligenza etica sugli uomini e le cose.
Guido Rampoldi, 55 anni, nato e residente a Roma, ha cominciato la sua professione nel 1983 su “La Stampa” per passare, dal 1992, a “La Repubblica”. Ha seguito le maggiori crisi dell’ultimo ventennio, dal crollo dei socialismi reali alle guerre jugoslave, dall’avvento dei Taliban alle guerre con cui è iniziato questo nuovo secolo, scrivendo reportage, analisi e commenti dal Medio Oriente, dall’Asia, dal Sud America, dall’Europa orientale e dall’ex Jugoslavia. Negli ultimi anni ha seguito in particolare gli eventi legati all’invasione dell’Iraq, alla guerra in Afganistan e alle tensioni interne ai Paesi musulmani. La cerimonia di consegna del Premio Barzini si è aperta alle ore 17,00 con l’orazione civile di Franco Venturini, vincitore dell’edizione 2006, che ha raccontato la Russia di Vladimir Putin. Una nota inviata da quell’Est che un tempo era blindato e invisibile oltre la Cortina di Ferro e che, una volta caduto il Muro di Berlino, è diventato, verso oriente, parte dell'Europa. Come spesso capita nella storia, gli eventi che segnano un passaggio vengono caricati della responsabilità di una trasformazione, quasi bastasse superare quella soglia per discriminare tra “il Male” che si lascia e “il Bene” che si pensa di andare a schiudere. Ma la storia è sempre più complicata delle sue semplificazioni, scandisce un “prima” e un “dopo”, ma coltiva latenze e depositi di lunga durata. Di quel nodo irrisolto l’informazione è un banco di prova e, insieme, la posta su cui si gioca l'avvenire. E l'orazione di Venturini ha condotto nel tortuoso, ambiguo, rapporto della notizia con quel convitato di pietra che è pur sempre il potere e che mostra, ancora una volta, che la questione dell’informazione fa tutt’uno con quella della democrazia.

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