cultura

Al Carmine, tre donne, un flauto e la poesia. Quanto basta per dare Voce alla notte

sabato 18 novembre 2006
di davidep
La poesia nasce per gemmazione spontanea, da un forte sentire che ha urgenza di essere trasmesso. Per sua natura è un genere di nicchia, i cui fermenti e spasmi sono avvertiti e colti prima di tutto dai piccoli editori, che con entusiasmo e fiducia intercettano il nuovo e creano un rapporto onesto e franco con gli autori. Come avviene per i libriccini da collezione della LietoColle, romantica casa editrice situata tra le pianure comasche, per la quale è uscita la raccolta di poesie “Voce alla notte” di Laura Ricci, presentata ieri sera alla Sala del Carmine, nell’ambito di Venti Ascensionali. A coordinare la serata, con garbo e sintetica asciuttezza, senza forzare il testo ma aderendo al suo parlare e alla sua diretta fruizione, il poeta Alessio Brandolini. Più che una presentazione del libro, un libro che con la sua lettura recitata si dona agli ascoltatori. Tre donne – Cecilia Stopponi, Teresa Equitani e la stessa Ricci – tre voci narranti e un flauto traverso, quello di Rita Graziani, sulle note di Vittorio Tarparelli, in una serata consacrata alla parola, in cui la notte prende corpo e voce, in modo leggero ed elegante. Trenta poesie (anzi 29, per via dell’espediente tecnico della ripetizione della prima a conclusione del libro, quasi a sottolineare il senso di struttura, oltre alla ciclicità dell’eterno ritorno) che si prestano a molteplici letture, a vari livelli. Nei disegni dell’autrice la notte è il silenzio dal quale la poesia nasce, è l’ascolto di sé e il mettersi in relazione con il mondo. Versi ricchi di “limpida femminilità matura” come li ha definiti l’editore Michelangelo Camilliti, traboccanti di una saggezza del concreto vivere, che nasce dalla quotidianità delle piccole cose e che trasforma tanta silente osservazione in forza e conoscenza. Si carica quindi di valenza espressiva quella lentezza e ritualità del tè, metafora simbolica e balsamica del concedersi qualche attimo per riflettere, malgrado la frenesia globalizzata dei tempi moderni. In quei vapori leggeri e nei gesti cortesi, c’è tutto il fascino delle terre d’Oriente, ma anche la consapevolezza di un profondo radicamento in Europa. E poi c’è l’amore. L’ars amandi che torna nelle sue mille forme. Ora fragile e in bilico, ora tinto di sensuale desiderio. Senza melensa retorica, né vacua nostalgia, ma con la gioia e la volontà di vivere. La scrittura diventa un’indagine dei gesti e degli animi, la poesia un percorso per capire se stessi e gli altri. Frammenti di vita in cui calarsi facilmente, tratteggiati in modo delicato e prezioso, semplice e pulito, tutt’altro che superficiale, assaporando, tra un tè e l’altro, la bellezza dei silenzi e rubando le pause alla musica. Brevi versi, che nascono dall’archivio di esperienze, letture e rapporti umani di una vita. Uno sforzo sociale e politico della scrittura, che consente di spogliare la realtà da sovrastrutture, formalismi e ipocrisie. La poesia che è anche salvezza e resistenza al turbinio della memoria. Che sia tormento o quiete, poco importa. Quel che conta è che dia voce alla notte.

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