cronaca

Parigi: “Una notte di paura e commozione” il racconto dell'orvietano Gianmarco Fusari

sabato 14 novembre 2015
di Gabriele Anselmi
Parigi: “Una notte di paura e commozione” il racconto dell'orvietano Gianmarco Fusari

“Stiamo tutti bene, tutto ok”. Un post rassicurante scritto all’una di quella terribile e tremenda notte di Parigi. Gianmarco Fusari, orvietano, musicista, vive a Parigi insieme a Cristiana Croci, e anche suo fratello vive nella capitale francese.

Quando è scoppiato l’inferno Gianmarco si trovava in una zona a poca distanza dal teatro Batalcan. “Cristiana era a casa - racconta da Facebook, Gianmarco Fusari (nella foto in basso) -, io mi trovavo in zona République, a poca distanza dal Bataclan. Ho capito che c'era qualcosa che non andava dal frastuono assurdo delle sirene che in un attimo ha investito tutta la zona della piazza. Poco dopo ho letto le prime notizie tramite il mio cellulare e ho deciso di andare a casa di mio fratello, che vive anche lui a Parigi, poco distante da Place de la République. E lì sono dovuto restare a dormire, dato che per tornare a casa avrei dovuto attraversare la zona degli attacchi ed era impossibile”.

Una situazione difficile da raccontare oltre alla cronaca. Intrisa di sensazioni e paure difficili anche da dimenticare. “Appena compreso quello che stava accadendo - continua Gianmarco - ci siamo subito accertati se i nostri amici, le persone già care stessero bene. Questo è stato il primo istinto, al quale si aggiungeva paura, commozione e vergogna”.

Perché vergogna? “Vergogna - riprende Gianmarco - perché in qualche modo mi sentivo in colpa di stare lì, tranquillo sul letto a seguire le notizie, mentre a poche centinaia di metri di distanza, negli stessi luoghi che anche io frequento regolarmente, si procedeva a giustiziare dei ragazzi dentro a un locale. È un sentimento strano, irrazionale forse, ma che ieri sera era potentissimo, almeno per me. È anche stamattina, in parte”.

Sensazioni, che però, devono confrontarsi con una realtà di una città simbolo dell’integrazione e che ora si interroga sul proprio futuro. “Il tutto”, racconta infatti Gianmarco analizzando il rapporto delle sensazioni con la realtà quotidiane, “sulla base di una certa consapevolezza del fatto che sappiamo che Parigi è forse la capitale europea più a rischio. Alla fine, non mi ha nemmeno troppo sorpreso”.

“Anche stamattina - continua - non vedevi in giro delle facce incredule o terrorizzate. Una tranquillità assoluta. Qui il seme dell'islamismo intrecciato all'emarginazione di certe banlieue (tanto per dire) è un problema ben conosciuto, che viene affrontato quotidianamente, e non soltanto in casi speciali. In questo senso, mi sento di dire che non credo sia stato quello che è stato l'11 settembre per gli americani. Non sapessi quello che è successo, direi che oggi è un sabato mattina assolutamente ordinario”.

“Facendo un discorso meramente concreto” dice Gianmarco Fusari immaginando cosa potrà accadere nei prossimi giorni a Parigi e come si affronterà il cosiddetto ritorno alla normalità: “I prossimi giorni e settimane saranno sicuramente complicatissimi. Già dopo Charlie Hebdo, che in qualche modo, seppur nella sua drammaticità, era stato un attacco mirato, la città era cambiata molto. Lo si percepiva facilmente, e i continui controlli e gli agenti di guardia ai punti sensibili lo certificavano. Queste misure non erano mai cessate. Figuriamoci dopo un attacco indiscriminato contro la popolazione civile come questo”.

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