cronaca

Palazzi e Castelli dell’orvietano. C’è chi vende e chi preferisce il degrado

domenica 18 gennaio 2015
di G. An.
Palazzi e Castelli dell’orvietano. C’è chi vende e chi preferisce il degrado

Vada per la crisi, vada per le difficoltà reali di gestire immobili di pregio e di notevoli dimensioni, vada anche per il fatto che il bene di lusso è sempre una scocciatura anche per gli enti pubblici, sta di fatto che i Palazzi storici di Orvieto e i Castelli dell’Orvietano se la battono tra quelli in vendita e quelli che restano completamente inutilizzati.

Basta farsi un giro su internet alla ricerca di case in vendita nell’Orvietano e si scopre presto che i manieri che hanno fatto la storia del territorio sono tutti nell’elenco “vendite”. In pole position Castel Giorgio con ben due castelli sul mercato. Il Castello di Montiolo, pare di proprietà dell’Ente Faina, è tra i beni in vendita per una cifra che non viene indicata (Trattativa Riservata).

La leggenda racconta che nel Castello di Monitolo fu Eugenio Faina a tenere le trattative con i briganti che rapirono il padre, Claudio Faina, prima di giustiziarlo. Qualche anno prima la proprietà del Castello era del marchese Filippo Antonio Gualtiero, figura di primo piano del Risorgimento orvietano, dell'unificazione d'Italia e Ministro dell'Interno nel 1867. Purtroppo i fasti di fine ottocento non hanno varcato il nuovo millennio. Il maniero era addirittura finito nelle mani di una famiglia di pregiudicati partenopei per poi andare completamente in rovina. Addirittura sono crollati alcuni solai e si racconta che all’interno siano spariti gran parte degli oggetti e mobili preziosi. L’unica parentesi di colore quella dell’interessamento all’acquisto di Mario Girotti, ovvero Terence Hill che poi non si è materializzata.

Da comprare, sempre a Castel Giorgio, per la ragionevole cifra di 5 milioni di euro c’è il Castello di Montalfina (foto di apertura) appartenente agli eredi della famiglia dei nobili Valentini. In vendita l’intero castello, la corte dei casali nel piazzale antistante al maniero e l’antica chiesa sconsacrata. Si tratta della seconda fase di un’operazione di vendita che qualche anno fa interessò i terreni rilevati dal sindaco di Grotte di Castro, patron della Viterbese e proprietario della Ilco, Piero Camilli.

La costruzione del Castello risalirebbe agli inizi dell’anno mille e divenne fulcro delle vicende storiche orvietane a cavallo tra 1300 e 1400. Nello stesso luogo sarebbe esistito un antico fortilizio, si dice eretto nel secolo VIII dal re longobardo Desiderio. Il Castello, pur con diversi passaggi di proprietà, è storicamente legato alla famiglia Monaldeschi della Cervara.

In anni recenti il castello viveva grazie alle attenzioni del Conte Faustino Valentini. Si ricorderà l’aggressione che il conte e la figlia subirono nel dicembre del 1994 dagli appartenenti alla banda di malviventi che rapì l’imprenditore Soffiantini. Era, invece, il 2002 quando il Conte Valentini chiuse la porta in faccia a Michael Schumacher che aveva presentato una proposta di acquisto del castello e dei terreni circostanti. Non ultimo l’ingresso nel caso di cronaca che vide coinvolto l’ex leader di An, Gianfranco Fini per i fondi al partito. Quei soldi, provenienti dall’eredita della contessa Colleoni, pretendevano l’obbligo verso i beneficiari di curarsi della gatta Piumina, ma l’animale fini probabilmente i suoi giorni proprio a Montalfina in quanto la nobildonna era amica del conte Valentini al quale affidò il felino.

Ma in quei luoghi si è sempre detto fossero custoditi documenti storici e oggetti importanti. A testimoniarlo una lunga intervista, con tanto di foto degli oggetti preziosi, rilasciata dal conte Valentini al mensile orvietano "La Città" allora diretto dal collega Roberto Basili a firma di Marco Cannavò (Anno VII edizione n.5 del maggio 2002). Tra questi un probabile fucile appartenuto ad Anita Garibaldi, una collezione di swatch e orologi di pregio e un quadro a soggetto religioso con personaggi nudi sfuggito alla “censura” della Chiesa successiva al Concilio di Trento.

Ora il Castello è in vendita e, pare, che il tentativo iniziale di interessare alcune fondazioni economiche non sia andato a buon fine. Le foto “promozionali” di alcune sale dove prima comparivano quadri e altri oggetti oggi sono completamente spoglie. E’ storia nota quella che in molti a Castel Giorgio sanno, di documenti storici trovati abbandonati nei boschi dietro al castello.

Tra i castelli del territorio il più longevo a rimanere sul mercato è quello di Parrano che comunque ha un destino legato alle vicissitudini finanziarie dell’imprenditore Cividin e le varie finanziarie che ne vantano la proprietà. Al suo interno c’è una nuova struttura termale mai partita e tanti altri servizi che al primo “lancio” vennero valutati ben 29milioni di euro. Da poco tempo, sempre nel centro del borgo dell’Alto Orvietano per 850mila euro risulta in vendita  Palazzo Lemmi.

 La menzione per il prezzo più alto sul mercato, ben 8milioni di euro, la detiene un intero borgo nella zona di Allerona. La descrizione dell'immobile è decisamente corposa: "E' stato giudicato come uno dei borghi più belli d'Italia, sia per la sua fisionomia che per l'atmosfera mistica che si respira visitandolo e vivendolo, ma anche per la sua localizzazione tra Umbria, Toscana e Lazio e per la qualità del restauro decisamente superiore. Il Borgo ha avuto origine dalla trasformazione di un complesso abbaziale benedettino dell'XI secolo, sorto sull'area di un precedente culto pagano. E' passato poi, dal '400 al '600, dalla nobile Famiglia orvietana dei Monaldeschi alla Chiesa e dal '600 al '900 ad altre nobili Famiglie come Sinibaldi, Antinori, Costarelli e Napoleoni. Fino alla metà degli anno '70 del secolo scorso, il Borgo è stato abitato da un nucleo essenzialmente rurale autosufficiente, poi abbandonato fino al suo attuale recupero". 

Se il territorio vende, invece, Orvieto - in un certo senso - piange l’immobilismo. Alcuni palazzi sono nell’elenco delle vendite come un piano del palazzo Carvajal - Simoncelli per 1.500.000 euro. Per lo stesso prezzo si può acquistare uno storico invenduto, ovvero il palazzo di fronte all’ingresso del Comune, in via Garibaldi. Ma il vero problema di Orvieto pare essere la tendenza a al non utilizzo degli immobili.

Scorrendo la lista degli immobili vuoti il dibattito sulla “Piazza del Popolo vuota” sembra decisamente una questione da “monolocale”. Nella lista degli inutilizzati il primo posto, per estensione, va alla ex Caserma Piave. Il sindaco, Giuseppe Germani, aveva promesso che in questo inizio d’anno si sarebbero avviate le trattative ufficiali, anche con soggetti economici di riferimento dello Stato, per il progetto del Campus Universitario.

 Per restare nell’elenco degli immobili che hanno un riferimento istituzionale c’è l’ex Ospedale, il quale destino è intrecciato anche con Palazzo Nicosia a Roma. Sempre il primo cittadino, parlando dell’ex Ospedale ha usato il termine “capitalizzarlo”. Ora bisogna capire se la Regione lo vende e si trattiene i soldi che, invece per rispetto territoriale - e non solo - dovrebbero essere reinvestiti sulla città. Per ricordare la presidente in carica Catiuscia Marini, nel luglio scorso, presentando il piano di riordino dell’attuale ospedale disse: “bisogna evitare che l'ex ospedale vada incontro al degrado. Perciò occorre velocizzare la nuova destinazione; così come palazzo Nicosia va valorizzato nell'interesse del bene stesso e delle comunità, ma non in senso speculativo”.

Peccato che l’ex Ospedale è nel reale degrado e allo stesso tempo la Regione non si è fatta scrupoli a lasciare nel più completo degrado l’ex Mensa della Piave, anche quello un immobile da destinare a qualcosa. A dire il vero doveva essere il nuovo palazzo della salute e nell’attuale sede dei servizi della Usl, nell’immobile di via Postierla, dovevano essere realizzati degli appartamenti a canone agevolato, ma sembra che la politica si sia dimenticata di questi impegni.

Da annoverare in questa lista anche l’ex Tribunale, anche se dovrebbe diventare la nuova sede del Centro Studi. Non meno singolare la situazione del palazzo in piazza della Repubblica che dovrebbe appartenere alla Piccolomini-Febei. Praticamente l’immobile è in uno stato vicino al degrado e sul suo futuro nessuno si esprime.

 Tralasciando qualche riferimento a immobili come l’ex Super Cinema o Charlot che in embrione doveva essere il museo del Corteo Storico e invece è diventato ormai hotel di lusso per cani e gatti, la vera incognita orvietana è quella di Palazzo Gualterio in pieno centro storico. Immerso nel cuore della città all’incrocio tra via Duomo e Corso Cavour, all’ombra della Torre del Moro e custodito dalla chiesa di San Giuseppe, nel palazzo c’è solo un appartamento affittato, il resto è completamente vuoto. Ultimamente è stato ripulito il giardino esterno, anche perché era diventata una giungla. I locali commerciali a piano terra sono tutti occupati, tranne il bar che è in vendita. Per anni è stato la sede del Banco di Roma poi il nulla. Molti oggetti preziosi che erano al suo interno sono sparsi nel museo civico e nelle sale del palazzo Comunale. Oggi appartiene a privati, ma vederlo in questo stato è un colpo al cuore e all'onore della città. Probabilmente in altre città "turisticamente concorrenti" a Orvieto casi del genere sarebbero stati risolti da molti anni. 

Quanto sviluppo si potrebbe creare utilizzando in modo concreto e lungimirante questi palazzi? Probabilmente molto. Tante, troppe superfici vuote che dorrebbero essere popolate e sfruttate per la crescita e l’economia della città. Scorrendo l’elenco: in una superficie così ristretta com’è il pianoro della Rupe di Orvieto l’incidenza di superfici immobiliari inutilizzate è enorme. Probabilmente l’obiettivo di rendere viva la città, di riempire gli immobili, dovrebbe essere un capitolo importante e imponente del nuovo progetto di città al quale sta lavorando l’amministrazione. Distribuendo bene le risosrse e le idee si può pensare all'Housing Sociale, a strutture per servizi sanitari e sociali, alla realizzazione di nuove aree espositive o culturali, ma anche a destinazioni commerciali come possono essere alberghi o magari Outlet di grandi firme. Basta la buona volontà e la voglia di lavorarci sodo. 

Pubblicato da Anonimo Orvietano il 19 gennaio 2015 alle ore 11:25
Bene, mi piace. Una prospettiva nuova nel dibattito orvietano che ci voleva. E' vero, a Orvieto ci sono troppi palazzi vuoti e io aggiungerei anche tantissime case sfitte. Di fronte alla realtà di palazzi e case vuote qualcuno si preoccupa anche di svuotare una piazza, ma ne sta città verrà mai qualche amministratore che lavorerà per riempirla? E' proprio questo il punto, se la vitalità della città diminuisce non si può solo pensare ai turisti, qui mancano gli orvietani o magari persone disposte a diventarlo. Non rischiamo di fare la fine di altre città umbre che hanno svuotato i centri storici per trasferire la "vita" nei quartieri periferici. Riempire la città, poi renderla vivibile con piazze pedonali e luoghi dove organizzare eventi.
Pubblicato da Anonimo Castelgiorgese il 19 gennaio 2015 alle ore 15:48
Montalfina, che pugnalata al cuore. Ricordo bene l'articolo uscito su La Città nel 2002, ne conservo ancora una copia. Se non mi sbaglio, ho fatto la ricerca, anche Orvietonews pubblicò qualcosa sull'interesse del pilota di formula uno all'acquisto del Castello di Montalfina. Nell'articolo su La Città il povero Conte Valentini raccontava che nella cappella del Castello era conservato il teschio e un'ampolla con il sangue di San Flavio, antenato della famiglia nobile. In più si parlava di 60 fucili nella sala d'armi. Addirittura di una bibbia scritta a mano con tanto di sfogliapagine in argento. Dei quadri di Guttuso, del Perugino e della Madonna con Bambino sfuggita alla censura. Un valore di oggetti inestimabile.
Pubblicato da Fausto Ermini il 20 gennaio 2015 alle ore 23:48
Penso che mantenere un immobile storico integri anche un interesse pubblico.
Se non lo fa il privato dovrebbe farlo lo Stato.
Altrimenti l'alternativa è l'abbandono.
Vale per castelli e palazzi affrescati.
Ma vale anche per chi decide di accettare la sfida di ristrutturare e vivere in un appartamentino nel quartiere medioevale di un paesino invece di partecipare al "consumo" ulteriore di territorio.
Lo Stato, ma anche i Comuni, dovrebbero aiutare/incentivare chi compie queste scelte.
In grande, ma anche in piccolo.....
Fausto Ermini

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