cronaca

Aree archeologiche nel completo degrado. Cannicella scomparsa e il Fanum abbandonato

venerdì 23 maggio 2014
Aree archeologiche nel completo degrado. Cannicella scomparsa e il Fanum abbandonato

Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro. Un popolo che non rispetta la storia non può pensare di costruire il proprio futuro. Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente. Basterebbe continuare a scomodare grandi poeti, filosofi o giornalisti come Montanelli per accostare l’incuria del popolo “amministratore” di Orvieto, rispetto alla storia della città.

La storia che hanno scritto gli Etruschi facendo della Rupe il cuore di un regno affascinante e straordinario. La storia che per centinaia di anni ha conservato la terra orvietana e che oggi è il vero giudice di questa ignobile fotografia. La terra Orvietana di fronte al degrado, all’abbandono, all’incuria dei popoli “intelligenti” e “politici” ha deciso di riappropriarsi della storia. Ha deciso che l’erba deve coprire quei luoghi sacri oggi profanati dall’abbandono umano. E allora che erba sia se gli uomini che oggi vogliono riavere la fiducia della città per anni non ha nemmeno avuto il buon senso di far tagliare l'erba nelle aree archeologiche, di spendere il briciolo di un quattrino per collocare un’insegna o una cartellonistica adeguata a segnalare i luoghi della storia.

Soprattutto non hanno avuto il buon senso di valorizzare la storia della città cercando di creare un sistema turistico vero e visitabile. Non bastano le descrizioni roboanti sul sito del Comune di Orvieto, non basta qualche conferenzuccia alla presenza di storici blasonati a mettersi l’anima in pace con il passato. Oggi a Orvieto gli etruschi vengono calpestati e abbandonati, come se la storia e la cultura non sono degne di essere il simbolo di questa città “alta e strana”. Certo, nei giardini dei potenti, l’erba è sempre rasa.

Mentre la città si sveglia al suono degli altoparlanti elettorali chi non è assolutamente interessato a tutto questo, come può essere un turista in visita primaverile, non può far altro che restare a Orvieto per un paio d’ore visto che da visitare, oltre il Duomo, i Musei del centro, il Pozzo di San Patrizio e la necropoli del Crocifisso del Tufo, non c’è altro. Anzi ci potrebbe essere, se non fosse che l’erba e il degrado sono i padroni della storia orvietana.

Nella necropoli di Cannicella l’erba ha ormai raggiunto la tettoia costruita qualche anno fa per conservare le tombe. Del resto, anche quella tettoia fu una conquista di inchieste giornalistiche legate a una discussa, al tempo, vendita all’asta. Le tombe non si vedono nemmeno da fuori il recinto, anche per raggiungere il cancello è un’impresa. Soprattutto non c’è nessuna indicazione dell’area archeologica.

Peggio ancora succede al Fanum Voltumnae. Certamente quella è una zona di scavi e non sarebbe consentito l’accesso ai visitatori, ma stiamo parlando di un luogo simbolo del popolo Etrusco. L’Eldorado dell’Etruria, il luogo sacro per eccellenza del popolo di nostri padri. L’area archeologica del Campo della Fiera è una distesa di papaveri rossi. Da lontano si riesce a scorgere qualche rudere, ma non esiste nulla che possa far pensare all’imponenza storica del luogo. Non c’è un’insegna, non c’è una cartellonistica, non c’è niente. Sicuramente non è luogo da visite turistiche, ma almeno renderlo accessibile ai visitatori nel limite delle possibilità sarebbe già un immenso passo avanti.

Del Tempio del Belvedere abbiamo già parlato e non il caso di aggiungere altro. La speranza è che, qualsiasi amministrazione sia alla guida della città dopo questa tornata elettorale, sia in grado di prendersi un impegno serio per ripulire le aree archeologiche e per iniziare veramente a promuovere gli Etruschi e fare del turismo un’opportunità per la città e per chi la vive.

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