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"La strategia energetica regionale all'esame della Seconda Commissione del Consiglio Regionale"

venerdì 3 febbraio 2017
"La strategia energetica regionale all'esame della Seconda Commissione del Consiglio Regionale"

"Nonostante la netta riduzione dei consumi energetici, conseguente alla crisi economica, la “strategia regionale” prevede un insensato incremento della produzione di energia anziché operare concretamente verso il risparmio e l’efficienza energetica. Nella seduta di lunedì 6 febbraio p.v. della II° Commissione (presidente Eros Brega) riprende la discussione in sede referente della “Strategia Energetica-Ambientale Regionale 2014-2020” (SEAR) presentata da ultimo nella seduta del 23.01.2017.

Il ”Piano energetico ambientale”, come si chiamava una volta, è stato spesso un libro dei sogni, perché poi anche la politica, al di là dello scritto, ha dovuto sempre fare i conti con i territori; ne è esempio la vicenda orvietana della geotermia sulla piana dell’Alfina e i mega progetti eolici sul Monte Peglia, recentemente bocciati-questi ultimi- dalla Regione.
Il dato incontrovertibile del SEAR è la riduzione dei consumi energetici conseguente alla fase di crisi economica-occupazionale che attanaglia il Paese ed anche dalle politiche di “save energy” introdotte nelle attività produttive, dato l’alto costo dell’energia nel nostro Paese. Dato che trascina il superamento di quanto assegnato nel “Burder Sharing” alla nostra Regione secondo la “Strategia Europa 2020”; infatti il valore di 13,7 % al 2020 nel rapporto tra consumo di fonti rinnovabili ed i consumi finali lordi di energia vale già nel 2013-2014 ben il 18,7% e si prevede che arrivi al 20% nel 2020 (che è dire domani).

Pertanto non si capisce l’anelito diffuso nel documento di programmazione di spingere verso dimensioni di “overcapacity”, prevedendo che già nei prossimi anni si debba andare verso un incremento delle produzione energetica, in particolare elettrica. Del resto l’errore è culturale e prende anche il Governo, che pensa di aumentare la produzione elettrica spesso con incentivi-drogando così il mercato con forme di energia non competitive- quando la potenza elettrica disponibile nel Paese è di circa 130.000 MW, mentre i consumi raggiungono al massimo 60.000 MW.

Questo in quanto non si considera a sufficienza che anche le c. d. ” fonti alternative” (alternative al petrolio, non che non producano inquinamento!) hanno un impatto non trascurabile sui territori e le loro economie. Pertanto anziché stancamente ripetere, in epoca di crisi economica, inadeguati scenari pensiamo che sia più utile dire le cose come stanno e programmare nuovi insediamenti energetici solo se e quando saranno necessari. Dire questo è un atto di coerenza ed amore per la propria regione ed i propri territori, per le sue vere necessità. E questo non ha nulla a che vedere con quella che i redattori del SEAR chiamano “la sindrome NIMBY” ovvero la “sindrome BANANA” (Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anything: Non costruire assolutamente nulla in nessun luogo vicino a qualsiasi cosa).

Insomma anziché pigiare sul “risparmio energetico” in modo che anche il predetto rapporto da solo vada più in alto (operazione sommamente virtuosa) si pensa di costruire altri impianti aumentando così l’inquinamento. Prevalgono ancora gli effetti della sub-cultura tardo –industrialista del vecchio PCI che è dura a morire ed una certa sudditanza culturale verso l’industria, anche ora che il mondo è decisamente cambiato...

Ci pare invece che si debbano perseguire - ma vanno indicati concretamente gli assetti economici di sostegno effettivo - l’incremento dell’efficienza energetica nei vari settori di intervento (settore civile, settore industriale, ecc.) e si debba lavorare-anche qui con concretezza-sulla cultura della transazione energetica che si rende già ora necessaria dalle energie fossili verso un mix di risparmio energetico, efficienza energetica, uso di fonti-dove necessarie- di energia veramente rinnovabile e non invasiva per l’ambiente.

Un punto qualificante, in tema di “governance” è la revisione –appena accennata nel SEAR- del RR. n. 7/2011 che disciplina le autorizzazioni regionali per il settore energia.
Ebbene è da tempo che sollecitiamo –purtroppo senza riscontro alcuno- gli assessori all’ambiente che c’è assoluta necessità di aggiornare detto Regolamento.

Del resto anche gli estensori del SAER, rendendosi conto che alcune aree della Regione (in una regione “Cuore Verde d’Italia”) non sono adatte all’inserimento di impianti di produzione energetica/elettrica, propongono la definizione delle “aree non idonee” modificando l’attuale RR7/2011. Peraltro il meccanismo, già previsto per alcune fonti rinnovabili come l’eolico, le biomasse, il fotovoltaico (ma non per la geotermia!) con un protagonismo nel 2011 dei comuni che avevano avuto 90 giorni di tempo dalla Regione Umbria per individuare le c.d. “aree non idonee” viene –proprio in data 1°febbraio 2017- approvato dal Consiglio Regionale della Toscana che impegna la Giunta a definire le “aree non idonee” per la geotermia. Crediamo che l’Umbria debba-nei tempi medi- seguire questo esempio, essendo la geotermia l’unico settore che non contempla nella legislazione regionale “aree non idonee”, anche dopo la significativa vicenda di Castel Giorgio.

Che gli estensori della SEAR osano sorprendentemente definire così: “Per quanto riguarda la geotermia ad alta entalpia la piana dell'Alfina risulta oggi un sito di sicuro interesse, così come dimostrano i numerosi comitati (!!!) creatisi per la difesa dell'Altipiano dalle (supposte) gravi ricadute ambientali. In sede di VIA nazionale si sta valutando un progetto pilota da 5 MW...”. Che le “gravi ricadute ambientali” non siano preoccupazioni delle sole associazioni ma anche di ben 25 sindaci del territorio e dello stesso Consiglio Regionale che così si è espresso il 22 marzo 2016 è cosa nota a tutti, meno che agli estensori della SAER…".

Coordinamento delle associazioni dell’Orvietano, Tuscia e Lago di Bolsena aderente alla Rete Nazionale NOGESI

 

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