ambiente

Geotermia, i sindaci del territorio e la Provincia di Viterbo ricorrono al Tar del Lazio

giovedì 25 giugno 2015
Geotermia, i sindaci del territorio e la Provincia di Viterbo ricorrono al Tar del Lazio

E' stato consegnato venerdì 19 giugno dall'avvocato Nicoletta Tradardi al TAR del Lazio il ricorso contro il decreto di compatibilità ambientale emesso dal Ministro dell’Ambiente Galletti per l’impianto geotermico di Castel Giorgio per conto dei Comuni di: Acquapendente (Sindaco Alberto Bambini); Allerona (Sindaco Sauro Basili); Bolsena (Sindaco Paolo Equitani); Castel Giorgio (Sindaco Andrea Garbini); Montefiascone (Sindaco Luciano Cimarello); Castel Viscardo (Sindaco Daniele Longaroni); Orvieto (Giuseppe Germani) e della Provincia di Viterbo (Presidente Mauro Mazzola).

"Il ricorso - spiega in una nota Vittorio Fagioli, portavoce Rete Nazionale No Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante - è contro i Ministri dell’Ambiente, dei Beni Culturali, dello Sviluppo economico e contro le Regioni Umbria e Lazio, nonché nei confronti della ITW LKW Geotermia Italia S.p.A. al fine di ottenere l’annullamento e/o la riforma del parere favorevole e di tutte le determine e pareri connessi alla Valutazione di Impatto Ambientale relativi al progetto dell’impianto pilota geotermico denominato Castel Giorgio, in Comune di Castel Giorgio (Terni) presentato dalla Società ITW-LKW Geotermia Italia S.p.A. Il ricorso è composto da 41 pagine nelle quali vengono dettagliatamente contestati tutti gli aspetti legali che hanno indebitamente determinato il decreto di compatibilità ambientale del progetto, nonché i danni e rischi ambientali quali l’inquinamento delle falde, la sismicità indotta e provocata, gli aspetti paesaggistici, ecc.

L’esecuzione del progetto geotermico è stata momentaneamente sospesa per un intervento delle Commissioni Parlamentari congiunte Ambiente (VIII) e Attività Produttive (X) che hanno chiesto al Governo -con una Risoluzione approvata all’unanimità in data 15.04.15- una nuova regolamentazione in merito alla geotermia (avviare “le procedure di zonazione del territorio nazionale, al fine di individuare le aree potenzialmente sfruttabili sotto il profilo geotermico” ; emanare “le linee guida a cura del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero dell’Ambiente per individuare nell’ambito delle aree idonee i criteri generali di valutazione, tenendo conto delle implicazioni che l’attività geotermica comporta relativamente al bilancio idrologico complessivo, al rischio di inquinamento delle falde, alla qualità dell’aria, all’induzione di micro – sismicità” richiedendo che tali implicazioni siano oggetto di particolare disamina in sede di VIA (valutazione di impatto ambientale).

Inoltre la Risoluzione parlamentare sostiene che le autorizzazioni- comprese quelle dei procedimenti in corso come nel caso di Castel Giorgio- debbono tener conto delle prescrizioni previste nelle linee guida, da emanarsi entro 6 mesi dal 15.04.15.

La valutazione di VIA ed il provvedimento finale di compatibilità ambientale contro cui si ricorre è avvenuto senza tener conto delle norme ancora da emanarsi, ovvero della necessità di una appropriata regolamentazione della materia, pur essendo questo un argomento di dibattito, anche nelle Commissioni Parlamentari, e, quindi, ben conosciuto da parte dei soggetti interessati e dai Ministeri competenti.

“Il decreto di compatibilità ambientale” -prosegue il ricorso- “è stato emesso in data 03.04.2015, nelle more della stesura ed approvazione della citata Risoluzione; ed è revocabile in dubbio che gli organi di Governo non fossero a conoscenza della attività delle Commissioni parlamentari VIII e X della Camera dei Deputati”.

Il quarto punto della Risoluzione esplicita che nella VIA si tengano in particolare conto gli elementi di rischio citati (bilancio idrologico complessivo, rischio di inquinamento delle falde, qualità dell’aria, induzione di micro sismicità) e richiede che le emanande linee guida prevedano espressamente che nella Via si tenga conto di tali parametri. “Con ogni probabilità” si legge nel ricorso- “quanto meno a seguito dell’emanazione delle Linee Guida, l’esito della VIA in discussione si rivelerà inappropriata. Le preoccupazioni dei ricorrenti Comuni non sono, quindi, isolate o pretestuose, poiché sono in discussione importanti elementi di rischio”.

Per quanto riguarda la parte relativa al lago di Bolsena il ricorso rileva che fra la falda contenente i fluidi geotermici e quella superficiale utilizzata per alimentare la rete potabile ed irrigua, non è interposta una zona di copertura impermeabile, che impedisca la risalita dei fluidi geotermici.

Il fluido geotermico contiene inquinanti molto pericolosi, fra i quali l’arsenico; perciò, il rischio di un aumento della concentrazione di arsenico nell’acqua potabile e nel lago è più che concreto, ed è dovuto alla risalita di piccole percentuali di fluido geotermico attraverso la roccia di copertura, causata dalla pressione di re-iniezione.

Il lago di Bolsena è una riserva di acqua potabile per il viterbese, poiché contiene un basso livello di arsenico (a quanto consta, la Regione Lazio sta da tempo vagliando la possibilità di miscelare l’acqua del lago con quella della rete idrica del viterbese, ad alto contenuto di arsenico).

Tutti questi elementi di valutazione sono stati erroneamente omessi dal Ministero all’Ambiente in sede istruttoria, così da ritenere “trascurabili” le eventuali (e, non oltre specificate,) incidenze.

Si torna, infatti, a ribadire che il lago è un SIC e ora ZSC; l'impianto (se pure collocato in Umbria) re-inietta i reflui di fluido geotermico sotto il bacino idrogeologico del lago di Bolsena (che è nel Lazio), come ammette la stessa relazione della ITW-LKW : “… solo (!) il tratto terminale della tubazione di re-iniezione e i pozzi di re-iniezione (sito CG 14) si collocano nell’area dove il drenaggio sotterraneo dell’acquifero delle vulcaniti è diretto verso il Lago di Bolsena” (cfr. relazione ITW&LKW, pag. 76).

L’Unione Europea ha avviato una procedura di pre-infrazione (EU Pilot 4999/13/ENVI) a carico dell’Italia, per non avere provveduto a deliberare adeguate misure per conservare ed eventualmente ripristinare lo stato ecologico del lago di Bolsena. Dette misure sono in gran parte di competenza della Regione Lazio, che è l’organo che deve definirle, ma una piccola parte del bacino idrogeologico si trova in Umbria dove appunto sarebbe ubicato l’impianto di Castel Giorgio, l’autorizzazione per il cui esercizio è di competenza dello Stato.

L’impianto di Castel Giorgio si trova a 6 km da Bolsena. L’effettiva origine dell’impatto ambientale è nel sottosuolo. L’impianto funziona utilizzando 9 pozzi profondi 1000 metri, in parte deviati, che si estendono intorno a raggio per alcuni chilometri quadri. I pozzi di re-iniezione sono pressurizzati e inquineranno l’acquifero lacustre sovrastante con arsenico e altre sostanza cancerogene: quindi, le misure di conservazione che lo Stato Italiano dovrà assumere per evitare la procedura di infrazione, dovranno necessariamente avere contenuti inibitori per l'impianto.

La Commissione Europea è stata interessata della questione dall’Associazione Lago di Bolsena, i cui rappresentanti, nel corso di un’audizione del 5 maggio 2015 tenuta a Bruxelles, hanno esposto l’avanzato stato autorizzativo dell’impianto di Castel Giorgio e le problematiche esistenti. Desta, quindi, perplessità (ed ancora maggiori ne sorgerebbero se l’impianto venisse definitivamente autorizzato) la valutazione positiva di compatibilità ambientale assunta dal Ministero all’Ambiente, proprio mentre è in corso a carico dello Stato Italiano la detta procedura di pre-infrazione...".

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