ambiente

Lettera aperta all'On. Ermete Realacci: Vengo anch'io, no tu no...!

venerdì 3 maggio 2013
di Vittorio Fagioli, Roberto Minervini, Lucio Riccetti
Lettera aperta all'On. Ermete Realacci: Vengo anch'io, no tu no...!

Riceviamo la seguente lettera aperta, con richiesta di pubblicazione, da Vittorio Fagioli, segretario pro-tempore coordinamento regionale umbro sulle energie rinnovabili, Roberto Minervini, responsabile Accademia Kronos Umbria, Lucio Riccetti, presidente Italia Nostra, sezione di Orvieto.

Di guerra giusta ce n'è stata una, e nessun'altra
quella di Troia: due popoli alle armi
per chi dei due doveva tenersi la bellezza.
(Erri De Luca "Aller simple"- Gallimard 2012)

Caro Realacci,

abbiamo con noi la tua interrogazione parlamentare ai Ministri dell'Ambiente e per i Beni e le Attività Culturali (1) in merito alle istanze presentate i mesi scorsi alla provincia di Terni da parte della società napoletana Innova Wind s.r.l. (capitale sociale 10.000 euro, per un investimento di circa 42 milioni di euro!) per ottenere l'autorizzazione unica di cui al D. Lgs. n. 387/2003 (decreto Bersani) per la costruzione e l'esercizio di due impianti eolici per complessive 18 pale, ognuna alta (oltre) 150 metri.

Leggiamo anche nell'atto che nel condividere il dettato dell'art. 9 della Costituzione laddove recita che "La Repubblica... tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione" ritieni come gli impianti che si volessero realizzare sarebbero "visibili da più orizzonti e da elevata distanza, tra l'altro anche dal Duomo di Orvieto, capolavoro del gotico e neogotico italiano del XVI secolo, che rendono la città umbra famosa in tutto il mondo". E noi e altri numerose associazioni ambientaliste e comitati di cittadini -che ci opponiamo ai due progetti- non possiamo che con te concordare e ringraziarti di tanto interesse.

Del resto la stessa Alessandra Paciotto, presidente di Legambiente Umbria, si era già schierata a fianco della mobilitazione contro l'eolico sul Peglia, perché "è un progetto che fa acqua da tutte le parti, non rispetta le linee guida regionali..." dopo aver lodato tuttavia qualche giorno prima la buona politica energetica dell'assessore Rometti, uno dei sostenitori del progetto. Ed anche l'ineffabile Edoardo Zanchini, vice presidente nazionale di Legambiente, sostiene in merito che "le rinnovabili... vanno fatte bene(!) e con regole chiare e precise, anche con il coinvolgimento e la partecipazione delle comunità locali". Ma, bontà sua, "quello sul Monte Peglia non va fatto, perché è un pessimo progetto". Ma invece, continua lo Zanchini, di " esperienze eccellenti e virtuose ce ne sono tante..." (torri alte oltre 150 metri come possano inserirsi in maniera "eccellente" nel paesaggio italiano é veramente... un mistero! )

Quindi la domanda che a questo punto vorremmo fare a te e agli altri esponenti di Legambiente è la seguente: a ben guardare perché ad Orvieto non vanno bene tali impianti ed invece gli stessi vanno bene in Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, sui crinali appenninici? L'Italia è tutta il Bel Paese, lo si vede bene oggi che proprio molte delle realizzazioni di questa errata green economy stanno distruggendo!

La realtà, cari amici di Legambiente, va presa per quella che è: la green economy italiana è un altro pasticcio nazionale. Favolosi incentivi alle imprese, costi pagati sulla bolletta degli italiani, mentre- e ti riportiamo un recente parere della scrittrice Susanna Tamaro che vive sulle colline orvietane "...ai singoli cittadini che impiegano le loro risorse per le energie alternative - io per esempio ho messo un impianto fotovoltaico e pannelli solari da anni - vengono opposti ostacoli di ogni sorta, disorganizzazione e atteggiamenti che  si potrebbero definire tranquillamente come disonesti e predatori. Come sempre in Italia le persone oneste che si impegnano per il bene del paese, vengono umiliate e punite."

La Tamaro ha perfettamente ragione: la green economy italiana lungi dal facilitare l'accesso alle nuove forme di energia "verde" per le famiglie ed il tessuto produttivo del nostro paese ha permesso l'ingresso nel mercato di speculatori di ogni risma, come ormai si apprende sempre più frequentemente (oltre alle notizie su inchieste ed arresti operati dalla magistratura italiana, ti consigliamo la lettura di S. Cannapele, M. Riccardi, P. Standridge " Green energy and black economy: mafia investiments in the wind power sector in Italy", 13 marzo 2013, edito da Springer Science + Business Media, Dordrecht 2013; Transcrime che ha curato il rapporto è il Centro interuniversitario di ricerca sulla criminalità transnazionale dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dell'Università degli Studi di Trento _www.transcrime.it/).

Del resto giustamente A. Alesina e F. Giavazzi sul Corriere della Sera del 22 aprile scorso sostengono che "gli incentivi alle rinnovabili costano a famiglie ed imprese (che li pagano in bolletta) oltre 10 miliardi di euro l'anno" per concludere che " se il paese rischia il collasso e si stanno pagando rendite ingiustificate nulla può essere sacro"!

Caro Realacci,
non pensi sia finalmente arrivato il momento di considerare che tutta l'Italia è Orvieto e di rivedere considerevolmente i fondamenti di questa green economy, a partire dalla sua forma più invasiva che è l'eolico visto e considerato che in Italia (eccetto che per qualche area della Sardegna) il vento non c'è e tutto si basa sulla speculazione del conto energia? Non pensi che un'altra green economy -a servizio veramente dei cittadini- debba essere legiferata e resa possibile per un decentramento massimo e ben incentivato dell'uso delle fonti di energia, tarato sulle necessità delle comunità e non della black economy?

Noi ad Orvieto ed in Umbria una regola ce la siamo data: non vogliamo impianti di energie rinnovabili che non rispettano l'ambiente, la natura, la cultura, la salute e l'economia dei territori. Tu che ne dici? Possiamo fare una battaglia insieme su queste basi?
Ed infine una ultima considerazione, a proposito di bellezza: come si fa a presentare come primo firmatario (come hai fatto il 15 marzo scorso) una proposta di legge per la tutela (!) e la valorizzazione della bellezza del paesaggio italiano e contemporaneamente sostenere questa green economy?
Ti ringraziamo in amicizia per l'attenzione: leggeremo volentieri -ci auguriamo- tuoi nuovi pensieri, dopo il sostegno alla battaglia di Orvieto...

Vittorio Fagioli, segretario pro-tempore coordinamento regionale umbro sulle energie rinnovabili
Roberto Minervini, responsabile Accademia Kronos Umbria
Lucio Riccetti, presidente Italia Nostra , sezione di Orvieto

P.S.: Va precisato -per i tanti lettori della tua interrogazione- che "... il Duomo di Orvieto è in realtà sì un capolavoro, ma del gotico del XIII e XIV secolo, restaurato con stilemi neogotici nella seconda metà dell'Ottocento (secolo XIX)", e non già del XVI secolo.

....................

(1) ATTO CAMERA- INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00300; Primo firmatario: REALACCI ERMETE/ Ministero destinatario:
MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE
MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI
Seduta di annuncio: 10 del 29/04/2013

Pubblicato da Bruno il 04 maggio 2013 alle ore 15:24
Come mai stavolta la Tommasi di Amici della Terra non ha sottoscritto questo comunicato? Che il fronte ambientalista orvietano e regionale si sia già "spaccato" e soffra dei soliti mali: smanie di protagonismo, politiche dell'orticello proprio e talvolta conflitti d'interesse più o meno indiretti ?
Alla bella iniziativa contro l'eolico in piazza duomo, cui ho partecipato putroppo per pochi minuti, ad un certo punto ho visto una certa maretta tra gli organizzatori che avrebbero voluto evitare che dal palco intervenisse un rappresentante del comitato No Incenertiori di Terni, che poi invece pare sia intervenuto (...io nel frattempo ero dovuto andare via.)
Forse che la valle ternana, vessata da decenni di fumi e ciminiere inquinanti, non rientra in quell'Italia da tutelare di cui si parla in questo articolo ?
Saluti, Bruno.

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