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"Emergenza acqua: avevamo ragione!" Le associazioni ambientaliste chiedono una moratoria per l'attività estrattiva sull'Alfina

lunedì 22 febbraio 2010

In merito alla recente presa di posizione del TAR dell'Umbria, inerente alla questione estrattiva sull'Alfina, le associazioni ambientaliste presenti sul territorio ritengono che "la sentenza non è solo una sentenza: è anche una lezione di vita."

"Sono ormai diversi anni, - si legge in un comunicato stampa diffuso oggi, - che combattiamo per salvare l'acqua potabile dell'Alfina (ma è ancora potabile?) da interessi particolari e dall'insipienza di sindaci che trincerandosi dietro "atti dovuti" hanno consentito autorizzazioni per l'ampliamento di cave e accertamenti di giacimenti che hanno portato alla violazione dell'Altopiano. Non si sa se sono le cave, i sondaggi per gli accertamenti di giacimento, le estrazioni di gas dalle viscere della terra o altro ancora ad aver alterato il delicato equilibrio idrico dell'Alfina. Lasciamo ai tecnici la soluzione dello spinoso problema, accontentiamoci per ora di un sapere non scientifico, di chi ha sempre vissuto sul territorio e che ci dice che sono solo pochi decenni che le acque del comprensorio stanno cambiando. Sorgenti e pozzi si depauperano o si alterano, compaiono torbidità prima inesistenti e le acque cambiano sapore."

"Le sorgenti del Tristie e delle Ficonacce, - continua la nota stampa, - note da millenni e che hanno contribuito a fare la storia dell'Alfina oggi sputano fango. Presto ci sarà un "tavolo tecnico provinciale" in cui saranno approfondite cause e valutate supposizioni, ma di certo c'è sicuramente un grave e generalizzato peggioramento della qualità dell'acqua in molti areali dell'Altopiano. Ieri era l'arsenico nel pozzo di Castelgiorgio e da tempo il fango alle Ficonacce, oggi è l'alluminio a Castelviscardo a Castelgiorgio ed a Porano tanto da tenere sotto stretta sorveglianza questi pozzi fino a data da stabilirsi, ovvero a Proceno con il divieto di utilizzare l'acqua per diverse settimane, mentre l'acqua della "sorgente del Tristie", della valle di Benano, ormai cambia colore a seconda delle stagioni. Questa immensa risorsa idropotabile ha un solo difetto: è sottostante ad un appetibile strato di basalto. Chi fa il mestiere del cavatore non sta a guardare se i buchi che fa deturpano o sconvolgono l'ambiente o il paesaggio, questi, è il caso, sono solo punti di vista. Quello che vogliono è il "materiale" e, se li autorizzano, loro cavano e non sta a loro, una volta ottemperato alle prescrizioni delle autorizzazioni, preoccuparsi di altro."

"La sentenza del TAR dell'Umbria a questo proposito, - fanno sapere le associazioni ambientaliste, -  è di una chiarezza cristallina e non lascia adito ad interpretazioni. La sentenza infatti, dando ragione al Comune di Orvieto (e soprattutto all'ex sindaco Stefano Mocio) contro il ricorso della ditta Sece di Adimaro Fiaschi stabilisce che laddove ci sia una buona ragione per negare l'autorizzazione a cavare, le cave non si fanno. Hanno sbagliato quindi quei sindaci che hanno ritenuto (o ancora ritengono) un "atto dovuto" l'autorizzazione comunale all'accertamento di giacimento: primo, importantissimo passo che attiva l'iter verso l'autorizzazione a cavare. Quindi per tutelare la risorsa idrica, ma anche, aggiungiamo noi, per mantenere il paesaggio (e l'occupazione ad essa connessa con l'attività turistica e commerciale), per mantenere la qualità dell'ambiente e della vita dei residenti, per mantenere il valore degli immobili esistenti e tanto altro ancora come nel caso dell'Alfina un sindaco attento alle esigenze dei propri concittadini può e deve impedire le attività estrattive."

"Naturalmente avevamo ragione noi. Noi cittadini (e non sudditi) residenti nel comprensorio. Avevamo ragione noi non perché siamo più intelligenti dei sindaci che l'hanno pensata diversamente, ma perché è talmente assurdo, per tanti motivi, trasformare l'Altopiano dell'Alfina in un'area di estrazione mineraria che non potevamo non avere ragione. Quindi, in questo stato di cose e fintanto che il "tavolo tecnico provinciale" si esprima sulla delicata questione, il buonsenso ed il principio di precauzione invocato dalla sentenza del TAR dovrebbero spingerci a sospendere tutte le attività estrattive oggi in essere sull'intero Altopiano. Non possiamo ancora rischiare: l'Altopiano dell'Alfina, lo dicono i più qualificati geologi che lo hanno studiato, è un complesso idrogeologico così delicato che siamo probabilmente alle avvisaglie di qualcosa che potrebbe ancora peggiorare. Sarebbe molto spiacevole per tutti avere ragione di nuovo!"

Le associazioni che sottoscrivono la nota stampa:

Associazione Altra Città, Mauro Corba
Associazione Amici della Terra, Monica Tommasi
Associazione APE (per la tutela ambientale e lo sviluppo economico), Roberto Minervini
Associazione ASSAL ( per lo sviluppo sostenibile e la salvaguardia dell'Alfina), Marco Carbonara
Associazione CISA (Comitato Interregionale Salvaguardia Alfina), Vittorio Fagioli
Associazione Cittadinanzattiva, Giovanni Pietro Mencarelli
Associazione COCHIAMI (per la salvaguardia delle valli del Chiani e Migliari), Stefano Ronci
Associazione Italia Nostra, Lucio Riccetti
Associazione Proceno (per la tutela e lo sviluppo compatibile dell'Alta Tuscia), Giovanni Bisoni
Associazione WWF Italia, Filippo Belisario

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