1° Memorial di Baskin "Alberto Nannarelli", quando l'inclusione è davvero tale nasce una squadra "mista"

Opportunità, inclusione, dignità. Il Baskin rappresenta questi tre principi e la parola stessa è infatti l’unione delle parole "basket" e "inclusivo". Ogni squadra è composta da giocatori con disabilità mentali e fisiche di vari gradi, accanto ad atleti con competenze complete ed elevate di pallacanestro (equivalenti ai normodotati esperti o agonisti). Non solo le squadre devono necessariamente essere miste anche dal punto di vista del sesso e dell'età, ma gli incontri vengono disputati seguendo regole create per adattarsi ai giocatori e non viceversa come invece è consuetudine in tutti gli sport.
A Orvieto il Baskin è diventato realtà grazie all’Associazione Corrado Spatola, nata in ricordo dei lunghi anni trascorsi sui campi di basket umbri dall’orvietano prematuramente scomparso diciotto anni fa. Appena venuto a conoscenza della nuova disciplina, il presidente dell’Associazione, Andrea Spatola, ha immediatamente apprezzato l’iniziativa coinvolgendo associazioni locali, sportivi, appassionati di pallacanestro in modo da organizzare un torneo di Baskin a Orvieto. 
L’appuntamento è previsto per sabato 26 settembre presso la Scuola Secondaria di Primo Grado "Luca Signorelli" di Piazza Marconi, con una giornata dedicata al Baskin e altri sport inclusiviorganizzata nell’ambito del "Disability Pride". A partire dalle 9.30 si terrà il 1° Memorial "Alberto Nannarelli" con un convegno dedicato a "Gli impatti sociali delle politiche inclusive sviluppabili attraverso lo sport" mentre nel pomeriggio, dalle 15, verrà dato spazio al Torneo di Baskin.
Ricordare l’ingegnere orvietano Alberto Nannarelli significa parlare dello scienziato, ma soprattutto della persona. Di un uomo curioso, generoso, rigoroso e semplice, capace di costruire rapporti profondi con gli studenti, i colleghi, gli amici e, prima di tutto, con la sua famiglia. Le due figlie, la moglie, i genitori, la sorella e i nipoti rappresentavano quel legame con gli affetti e con le proprie radici che Alberto ha sempre portato con sé anche nei molti anni vissuti all’estero. E quelle radici avevano un nome preciso: Orvieto.
Nato a Orvieto nel 1963, dopo la laurea in Ingegneria elettronica alla Sapienza di Roma si trasferì negli Stati Uniti, alla University of California, Irvine, dove conseguì prima il Master e poi il dottorato in Electrical and Computer Engineering. Dopo il dottorato tornò a Roma, dove dal 1999 al 2003 lavorò come ricercatore post-doc all’Università di Roma Tor Vergata per poi arrivare alla Technical University of Denmark, a Lyngby, dove avrebbe trascorso vent’anni. La sua ricerca professionale si basava su un lavoro tecnico e sofisticato, ma l’idea di fondo era sorprendentemente semplice: permettere all’A.I. di fare sempre più cose senza consumare quantità sempre maggiori di energia.
Per decenni non si è limitato a partecipare alle attività scientifiche ma contribuì concretamente a organizzarle e a farle crescere. Fu Co-Program Chair nel 2013, General Chair nel 2021 e membro dello Steering Committee per molti anni. Si occupò anche di aspetti organizzativi e della gestione del sito del Symposium. Un lavoro spesso invisibile, ma fondamentale, quello di mettere in contatto ricercatori di Paesi diversi, organizzare incontri, leggere e valutare il lavoro degli altri, creare occasioni perché nuove idee potessero nascere. Tutto ciò era possibile perché la priorità, per Alberto, non era la propria ricerca convinto che solo un lavoro della comunità rende possibile raggiungere alti risultati.
In Danimarca ha lavorato con studenti e ricercatori provenienti da tutto il mondo costruendo una piccola comunità di italiani che, lontani da casa, trovavano anche in lui un punto di riferimento. Alberto non era soltanto ‘il professore’ ma una persona che amava la vita e lo sport. Il ciclismo, l’arrampicata, il basket erano una parte importante di lui non semplicemente attività da praticare nel tempo libero: erano passione, energia, sfida, natura e soprattutto un modo per stare insieme agli altri.
Il basket, in particolare, lo accompagnò anche negli anni danesi e, ogni volta che tornava a Orvieto, quando poteva, andava a giocare. Nel 2012 il suo nome comparve nel torneo dei Quartieri di Orvieto, tra i giocatori della categoria Over 50. Era un modo di mantenere il filo con Orvieto: tornare, incontrare persone, giocare, ritrovare quella parte di sé che non aveva mai lasciato.
Negli ultimi anni si era appassionato anche al Baskim e da questo nasce la volontà dell’Associazione Corrado Spatola di ricordarlo con il 1° Memorial "Alberto Nannarelli". La famiglia di Alberto ha immediatamente accolto la proposta del presidente Andrea Spatola ringraziando di cuore l’Associazione Spatola per la volontà di creare un ricordo così sentito e vivo. Le sue due figlie e la moglie. La famiglia d’origine. Gli studenti. Gli amici. Gli italiani incontrati a Lyngby. I ricercatori arrivati da ogni parte del mondo. I colleghi dell’Arith. Le persone incontrate attraverso lo sport. Alberto non si limitava a esserci: creava legami.
Abbracciare la disciplina del Baskin è stato immediato e naturale: dove c’era la partecipazione, l’unione, il tirar fuori il meglio da uno studente, lì c’era Alberto. Il gruppo. La ‘squadra’. La rete di persone. La partecipazione. La disponibilità. L’inclusione. I principi base del Baskin! Quale sport più idoneo per ricordare i principi sui quali si è basata la sua vita? Più ancora dello scienziato, rimane la persona che la parola inclusione l’ha messa in pratica ogni giorno, in ogni ambito della propria vita.
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