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Il Panathlon non smette di "fare squadra" per diffondere cultura ed etica sportiva

sabato 19 settembre 2020
di Roberto Pace
Il Panathlon non smette di "fare squadra" per diffondere cultura ed etica sportiva

Il Panathlon Club di Orvieto si riprende la vita partendo da "La Penisola", sul Lago di Corbara. La voglia di fare è tanta, l’ex presidente, Rita Custodi, oggi governatore dell’Area umbra, passa ufficialmente il testimone alla sorella Lucia, che indica l’indirizzo sul quale muoverà il club durante il suo mandato.

Sceglie quali primi ospiti, Gino Goti, giornalista-scrittore-attore-regista-radiotelecronista e molto di più, con Paolo Cotigni, l’orvietano che ha conquistato l’Himalaya in mountain bike. Non manca l’accompagnamento musicale, impersonato da Martina Maggi con la sua voce stupenda, accompagnata dalla chitarra di Andrea Vincenti, ugualmente eccellente, come pure la voce di Federico Fabiani, nel declamare, in maniera espressiva, alcune poesie, scritte da Gino Goti, versione poeta.

Non potevano mancare i presidenti dei club più vicini, Claudio Menichelli e Benito Montesi (Clitunno e Terni), a conferma di come il Panathlon voglia continuare a "fare squadra" per la diffusione della cultura e dell’etica sportiva. Nell’indirizzo di saluto, Lucia Custodi, ha ricordato le due conviviali virtuali, nel periodo di lockdown, che hanno raccolto ampi consensi, oltre ad altre iniziative di solidarietà, tra cui la donazione di un sanificatore alla Protezione Civile di Orvieto. Ha salutato Toni Concina, amico e, da sempre, sostenitore del Panathlon, ringraziato Carlo Moscatelli, assessore allo Sport, che rappresentava l’Amministrazione Comunale.

Moscatelli, nel rispondere, ha confermato come, un’unione che vada oltre le barriere e l’applicazione costante delle regole imposte dal momento, siano il migliore sostegno per uscire più forti dall’attuale situazione. Gino Goti, com’è nel suo stile, non si è fatto pregare, raccontando aneddoti della sua lunga carriera, proiettando documenti mediali da lui stesso prodotti, intervistando Paolo Cotigni, nel ricordo della sua passione per la bici. E Paolo, ciclista amatoriale per passione dopo i discreti successi nel calcio, vincendo la sua naturale timidezza, ha condotto, idealmente, i presenti, nelle sue performance in giro per il mondo, attraverso luoghi e gente con scarsa visibilità sui media ma ricchi di storia, cultura, amore per il prossimo.

Non potrà dimenticare l’accoglienza ricevuta dalla popolazione indiana che vive ai confini con il Pakistan, a oltre 5000 metri su livello del mare, pronta a condividere pasti già scarsi, ad offrire ospitalità sotto le tende, come i volti, pieni di luce e speranza di tanti bambini meravigliosi. La sua trasferta, dopo quella mongola, doveva servire a portarlo più vicino possibile al cielo, per un abbraccio virtuale al figlio, mancato prematuramente e all’amico Matteo Gianlorenzi, perito nel terremoto di Amatrice, con la compagna Barbara.

"Affiggere le bandierine con le loro foto, da quello spicchio di mondo, mi ha fatto provare un’emozione, impossibile da raccontare” da far passare, in second’ordine il successo sportivo, che c’è stato comunque, propiziato, a suo dire “dai suoi due angeli”. In quella esperienza sportiva il macellaio di Ciconia si aggiudicò quattro delle sei tappe, corse su un percorso di 530 chiloemtri: ”Però eravamo soltanto in quindici – afferma con innata modestia”.