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Fine vita, la proposta di legge "Liberi subito" è ferma da oltre un anno

lunedì 12 ottobre 2026

A oltre un anno dal deposito della proposta di legge di iniziativa popolare “Liberi Subito” in materia di “suicidio assistito”, sostenuta da 4.801 firme di cittadine e cittadini umbri, il testo non è ancora arrivato alla discussione dell'Assemblea legislativa regionale, nonostante una disposizione di legge che impone la calendarizzazione entro sei mesi. Per questo, lunedì 12 ottobre, Stefano Massoli, marito di Laura Santi, insieme a Mario Bolli, Lorenzo Biancalana, Maria Sole Giardini, Andrea Schiazzano e Alice Spaccini, primi presentatori e delegati del Comitato promotore “Liberi Subito”, hanno inviato una lettera formale a tutti i consiglieri e le consigliere regionali dell'Umbria, chiedendo l'immediata iscrizione della proposta all'ordine del giorno dell'Aula, nella prossima seduta utile, prevista per il 22 ottobre 2026. In assenza di risposte, i delegati annunciano che richiederanno formalmente l'applicazione della legge, e valuteranno gli ulteriori strumenti di tutela per ottenere il rispetto delle garanzie riconosciute dalla legge alle iniziative popolari.

La proposta di legge regionale di iniziativa popolare, promossa dall'Associazione Luca Coscioni,  è stata depositata il 17 settembre 2025 e dichiarata ammissibile dall’Ufficio di Presidenza il 27 novembre. Assegnata alla III Commissione consiliare permanente, è stata oggetto di audizioni dei presentatori a partire dalla primavera del 2026 e a settembre anche di esperti, senza tuttavia arrivare alla discussione e al voto in Consiglio. Eppure la legge regionale n. 14 del 2010 stabilisce espressamente che, trascorsi sei mesi dalla presentazione di una proposta di iniziativa popolare senza che il Consiglio si sia pronunciato, il testo debba essere iscritto al primo punto dell'ordine del giorno della prima seduta utile, con precedenza su ogni altro argomento. Quel termine è scaduto il 17 marzo 2026. Da allora sono trascorsi quasi sette mesi senza che sia stata rispettata questa disposizione.

Dichiarano Filomena Gallo, segretaria nazionale dell'Associazione Luca Coscioni, e Marco Cappato, Tesoriere dell'Associazione: “La politica può votare a favore o contro, ma non può impedire che una proposta di iniziativa popolare venga discussa. Ora sono le istituzioni a dover rispettare la legge. Le sentenze della Corte costituzionale, sulle leggi di Toscana e Sardegna, hanno confermato che le Regioni possono disciplinare gli aspetti organizzativi e procedurali dell'aiuto medico alla morte volontaria. Non ci sono dunque ragioni per sottrarsi al confronto. Questa proposta raccoglie anche l'eredità della battaglia di Laura Santi, che dall'Umbria ha trasformato la propria sofferenza in un impegno civile per i diritti di tutti. Il 22 ottobre il Consiglio regionale ha il dovere di discutere la proposta e assumersi la responsabilità di decidere. Se continuerà a ignorarla, attiveremo ogni strumento giuridico per ottenere il rispetto della legge. L'obiettivo è impedire che un diritto già riconosciuto dalla Corte costituzionale venga ostacolato da ritardi, incertezze e disuguaglianze nell'accesso ai servizi sanitari”.

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