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"Il futuro di Orvieto", un nuovo libro

lunedì 21 settembre 2026

È già disponibile su Amazon il mio nuovo libro "Il futuro di Orvieto", al prezzo di 11,99 euro. Per individuarlo è sufficiente cliccare "Il futuro di Orvieto" su "Cerca" nel sito di Amazon. L’intero ricavato che mi verrà inviato da Amazon, pari 2,95 euro a copia (infatti il restante importo è costituito dalle spese di stampa richieste da Amazon) lo donerò a Save the Children Italia. Quindi acquistare il mio libro servirà anche a sostenere economicamente un’associazione che svolge delle attività molto importanti a favore delle bambine e dei bambini, in Italia e nel mondo. Per informazioni si può inviare una mail a paoloborrrello57@gmail.com 

Ritengo opportuno, a questo punto, riportare integralmente l’introduzione del mio libro.

Mi occuperò del futuro di Orvieto.

Vasto programma?

Può essere.

Certo non è facile analizzare il futuro di ogni territorio, sia esso comunale, nazionale o europeo.

Ma è necessario provare a farlo.

Infatti, immaginare quale potrebbe essere il futuro, in questo caso del comune di Orvieto, e quale potrebbe essere, soprattutto, un futuro migliore di quello possibile, non è certo un impegno facile. Tutt’altro.

Ma è necessario provarci se non si vuole procedere esclusivamente, da parte di un’intera comunità, non solo da parte delle istituzioni e delle associazioni ma da parte di tutti i cittadini, in un’azione rivolta a considerare e ad affrontare esclusivamente i problemi quotidiani.

I problemi quotidiani, e gli interventi rivolti ad affrontarli, non possono essere trascurati.

Ma se non è chiara quale visione futura si ha del proprio agire, il che presuppone conoscere quali siano i problemi strutturali che, difficilmente, sono risolvibili nel breve periodo, si procede “a tentoni”, con il rischio che nemmeno i problemi quotidiani possano essere risolti.

Spesso è la politica che non ha una visione del futuro del territorio dove opera.

Ma non è solo la politica a compiere questo errore.

Lo compiono anche le associazioni imprenditoriali, i sindacati dei lavoratori dipendenti, le associazioni di diversa natura, i singoli cittadini.

E questo errore, ovviamente, non riguarda solo un singolo comune, non solo una singola regione, ma anche l’Italia nel suo complesso e l’Europa.

Certo i cambiamenti, in vari settori, attualmente si verificano con una velocità talvolta rapidissima (si possono considerare ad esempio gli effetti che potrà produrre l’intelligenza artificiale anche nel breve periodo).

Ma, nonostante questo, non si dovrebbe evitare di elaborare, quanto meno, delle ipotesi sul futuro, possibile ed auspicabile, di un determinato territorio.

E, ripeto, questo dovrebbe avvenire anche relativamente a territori ben più ampi, di quello del comune di Orvieto, ad esempio l’Europa.

Non a caso citerò, nel penultimo capitolo, alcune parti del cosiddetto rapporto Draghi “Il futuro della competitività europea”, che interessano l’Europa ma sono valide anche per l’Italia e, perché no, per Orvieto.

Ricordo che Mario Draghi, già presidente della Banca d’Italia, della Bce e del Consiglio dei Ministri italiano, su incarico della Commissione europea, ha redatto nel 2024 un rapporto sulla competitività europea, nel quale analizza le cause del rallentamento economico dell’Unione europea e propone una strategia per rilanciare crescita, produttività e innovazione.

E citerò, in altri capitoli, anche le valutazioni di economisti e di studiosi di altre discipline, soprattutto relative all’Italia nel suo complesso, riguardo ad altri argomenti, che hanno validità anche per Orvieto. 

Il motivo è sempre lo stesso: i problemi di Orvieto per essere compresi fino in fondo occorre esaminarli analizzando anche quelli che si verificano a livello nazionale. La comunità orvietana è una piccola comunità, inserita a pieno titolo in Umbria, in Italia e in Europa. E, per analizzare approfonditamente i suoi problemi e per individuare le possibili soluzioni, non si può prescindere dal ritenerla una piccola parte dei territori, molto più ampi, appena citati.

Le parti in cui si affronteranno tematiche italiane o europee saranno scritte in corsivo, ma non per questo devono essere “saltate” dal lettore. Sono una componente essenziale del libro.

Il rapporto Draghi delinea anche quale può essere un futuro economico migliore per l’Europa e cosa fare per ottenerlo.

Io, molto più modestamente, mi interesserò del futuro economico e sociale di Orvieto.

E perché del futuro economico e sociale e non anche di quello di altri settori della società orvietana?

Non solo perché, negli studi e nelle mie attività lavorative, mi sono sempre occupato di temi economici e continuo a farlo anche adesso che, come si dice usualmente, mi sono ritirato dal lavoro.

Ma soprattutto perché credo che se migliorerà il futuro economico e demografico di Orvieto rispetto alla situazione attuale, per la verità piuttosto preoccupante, si potranno manifestare effetti positivi su diversi altri settori della società orvietana.

Inoltre, occuparsi del futuro economico e sociale di Orvieto significherebbe anche interessarsi dei giovani, mentre le componenti della popolazione più vecchie sono più attratte, inevitabilmente, dai problemi quotidiani, non da quelli futuri, pur se dovrebbero farlo perché anche loro hanno figli e nipoti.

E probabilmente una delle cause del fatto che ci si occupa molto poco di cosa fare per avere un futuro migliore è rappresentata dalla progressiva riduzione della componente giovanile della popolazione che si registra in ogni territorio e quindi anche ad Orvieto.

Come si articolerà il libro, quindi.

Innanzitutto, esaminerò la situazione attuale, il presente.

Infatti se la situazione attuale fosse ottimale, ci sarebbe poco da preoccuparsi del futuro, mi sembra evidente.

Ma non credo che la situazione attuale non presenti problemi anche importanti, anche se non intendo assolutamente fare del catastrofismo.

Poi, esaminerò il passato, o meglio le cause dei problemi più importanti di oggi che risalgono anche a ciò che è avvenuto in passato. E senza conoscere le cause dei problemi odierni diventa difficile individuare gli interventi per risolverli, da attuare non solo nel breve periodo ma soprattutto nel medio-lungo periodo, orizzonte temporale da tenere in considerazione se i problemi hanno una natura strutturale.

Successivamente, analizzerò quale futuro ci potrebbe attendere se non si affrontassero i problemi strutturali di maggiore rilievo e quale, invece, potrebbe essere un futuro migliore per la comunità orvietana.

Spero che non vi annoierete…

E considerate che volutamente ho deciso di attribuire al libro una finalità divulgativa, soprattutto perché i temi economici in genere non sono ben conosciuti e analisi più raffinate sarebbero state, oggettivamente, meno comprensibili.

Mi sembra doveroso, a questo punto, precisare cosa si intende per breve, medio e lungo periodo.

Generalmente per breve periodo si intende un orizzonte temporale che non supera 1’anno, per medio periodo tra 1 e 5 anni e per lungo periodo oltre 5 anni.

Paolo Borrello

 

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