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"Dobbiamo alzare il capo e guardare avanti. Maria assunta in Cielo venga in aiuto alla nostra debolezza"

lunedì 17 agosto 2026

Di seguito l'omelia di monsignor Gualtiero Sigismondi, vescovo della Diocesi di Orvieto-Todi, tenuta nel Duomo di Orvieto in occasione della solennità dell'Assunzione della Beata Vergine Maria:

La Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, così sentita da tutti noi, è un segno delle radici cristiane che ci caratterizzano. Questa venerata Immagine, che durante l’anno custodisco come tesoro prezioso nella mia cappella, torni a parlarci con la forza di un tempo, quando chi ce ne ha trasmessa la devozione si affidava all’intercessione della Vergine con radicale sincerità. Abbiamo tutti in Dio un porto sicuro e in Maria un faro luminoso di speranza.

Davanti a Elisabetta che la saluta come Madre di Dio, Maria – scrive Leone XIV nell’enciclica Magnifica humanitas – “esplode in un inno di lode e di gioia: la sua anima magnifica il Signore e il suo spirito esulta in Dio suo Salvatore, perché Egli ha scelto per il suo disegno di salvezza una ragazza giovane, povera, piccola”. La Vergine – aggiunge il Santo Padre – diventa “poetessa e profetessa della redenzione”, perché dalle sue labbra sgorga “l’inno più forte e innovatore che sia mai stato pronunciato, il Magnificat”.

Il Cantico di Maria risuona sulle labbra di Colei che in corpo e anima è assunta nella gloria del cielo. In Lei risplende quella “magnifica humanitas” che “ci è stata donata e mostrata nella sua pienezza in Cristo”. In Lei, “nuova Eva” trova compimento, alla destra del Figlio suo, quanto osserva il Santo Padre nella sua prima enciclica: “La vera realizzazione non nasce dalla rimozione della fragilità, ma da una crescita armoniosa: là dove libertà e responsabilità si intrecciano”. Maria è, per così dire, un misterioso intreccio di grazia e libertà: la sua disarmante umiltà è lo specchio della sua “magnifica umanità”, la quale come è stata preservata “da ogni macchia di peccato originale” così non ha conosciuto “la corruzione del sepolcro”.

L’Immacolata Vergine Maria, “innalzata alla sublime dignità di madre” e “coronata di gloria incomparabile”, ci invita “a vivere in questo mondo costantemente rivolti ai beni eterni”. E noi dove siamo rivolti? Quali “rotte” seguono i nostri occhi? Su quali “frequenze” è sintonizzato il nostro cuore? A quali “reti” è legata la nostra mente? Lungo quali sentieri i nostri piedi lasciano le loro impronte? “Senza l’orizzonte della meta ogni obiettivo umano resta fragile e incompleto”. Rivolti o addirittura riversi sui beni terreni, forse neppure ci rendiamo conto che, “risorti con Cristo”, siamo chiamati “a cercare le cose di lassù” e “a rivolgere il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra” (Col 3,1-2).

Resta sempre puntuale e impietosa la diagnosi compiuta da Osea: “Il mio popolo è duro a convertirsi: chiamato a guardare in alto, nessuno sa sollevare lo sguardo” (Os 11,7). Fratelli e sorelle carissimi, dobbiamo alzare il capo e guardare avanti. Papa Leone ci avverte che “una vita senza Cristo è una vita senza grazia”. La santa Madre di Dio, assunta in cielo, venga in aiuto alla nostra debolezza; a Lei rivolgiamo lo sguardo e la preghiera affinché ci ottenga dal Figlio suo di “usare saggiamente dei beni terreni nella continua ricerca dei beni eterni”.

 

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