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"Infinti Mondi. La tecnocrazia digitale, il lavoro e le vie di uscita" fa centro

mercoledì 6 maggio 2026

Ha fatto centro alla Casa del Popolo di Parrano l'annunciato seminario "Infiniti Mondi. La tecnocrazia digitale, il lavoro e le vie di uscita", promosso da Rosse Rosse e Net Left con il patrocinio del Comune iniziato sabato 2 maggio, con gli interventi di Bellucci e Finelli, e terminato domenica 3 maggio con quelli di interventi di Rao, Maringiò e Giacchè. L'evento, al quale hanno anno partecipato esperti, ricercatori, professori e giovani, è stato immaginato come momento di riflessione collettiva intergenerazionale sulla fase storica contemporanea. Tra i relatori, oltre a quelli già citati, anche Fiormonte, Costantini, Abbate, Marini e Corvo. Di seguito un primo bilancio e alcune valutazioni:

La giornata di sabato 2 maggio è stata intensa e si è conclusa con un'amichevole chiacchierata con gli amici Luciano Neri, Roberto Conticelli e Vincenzo Sparagna su "Ciò che resta del Comunismo nel tempo della destra al potere". Vincenzo Sparagna ci ha invitato a Frigolandia: punto di coagulo di intellettuali e artisti (Frigolandia: Sostanza di Cose Sperate?).

La giornata ha visto un alternarsi tra chi sostiene una possibile integrazione dell'IA nella vita associata, ad esempio come motore per lo sviluppo dei piccoli comuni, e chi invece afferma che essa sia la Frontiera Finale dello sfruttamento padronale (da Foucault alla governamentalità algoritmica).

Il Plusvalore dell'Algoritmo è il titolo che avevamo immaginato — un titolo con delle implicazioni politiche non neutre. Sia che vogliamo usare le nuove tecnologie digitali e algoritmiche a nostro favore per dei progetti di sviluppo, sia che esse vengano identificate come il nemico, c'è necessità di comprenderne l'essenza e il funzionamento. Come scriveva Panzieri nei Quaderni Rossi, serve entrare dentro i processi produttivi e di valorizzazione del Capitale, siano essi tradizionali, della catena di montaggio, della Società dello Spettacolo (Debord 1962), informatici, ecc.

L'accelerazione tecnologica dal 1945 ha trasformato le forme di vita sussumendole ricorsivamente. Se prendiamo i paesi occidentali, il processo che vediamo è prima la "fine" del lavoro contadino e poi, a circa venti anni di distanza, la "fine" del fordismo: una innovazione che trasforma gli spazi urbani, le forme di vita e la temporalità. Non è forse nelle nuove frontiere tecnologiche che dobbiamo cercare le ragioni profonde che portano al riarmo e alla crisi del diritto internazionale, la fine di un ordine che durava da 80 anni?

Pasolini osservava come negli anni '50 la modernizzazione forzata, fatta con i soldi del Piano Marshall, eliminasse forme di vita e di conseguenza diversità culturali. Gli odori nelle capanne erano non un segno di degrado, ma di rapporto con la Terra. Nel '68 ritroviamo in alcune rivendicazioni questo spirito. L'alienazione dalla Terra provoca degli squilibri che non possono essere ignorati; per fortuna in quegli anni si assiste a un clima culturale, artistico e musicale che alimenta un circolo virtuoso, che rafforza e diffonde le lotte sociali: una spinta irresistibile che crea trasformazioni e conquiste durature.

Purtroppo a quella fase ne seguì una in cui il disciplinamento, messo a dura prova dalle spinte anti-autoritarie, viene sostituito da dispositivi di controllo, spesso orizzontali, altrettanto pervasivi. Il tema che volevamo mettere in evidenza con il titolo "Il Plusvalore dell'Algoritmo" è che il Capitale si è enormemente rafforzato grazie alla rivoluzione prima informatica e poi digitale. Senza entrare troppo nel dettaglio, possiamo affermare che il cyber-spazio sta sussumendo progressivamente le nostre coscienze ed erodendo le forme di vita. Esso vince sul terreno della Potenza che è riuscito ad accumulare ed inglobare in sé. Gli squilibri sociali e ambientali che l'attuale modello provoca sono a tutti gli effetti insostenibili: le conseguenze ed i danni incalcolabili.

Si è detto nelle lezioni organizzate a Roma dal Dott. Bellucci a Palazzo Falletti che tra il 1955 (Conferenza di Bandung) e il 1981 (Conferenza di Cancún) assistiamo a un trentennio d'oro, di speranza: sia sul versante della decolonizzazione che sulle conquiste di diritti sociali (pensiamo alle 150 ore in Italia, simbolo di tante cose). La Rivoluzione Mondiale del 1968 è uno spartiacque della seconda metà del '900, apice ascendente del movimento di Liberazione Mondiale. Sentimento comune che verrà, purtroppo, assorbito nella Globalizzazione del Capitale che, come scrive bene Baudrillard, crea globalizzazione del Mercato senza universalizzare i diritti (si veda a proposito Diario della controrivoluzione di P. Virno).

Tra il 1981 e il 2008 l'abbiamo definita l'era della cupidigia: a Cancún, Reagan taglia i fondi per la cooperazione internazionale affermando che "l'America deve pensare a se stessa". Con gli aiuti al Terzo Mondo finisce anche lo Stato Sociale, che verrà gradualmente smantellato nell'era delle privatizzazioni; data di riferimento è il 1992 ed il Patto di Maastricht per il Vecchio Continente. Stato sociale e servizi essenziali vengono negati per contenere la crescita del debito: l'astratto prevale sul concreto. Il neoliberismo crea una "gleba-lizzazione" cioè, come anticipava Guattari, ampi strati della popolazione mondiale subiscono un processo di impoverimento, una proletarizzazione della classe media.

In Occidente le lotte sociali avevano creato le condizioni di possibilità per una scala valoriale che non fosse apertamente a sostegno dei padroni. Il patto che reggeva quel mondo lontano, che rispetto ad oggi ci pare arcaico (pre-svolta neoliberista), era il non mettere sempre il profitto al primo posto. L'educazione e la salute erano zone franche; non tutto il reale era riconducibile a uno schema; non tutto poteva venire messo a profitto; esisteva una sacralità della vita non contrattabile.

Riprendiamo alcune parti dell'articolo a pagina 21 de Le Monde Diplomatique numero 4, anno XXXIII, aprile 2026, tradotto da Il Manifesto:

Enclave Mondana
Questa aggregazione di simili, che vivono nelle alte sfere, è tipica dell'opulenza. La ricchezza di ciascuno rafforza quella di tutti gli altri, secondo un funzionamento isolato che esclude qualsiasi "sgocciolamento" verso le classi medie e popolari. L'affare Epstein, lungi dall'essere un semplice fatto di cronaca, rende visibile la meccanica di un mondo sociale abitualmente protetto da numerosi segreti: fiscali, bancari, della difesa, o ancora, il più recente, il "segreto degli affari".

"Per vivere felici viviamo nascosti", ci è stato spesso ripetuto durante le nostre inchieste sulla grande borghesia. La vita al riparo da sguardi indiscreti alimenta un senso di impunità tra questi miliardari ai quali il sistema capitalistico offre una libertà quasi totale, in particolare quella di appropriarsi delle forme di vita per fini di profitto e di piacere. Ricordiamo che dall'arrivo all'Eliseo nel 2017 di Macron, ex socio della banca Rothschild, il patrimonio cumulativo dei miliardari francesi è raddoppiato, per arrivare oggi a 220 miliardi di euro detenuti da 38 persone: l'equivalente di diecimila insegnanti remunerati per quasi 400 anni.

Anziché un'anomalia, il caso Epstein appare come il prodotto logico di un sistema di dominio e sfruttamento insito nel capitalismo globalizzato. Anche se colpisce per la sua portata e la brutalità dei crimini rivelati, non si tratta di un caso isolato. La storia recente delle élite economiche e politiche è segnata da scandali nei quali si mescolano denaro, potere e violenza sessuale. Le azioni illegali della oligarchia vengono talvolta rivelate a colpi di "Offshore Leaks", "LuxLeaks", "SwissLeaks", o ancora "Panama Papers". Ma un caso ne sostituisce un altro, sorprendentemente simile, senza che vengano messi in relazione. Come nella poesia di Robert Desnos (Il Pellicano di Jonathan). Per evitare che alcuni si mettano ai fornelli, i potenti si stringono attorno a quella che Pierre Bourdieu chiamava un'"orchestrazione senza direttore d'orchestra".

Questi archivi (Epstein) evidenziano una socialità che attraversa gli ambienti politici, finanziari, scientifici e culturali di diversi continenti. Ad esempio, Epstein deve il suo ingresso nella Commissione Trilaterale ai favori del magnate del petrolio David Rockefeller negli anni 1990, secondo quanto afferma in una conversazione con Steve Bannon, ex consigliere di Donald Trump. Questa organizzazione privata nel 1975, due anni dopo la sua creazione, denunciava gli "eccessi della democrazia" dei quali sarebbero state espressione le manifestazioni di contestazione tipiche dell'epoca.

Quest'universo chiuso si basa su un sistema di selezione sociale in cui i ricchi scelgono chi sia degno di "far parte". L'essenziale non è tanto lo scambio di servizi, il dono e il contro-dono, quanto la certezza per ogni membro del gruppo di poter contare, in caso di necessità, sulla solidarietà di tutti gli altri. In questa visione quasi collettivista delle élite, ognuno protegge gli altri e mantiene la coesione del cerchio.

"Ai ricchi — scrive Bourdieu — il mondo sociale dà ciò che c'è di più raro: riconoscimento, considerazione, cioè semplicemente ragione di essere". Ma questo riconoscimento genera un senso di superiorità, vissuto come meritato e quindi naturale, che fa perdere il senso della misura, al punto da percepire come facoltative le regole e le leggi. Al di là delle derive individuali di un miliardario e della sua cerchia, il caso Epstein chiarisce il funzionamento di un universo sociale fondato su gruppi elitari, cooptazione e protezione reciproca. Un mondo nel quale l'estrema concentrazione di ricchezza e potere alimenta un senso di impunità.

Riprendendo il filo: l'altro punto di rottura del '900 è stato il crollo dell'Unione Sovietica (1989-1991), che ha lasciato campo libero a quel progetto di ristrutturazione capitalista iniziato già nel '75, in risposta al '68 e alla crisi dell'OPEC del '73. L'Impero, il mondo unipolare, la "Fine della Storia" ha prevalso nei delicati anni '90; la ricostruzione di V. Filippetti, che qui abbracciamo, sostiene sia stato il gap tecnologico relativo al microprocessore a porre fine all'esperienza sovietica. La rivoluzione informatica è stata il terreno decisivo perché gli USA vincessero la Guerra Fredda, così come è stata il terreno decisivo per sconfiggere la classe operaia (frammentandola in mille pezzi — Lyotard) e iniziare una stagione definita post-moderno e post-fordismo.

Nella cinematografia anni '90 assistiamo già alle mega-corporation, dove ognuno ha la propria postazione personale. Si lavora in queste grandi sale, tutti insieme ma divisi: questo anticipa il processo di alienazione urbana a cui assistiamo in seguito, in cui il piccolo Io si dissolve in una folla anonima. Gli anni '90 sono anche il momento in cui il potere diventa impersonale, non identificabile nel padrone: non c'è più il proprietario della fabbrica con cui prendersela, il potere si è spostato. La distopia ha prevalso (Matrix).

Gli apparati di telecomunicazione di massa instaurano un regime simbolico, un brusio di sottofondo omogeneo che addormenta anche più dell'eroina. Qui sposiamo molte tesi di Giulietto Chiesa. Si inizia una lotta biopolitica; la controcultura cyberpunk (ci riferiamo a M. Fisher e la sua ricostruzione) cerca ibridazioni inedite sia con la natura che con la tecnica. Il corpo come mai prima d'ora rischia di non appartenere più al soggetto, spossessato da forze collettive ed impersonali che cercano di muoverlo e controllarlo; inizia una resistenza biopolitica (Manifesto Cyborg di D. Haraway), campo di battaglia ancora non concluso oggi. Qui si apre la possibilità di opporre il "general intellect" — l'intelligenza sociale — all'Intelligenza Artificiale, alla mente digitale, al cervello alveare.

Tra il 1992 e il 2007 si crea un sistema finanziario/speculativo che lavora sul debito, fino al crack del 2008. Il 2008 costa 23.500 dollari per ognuno dei 7 miliardi di abitanti del pianeta. Dopo il 2008 la finanza, che con l'aiuto dei soldi pubblici non ne esce indebolita, inizia l'economia dei dati; il debito è ritenuto troppo rischioso, perciò si cambia strategia. Si è definito il periodo dal 2008 al 2020 come l'era dell'incertezza e quindi della paura. Il 2008 segna una rottura con l'Impero iniziato nel 1989, poiché le sue fondamenta hanno scricchiolato nel terremoto globale messo in moto dal crack finanziario. È un passo falso che apre al mondo multipolare, di cui la Repubblica Popolare Cinese è l'ariete di sfondamento. Quanto passerà prima che i BRICS creino un metodo di pagamento alternativo al sistema Swift? Il dollaro, fino alla fine di Bretton Woods, rimase legato all'oro; da Nixon in poi al petrolio; reggerà alla sfida digitale della blockchain?

Dal 2020 ad oggi ci sarebbe da dire: rivoluzioni della Generazione Z in Nepal, dove la messa al bando dei social ha scatenato una rivolta simile alla presa della Bastiglia, ma anche in Madagascar e Bangladesh. In Europa la delusione del Next Generation EU, che chiede vendetta ancora prima di essere completato. Gli USA riattivano il Piano Condor in Sud America; trovano il loro Vietnam in Medio Oriente, seguendo i criminali dell'esecutivo israeliano.

Dal punto di vista del "che fare", riteniamo opportuno rilanciare la posta in gioco. Se lasciamo che le cose prendano il loro corso senza che nessuno intervenga, esse sono destinate a peggiorare. Noi crediamo ad un ritorno all'antico significato di Politica — da Polis, ovvero Città. Abbiamo assistito negli ultimi decenni ad un accentramento di ricchezza mostruoso.

L'economia digitale è un oligopolio di giganti che controllano il Web. Da questo super-potere derivano i maggiori rischi in termini di distopia. La manipolazione e la sorveglianza di massa sono sempre più possibilità concrete e meno fantascienza. C'è bisogno di una democratizzazione della Rete, che ricordiamo nasce in chiave anarco-libertaria. Una Magna Charta del Web è la proposta di Stiegler alle Ars Industrialis. L'esempio che fece Bifo a suo tempo per spiegare cosa stesse accadendo fu: è come se a un'autostrada si iniziassero progressivamente ad aggiungere caselli e pedaggi. Come quando fu costruita l'A1: si disse che si sarebbe pagato il pedaggio solo per 20 anni per ripagare le infrastrutture, e invece lo si paga ancora oggi.

Meno di dieci giganti del web controllano forse il 40% della capitalizzazione mondiale. Assistiamo a una nuova accumulazione originaria. Insegnano gli economisti che l'accentramento di ricchezza nelle mani di pochi, oltre certe soglie, porta a un crack. Questa è l'interpretazione che ne dà l'economista indiano Ravi Batra rispetto alla crisi del 1929. La grande industria nell'800 aveva creato un regime di oligopolio, favorita da norme e leggi per la "libertà d'impresa".

Ma gli economisti neoclassici, quando facevano le loro previsioni, immaginavano un mondo ancora in "perfetta competizione" e laissez-faire, quando la realtà restituiva ben altra situazione. A questo andrebbe imputata la impreparatezza a comprendere ciò che stava accadendo prima del '29. Il crack finanziario in sé è causato dalle disuguaglianze. Combattere le disuguaglianze risulta perciò non solo un compito etico, ma conditio sine qua non per la stabilità del nostro sistema in Occidente. Lo vediamo per il fenomeno delle migrazioni di massa: se la ricchezza è concentrata in roccaforti, è inevitabile che il processo si trasformi in un assedio. A livello di ridistribuzione troviamo interessante la prospettiva del film "In Time": cosa accadrebbe se iniettassimo grandi quantità di liquidità nei "ghetti"?

L'esempio che invece riteniamo virtuoso è quello delle Società di Mutuo Soccorso. Gli operai riescono gradualmente, nel contesto inglese della Rivoluzione Industriale, a organizzare delle proprie attività economiche, sottraendo quote al Capitale. L'autorganizzazione in cooperative di consumo si trasforma ben presto in biblioteche e scuole serali, sostrato su cui germoglieranno i sindacati e i partiti socialisti di massa. Oggi sembra di trovarsi in una situazione analoga. Raccogliamo le spinte autarchiche e volte alla formazione di "Sprazzi di Comune", zone franche dentro le quali il Capitale, se possibile, non entra proprio, con l'obiettivo di costruire le prime Repubbliche Autonome.

Rimaniamo dell'idea che bisogna sferrare un attacco al cuore del potere per evitare un allineamento di fattori negativi macroscopici sul piano dell'ambiente, del rischio nucleare e della sopravvivenza della specie. Sfidare l'ordine costituito a viso aperto, mettere in discussione i presupposti dello status quo, smascherare le menzogne. Ci vuole un'organizzazione eclettica in grado di rispondere all'altezza delle sfide storiche. Corrodere le istituzioni anche dall'interno, promuovendo un'idea di Mondo Altro. La sinistra, il "campo largo" ecc., hanno già perso in partenza, non riuscendo a essere una forza generativa e rimanendo nell'ordine di amministrare ciò che già c'è.

Inoltre, se c'è autocompiacimento nell'impotenza, non c'è nulla di realmente trasformativo. La trasformazione necessita azione. Si diventa facilmente arroganti nel proprio malessere; c'è forse una dimensione consolatoria nel crogiolarsi nel dolore (vedi Lyotard, Economia libidinale). Il modo per avviare il cambiamento non può essere mentale, non può essere una masturbazione solipsistica. Ci vuole coraggio e umiltà. Serve che le persone si sentano parte di questo collettivo rivoluzionario: la generazione dei Comonauti.

La nostra società è malata; sta a noi trovare la Cura. Molto si è fatto per imboccare la via della "cura di sé" e dell'altro; in questo il movimento femminista era e resta un'avanguardia. Hanno compreso che il genocidio planetario è contro le forze riproduttive. L'alienazione odierna passa per l'iper-realtà; l'uso che facciamo degli smartphone ha un effetto psicoattivo che provoca una dipendenza da assuefazione. Con l'IA si è arrivati all'autoriproduzione delle macchine e del codice. Si arriva al punto in cui l'uomo è ridotto ad energia, funzionale all'ordine macchinico.

La paura e il senso di colpa negano la trasformazione (vedi D. Gentili, rapporto tra debito e colpa). Le persone sono diffidenti dai progetti collettivi; avvertono il mondo come ostile. La categoria specifica dei vari disturbi mentali è definita in relazione al modello socio-culturale dominante. Lo standard perbenista borghese della gestione emotiva è una delle forme di dominio sociale. A questo paradigma opponiamo l'affermazione della nevrosi come modalità unica ed irripetibile di trasformare il mondo (Deleuze). Assistiamo a una patologizzazione costante dei comportamenti fuori norma. Questo è un dispositivo non nuovo: il colonialismo si fondò su una legittimazione significante che riduceva i "selvaggi" ad animali. L'uso della Ragione per dominare la Natura è stato analizzato in Dialettica dell'Illuminismo di Adorno e Horkheimer.

Nel passaggio da psicologia dell'individuo a collettività: come dice il presidente del sindacato polizia Piemonte, se si parla di magistratura indipendente bisogna parlare anche di polizia indipendente, poiché ad oggi essa è una forza ombra che agisce per reprimere il dissenso politico. Il monopolio della forza da parte dello Stato è evidentemente antiquato se lo Stato è contro la volontà generale. In Marcuse questo sarebbe un plusvalore libidinale — una repressione aggiuntiva non necessaria.

Consapevoli di questa astrazione, come andare oltre? Pratiche di transizione post-capitalista in cui per capitalismo si intende questa Macchina Ontologico-Politica di matrice fascista, dove fascismo è, in prima battuta, prevaricazione. In un mondo dove non c'è più rispetto per la vita, serve rivoluzionare tutto.

Che fare? Partendo da queste premesse, abbiamo maturato la convinzione di proseguire queste riflessioni e una mobilitazione che coinvolga una nuova generazione di Comonauti: coloro che intendono rilanciare lo spirito e i valori della comunità dentro la rivoluzione digitale.
Collaborare, Condividere e Cooperare. I prossimi appuntamenti: incontri in tutte le città e un campeggio militante da martedì 23 a martedì 30 giugno.

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