sociale

"La storia delle Donne Resistenti fa ancora fatica a imporsi"

sabato 25 aprile 2026

Nell’ambito delle iniziative "R-Esistenze - Festa della Liberazione 2026" l'Associazione Lettori Portatili, con ANED Associazione Nazionale ex-Deportati, propone letture sulla Resistenza femminile. Di seguito l’intervento introduttivo a cura di Ambra Laurenzi, figlia e nipote di deportate politiche nel campo di Ravensbrück, antifasciste, presidente del Comitato Internazionale di Ravensbrück e consigliere nazionale ANED.

Ringrazio l’ANPI per l’organizzazione di questa celebrazione del 25 Aprile il cui significato è ogni anno più importante.

La parola Resistenza contiene molti significati, ma pensare alla Resistenza in Italia solo come la liberazione di un Paese dall’invasore nazista sarebbe limitativo. Fino al 1943 l’Italia di Mussolini era alleata del nazismo ma, dopo la firma dell’armistizio, è rimasta senza guida senza avere alle spalle i rappresentanti di un potere costituito che, se pure in esilio come è avvenuto in altri Paesi occupati, potevano guidare una lotta di Resistenza. Oltre al fondamentale supporto degli alleati, la Resistenza in Italia è nata soprattutto dalla volontà politica di uomini e donne che hanno scelto di combattere contro i repubblichini e l’invasore nazista, creando le basi per la nascita di un Paese basato sui principi democratici di libertà e di giustizia. La nostra Costituzione è lì a ricordarcelo sempre.

Tuttavia, la storia delle Donne Resistenti fa ancora fatica a imporsi, nonostante molte di loro abbiano in seguito ricoperto ruoli istituzionali. Nella difficoltà di questa Memoria troviamo i germi di quella difficile equiparazione del loro ruolo sociale che ancora oggi, purtroppo, non è affermata.

Le donne nella Resistenza non si sono solo opposte ad un nemico esterno, ma hanno dovuto combattere un’altra battaglia, sia all’interno della società dell’epoca, sia nelle relazioni con gli stessi compagni di lotta. Gli esempi sono moltissimi, ma ne cito uno molto significativo che è riportato da Lidia Menapace, partigiana, senatrice della Repubblica: 

Rientrando in bici nel tardo pomeriggio dalla Val d’Ossola dove andavo spesso come staffetta, un giovane comandante partigiano mi affiancò per un tratto di strada e mi chiese “Ma cosa dice tuo padre che sei sempre in giro da sola per le strade giorno e notte, tu che sembri una brava ragazza?” 

Mi arrabbiai molto e risposi “Mio padre è in Germania in un campo di concentramento. Può bastare per una brava ragazza?” Me ne andai di furia pedalando.

A distanza di decenni molti di questi pregiudizi non sono svaniti.

Ricorda ancora Lidia Menapace che nel Cinquantesimo del 25 Aprile, nel 1995, fu invitata insieme a Lidia Beccaria Rolfi, deportata politica, e ad una comandante partigiana, ad una trasmissione televisiva. Durante questo incontro, ben 50 anni dopo la Liberazione, la giornalista ha posto domande di questo tipo:

“Tu avevi un fidanzato in montagna?”  la risposta è immdiata  “…io avevo un ragazzo in montagna, in pianura, in collina... per quello facevo la staffetta!”

La Resistenza delle Donne è stato un enorme movimento di presa di coscienza e il nostro Paese è diventato luogo di cittadinanza consapevole anche grazie a loro. Tanto che l’articolo 3 della Costituzione sancisce il dato di fatto sull’uguaglianza di tutti i cittadini, proposto e sostenuto dalle Madri Costituenti, molte delle quali avevano combattuto... in montagna, in collina e in pianura.

Ambra Laurenzi

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