sociale

Orvieto, la droga nel cono d'ombra della città

martedì 31 marzo 2026
di Angelo Palmieri

Tra cronache, testimonianze e rimozioni, il problema chiede finalmente una parola adulta

A Orvieto la droga non si presenta come uno scandalo improvviso. Somiglia piuttosto a una presenza carsica: torna, si lascia intravedere, riemerge nei racconti e nei fatti, ma fatica ancora a diventare una questione che la città scelga davvero di assumere. Non perché la realtà non si veda, ma perché da anni compare nelle cronache, nelle segnalazioni, nelle conversazioni private, senza trasformarsi del tutto in una verità condivisa che la comunità abbia il coraggio di affrontare.

Non serve, allora, il tono scandalizzato di chi scopre oggi ciò che da tempo si muove sotto gli occhi di molti. Conviene piuttosto rimettere in fila alcuni fatti. Già nel 2017 l’operazione “Albornoz” aveva portato alla luce un giro di spaccio tra giovanissimi nell’Orvietano, individuando nei giardini della Fortezza anche uno dei luoghi di incontro e di cessione. Negli anni successivi il quadro non si è dissolto. Nel novembre 2023 la Polizia ha effettuato controlli antidroga negli istituti superiori orvietani; le cronache hanno indicato tra i luoghi interessati il liceo scientifico, l’istituto tecnico e anche il liceo artistico.

La questione, dunque, non è accertare se il fenomeno esista. Esiste. Si tratta semmai di capire perché continui a essere trattato come una presenza scomoda da contenere ai margini, come se nominarlo apertamente significasse concedergli troppo spazio. Nelle testimonianze raccolte tornano sempre gli stessi luoghi: Albornoz, via Roma in prossimità del campetto, l’area delle scuole, i bagni pubblici nei pressi del Duomo. Su alcuni punti i riscontri appaiono più solidi; su altri prevalgono segnalazioni insistenti, racconti convergenti, percezioni diffuse. Ma liquidare tutto come chiacchiera sarebbe fin troppo comodo. Una città, infatti, non è fatta soltanto di reati accertati: è fatta anche di ciò che vede, di ciò che tollera, di ciò che lentamente smette di trovare intollerabile.

Luca, 52 anni, residente in centro, nome di fantasia, lo dice senza girarci intorno: «In certe zone, dopo le otto di sera, non è vero che non si veda nulla. Il fatto è che si vede benissimo e si passa oltre, come se ormai ci fossimo convinti che debba andare così». Le parole più dure, però, arrivano spesso dai genitori. «La cosa che fa più male», dice Elena, nome di fantasia, madre di due adolescenti, «non è scoprire che la droga c’è. È capire che tanti adulti sanno, ma si comportano come se la faccenda riguardasse sempre il figlio di un altro». Ancora più netta è la voce di Martina, 18 anni, nome di fantasia: «Noi ragazzi lo sappiamo bene: qui a Orvieto la droga gira, e trovarla è molto più facile di quanto gli adulti dicano».

A questo livello la vicenda oltrepassa la cronaca dell’ordine pubblico e diventa uno specchio più severo, nel quale il mondo adulto è chiamato a misurare la propria presenza, la propria autorevolezza educativa, la propria fedeltà ai luoghi in cui le vite più giovani chiedono custodia. Sarebbe troppo comodo fermarsi all’attuale maggioranza. Qui è chiamata in causa l’intera città, con le responsabilità che ha accumulato nel tempo, dentro una penombra civile in cui troppo a lungo si è preferito intuire invece che vedere davvero. L’Osservatorio sulle dipendenze c’è, ed è giusto riconoscere il lavoro della consigliera Beatrice Casasole e la sensibilità istituzionale con cui ha accompagnato questo percorso. Ma la sua presenza, da sola, non basta a dire che la questione sia affrontata fino in fondo.

Il valore di questo strumento non risiede nella sua mera esistenza formale, ma nella capacità di offrire una lettura condivisa del fenomeno, di connettere stabilmente i soggetti educativi, sociali e istituzionali e di rendere possibile un’intercettazione precoce nei contesti più vulnerabili. Allo stesso modo, sarebbe riduttivo leggere tutto in chiave meramente securitaria: la droga intercetta fragilità relazionali, vuoti educativi e processi di normalizzazione del consumo che non si contrastano né con il solo controllo né con una generica retorica progettuale. Ciò che serve è una risposta integrata, continua e credibile. Se questo luogo di raccordo saprà sostenere tale trama territoriale, potrà assolvere pienamente al compito per cui è stato rimesso in campo. Quando una città abbassa gli occhi troppo a lungo, finisce per scambiare l’ombra per paesaggio. Ma intanto le ombre crescono. Ed è qui che la domanda si fa inaggirabile: che cosa deve ancora consumarsi perché il silenzio continui a essere difeso più dei ragazzi?

Nota della Redazione: Orvietonews, giornale online registrato presso il Tribunale di Orvieto (TR) nr. 94 del 14/12/2000, non è una bacheca pubblica. Pur mantenendo fede alla disponibilità e allo spirito di servizio che ci ha sempre contraddistinto risultando di gran lunga l’organo di informazione più seguito e letto del nostro territorio, la pubblicazione di comunicati politici, note stampa e altri contributi inviati alla redazione avviene a discrezione della direzione, che si riserva il diritto di selezionare e modificare i contenuti in base a criteri giornalistici e di rilevanza per i lettori.