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La lezione di Camorena, 77 anni dopo a Camorena l'amore vince sull'odio

mercoledì 31 marzo 2021
di Pier Giorgio Oliveti, Anpi Orvieto
La lezione di Camorena, 77 anni dopo a Camorena l'amore vince sull'odio

Ogni anno lockdown o no il 29 Marzo arriva. E ad Orvieto d'un tratto pare di vivere un tempo "sospeso", tutti sappiamo, pochi hanno voglia di parlare. Si resta in vana attesa della verità che un pezzo alla volta per la caparbietà delle famiglie affiora in superficie. Si rimane così, quasi attoniti di fronte alla quercia laggiù, al cippo sulla strada per Corbara,  l'albero che ogni volta vorrebbe urlare al mondo cosa vide quel nero pomeriggio in odor di primavera del '44... In prima fila i familiari dei sette uccisi che di buon mattino portano un fiore, in silenzio, alla spicciolata, spesso rifuggendo le cerimonie ufficiali che diligentemente le autorità cittadine ogni anno tributano ai Martiri.

Oggi sono le nipoti e i nipoti che affluiscono taciturni a Camorena, e sembrano aver compreso prima e molto più intimamente della maggior parte di noi quale tipo di dramma umano, familiare e comunitario si sia consumato qui. Non solo guerra civile, rappresaglia militare, reazione da Legge marziale, ma soprattutto tradimento, delazione, sopruso gratuito e ingiustificato,  malanimo di alcuni.  Rimuginando con sette rose rosse in mano che porto a nome dell'Anpi, non posso non pensare al significato del gesto, al rito sadico, all'odio cieco e immenso del fratello o del vicino di casa o del compagno che arriva fino alle estreme conseguenze di alzare la mano omicida.

"I fratelli hanno ucciso i fratelli", l'unica frase sibilata da padre Muto, unico testimone sul luogo del patibolo, al ritorno dal servizio sacramentale più difficile della sua vita. Difficile davvero se non impossibile per i colpevoli di cui in città da sempre si conoscono i nomi e i cognomi nascondersi dietro la "ragion di Stato"... Tre dei sette avevano 19 anni..., uno 20, uno 22: renitenti? Alla leva di quale stato? La Repubblica di Salò che nel frattempo aveva regalato l'Italia di Nordest ad Hitler, oppure il Terzo Reich?

Ulderico Stornelli aveva 38 anni e tre figli di 14, 9 e 8 anni, aveva già servito la nazione come militare in Libia dove ricevette pure una medaglia..., mentre Federico Cialfi, 65 anni, era un "post fascista" che aveva scelto di sostenere i patrioti antifascisti dopo importanti trascorsi nel sistema politico del Ventennio, già assessore e presidente della Giunta comunale di Orvieto nonché  membro della Giunta provinciale...Dopo poche settimane in Orvieto sarebbero entrate le truppe alleate foriere di libertà, parola chiave. Quella libertà che ciascuno dei sette aveva deciso di cercare, pur con storie diverse. Ma il destino fu uguale per tutti. 

"Per la famiglia Poggiani ricordare Alberto - ci dice con forza e dolcezza la nipote Ines Poggiani durante l'annunciato webinar che lunedì 29 marzo abbiamo organizzato come Anpi Terni e Orvieto con la partecipazione di Serenella Stornelli, Luciano Zara, Angelo Bitti, Mirko Pacioni (video YouTube) - significa ricordare insieme a lui gli altri Martiri di Camorena e tutti coloro che si batterono in nome degli ideali della Resistenza a difesa delle istituzioni democratiche", - e continua - "ricordare Camorena significa tenere vive le ragioni dell'antifascismo, della democrazia, del progresso, dell'uguaglianza e della convivenza civile che costituiscono anche oggi ideali preziosi da portare aventi, di cui oggi abbiamo davvero bisogno in questi tristi tempi di limitazione delle libertà, di impedimento alla partecipazione, di sofferenza individuale e sociale, di insicurezza e incertezza per il futuro.

I Sette Martiri hanno lottato per valori fondamentali a cui ciascuno deve ispirarsi, valori da difendere. Ci hanno mostrato la via, anche in questi tempi poveri di ideali e di passioni". Questo è l'insegnamento più forte fra i tanti che ci viene da Camorena: difendere i valori di convivenza civile, costi quel che costi. Da una ferita non rimarginabile, da gesti di violenza e odio colpevoli e immotivati, dalla beffa dell'ingiustizia subita nel 1947 quando la Corte d'appello di Perugia concluse il processo a carico degli assassini dei fratelli con un icastico "non doversi a procedere nei confronti di tutti i 25 imputati", oggi sono proprio i familiari di terza generazione ad indicarci col loro impegno civile la lezione di Camorena.